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Domanda:
"Lei va all'opera?". Risposta: "No. Ascolto
il traffico. Abito sulla Sixth Avenue, a New York, ed è
una strada molto rumorosa. È la mia musica [
]. Il traffico
mi ispira, per il modo in cui i suoni più diversi stanno
insieme. È lo stesso modo in cui i cantanti cantano insieme".
Parole di John Cage. E allora provate a immaginarvi come
dev'essere un'opera scritta da lui. Se pensate a una irreversibile
negazione del melodramma comunque vi sbagliate. È semplicemente
un collage di pezzi d'opera. Potrebbe sembrare un caos totale, ma
in realtà il disordine è organizzato nei minimi dettagli,
secondo uno dei suoi motti più celebri: "Essere intenzionalmente
privi di intenzione".
Cage ne ha scritte cinque di opere e il loro titolo è la
contrazione dei termini "Europa" e "opera",
ovvero Europeras: le prime quattro sono accoppiate, l'ultima,
ideata nel 1991, è autonoma e prevede cinque esecutori più
il regista. Europera 5 potrebbe incarnare il colmo per un compositore:
scrivere la partitura di un'opera senza nemmeno una nota. Ed è
proprio così: aperto il voluminoso involucro giunto dall'editore
newyorkese ci siamo trovati fra le mani una videocassetta, una cassetta
dat, due floppy disk, un fascicolo e sei fogli volanti ciascuno
con su scritti elenchi numerici e durate.
Secondo le indicazioni di Cage occorrono due voci, una maschile
l'altra femminile, delle quali una sceglie l'altra, che dev'essere
con lei compatibile musicalmente e emozionalmente. Ognuno degli
interpreti vocali canta cinque arie a scelta dal repertorio operistico,
da Gluck a Puccini. Un pianista li "accompagna" suonando
parafrasi operistiche tipo quelle di Liszt. Alle volte suona in
modo tradizionale, altre in quello che Cage definisce shadow
playing, "come un uccellino che saltella sulle sue zampette",
toccando talvolta il suolo - i tasti - altrimenti sfiorandoli appena
o non suonandoli affatto. È previsto anche un suonatore di
victrola, un fonografo gracchiante che propone sei incisioni storiche,
mentre al tecnico del suono tocca il compito di accendere e spegnere
una radio e un televisore sintonizzati su stazioni a caso e di mandare
la cassetta dat chiamata Truckera, un centone di frammenti
di arie d'opera. Oltreché alla messinscena il regista provvede
alla gestione informatica di un complicato e aleatorio apparato
di luci. Tutto ciò diretto da una videocassetta, l'Europeraclock,
che contiene il filmato di un cronometro digitale che detta i tempi
dell'esecuzione.
Né cinica, né sarcastica e nemmeno ironica: la musica
di Cage è come sempre sincera. E qui lo è in modo
particolare perché è una specie di testamento: Europera
5 fu infatti l'ultima rappresentazione pubblica di un suo lavoro
al quale Cage poté assistere. Questo accadde dieci anni fa.
(f.f.)
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