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marzo 2002

teatro regio torino

Tante vite, un solo nome




"…Coleridge forse intendeva questo quando disse che una grande mente è androgina. È quando la fusione ha luogo che la mente è pienamente fertilizzata e usa tutte le sue facoltà… trasmette emozioni senza impedimento… è naturalmente creativa, incandescente e indivisa…".
Virginia Woolf

L'idea di affrontare il tema di Orlando nasce dalla progettazione di Giuseppe Zambon che unisce teatro-musica e ricerca nell'ambito dell'utilizzo delle nuove tecnologie in campo spettacolare. La musica è di Ezio Bosso, il libretto di Sara Venturino. Il progetto è condiviso con la compagnia Controluce Teatro d'Ombre (Alberto Jona, Corallina De Maria e Jenaro Meléndrez Chas). La produzione è di M.A.S. Juvarra.

"Inseguo Orlando da una dozzina d'anni. Chiedo informazioni su chi l'ha visto; alcuni interessati, dopo aver letto il testo di Virginia, pensano di esserne parte, di essere essi stessi Orlando o un brandello della sua personalità. In verità so di avere a che fare con un archetipo, qualcosa in cui riconoscersi, vuoi perché molti di noi vivono in altre epoche o si sentono più vicini ad esempio al barocco che alla contemporaneità, vuoi perché tutti noi siamo maschili e femminili allo stesso tempo e cambiamo sesso di fronte alle cose della vita. In ogni testimonianza, in ogni percezione di Orlando nel tempo presente o in quello del passato la sua immagine è comunque un'"ombra", impossibile definirne le fattezze, più facile entrare nelle sue emozioni, nei suoi sguardi, nei suoi ambienti. E anche nel libro i ricordi sono immagini rubate: il teschio dondolante, il Tamigi ghiacciato, gli zingari, il prurito al dito, la nube… una banca di immagini infinita per raccontare una presenza più che una storia. Anche Sara si sente Orlando e così trae le immagini di Virginia e le trasforma in libretto, in inglese perché le suggestioni visive sono parole che suonano nella lingua dell'autrice meglio che in qualsiasi altra. Ezio le trasforma poi in musica, musica per le parole ma musica anche per gli ambienti, suoni naturali ed elettronici perché Orlando, il senza tempo, raccoglie nel suo cesto oggetti senza tempo. Che cosa sarà mai il tempo? In musica lo suddividiamo, lo fermiamo, lo interpretiamo… siamo più vicini a Orlando, sempre più vicini. E quell'ombra scivola tra le pareti del mondo e Jenaro, Alberto e Corallina la fotografano. Ecco la foto di Orlando sul ghiaccio a Londra, poi a Istanbul, poi la sua casa di 365 stanze, e lui sempre uguale, una silhouette nera che decide a quale sesso appartenere, ben sapendo che in ogni caso ci sarà dolore nell'amore, distacchi-abbandoni, mali che lui sconfigge col sonno, quel lungo sonno che lo coglierà più volte e che lo curerà e lo trasformerà. Il libro lascia Orlando vivere, non conclude la sua vita così come non lo ha fatto nascere. C'era, c'è sempre stato, ci sarà. Questo il talento di Orlando. Innamorato dell'arte ma mai artista, viaggiatore nel tempo come se fosse un fatto normale, ma forse è normale. Nell'arte è normale viaggiare nel tempo".
Giuseppe

p.s. L'uso del solo nome per le persone citate è in omaggio a Orlando; lui ha un solo nome.

NAVIGARE IN MUSICA
segui il link Una scheda di Ezio Bosso
segui il link La scheda di presentazione dello spettacolo Orlando
segui il link Una grande raccolta di link su Virginia Woolf
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giovedì 7 marzo
Piccolo Regio laboratorio ore 21
Orlando Teatro musicale da camera