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Della
biografia di Evgeni Koroliov colpisce subito un dettaglio:
ha ricevuto lezioni da Heinrich Neuhaus e Maria Judina
gratuitamente. Pare che lui stesso abbia scelto di citare questo
fatto in segno di gratitudine perenne. È il distintivo importante
di una persona che non rinnega la miseria, ma la nobilita e pensa
alla musica lontano da intrighi di mercato.
Infatti la sua carriera non è propriamente quella di una
star, ma di un professore della Scuola Superiore di Musica di Amburgo
poco più che cinquantenne, felicemente coniugato con una
collega musicista sua partner in duo, che dal 1968 al 1985 più
o meno ogni lustro vince un concorso pianistico importante: il "Bach"
di Lipsia, il "Van Cliburn", il Gran Prix "Clara
Haskil", il "Bach" di Toronto. Sono tappe che iniettano
linfa vitale alla carriera concertistica, costellata d'appuntamenti
in tutta Europa e nel Nord America.
Tuttavia c'è una particolarità da marcare: come il
ceramista cesella lo stesso tipo di vaso per un'intera vita alla
ricerca della forma perfetta, sembra che questo interprete sia
indissolubilmente legato a un solo autore, Johann Sebastian
Bach, con il quale ha contratto una sorta di sposalizio mistico
che rende quasi indispensabili l'uno all'altro. Sentirete, nei preludi
bachiani, il pianista avvolgere molte note nel tempo con sottili
pennellate di colore solo per opera di un'accorta diteggiatura e
il bilanciamento della mano, senza facili artifici; lo sorprenderete
ad accennare infimi ritardi per sollevare le note con leggerezza
senza gigionerie. Non tradirà le vostre aspettative perdendo
d'espressività nei momenti di alacrità digitale: tra
catene d'arpeggi e contrappunti raggomitolati, tutto scorrerà
senza durezze o inutili schiamazzi. Un equilibrio di poesia e rigore
è il terreno di unione perfetta tra compositore e interprete,
tra scrittura e mano, che salva da noia e solitudine come un romanzo
infinito. Per questo Ligeti porterebbe su un'isola deserta
un disco di Koroliov che suona il Clavicembalo ben temperato, per
avere di che bere e mangiare fino all'ultimo respiro. Tutti noi,
che dimoriamo già nella nostra isola spoglia, abbiamo vitale
bisogno di questo cibo e di quest'acqua. (g.n.)
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