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Coleridge
forse intendeva questo quando disse che una grande mente è
androgina. È quando la fusione ha luogo che la mente è
pienamente fertilizzata e usa tutte le sue facoltà
trasmette emozioni senza impedimento
è naturalmente
creativa, incandescente e indivisa
".
Virginia Woolf
L'idea
di affrontare il tema di Orlando nasce dalla progettazione
di Giuseppe Zambon che unisce teatro-musica e ricerca nell'ambito
dell'utilizzo delle nuove tecnologie in campo spettacolare. La musica
è di Ezio Bosso, il libretto di Sara Venturino. Il
progetto è condiviso con la compagnia Controluce Teatro d'Ombre
(Alberto Jona, Corallina De Maria e Jenaro Meléndrez Chas).
La produzione è di M.A.S. Juvarra.
"Inseguo
Orlando da una dozzina d'anni. Chiedo informazioni su chi l'ha visto;
alcuni interessati, dopo aver letto il testo di Virginia, pensano
di esserne parte, di essere essi stessi Orlando o un brandello della
sua personalità. In verità so di avere a che fare
con un archetipo, qualcosa in cui riconoscersi, vuoi perché
molti di noi vivono in altre epoche o si sentono più vicini
ad esempio al barocco che alla contemporaneità, vuoi perché
tutti noi siamo maschili e femminili allo stesso tempo e
cambiamo sesso di fronte alle cose della vita. In ogni testimonianza,
in ogni percezione di Orlando nel tempo presente o in quello del
passato la sua immagine è comunque un'"ombra",
impossibile definirne le fattezze, più facile entrare nelle
sue emozioni, nei suoi sguardi, nei suoi ambienti. E anche nel libro
i ricordi sono immagini rubate: il teschio dondolante, il Tamigi
ghiacciato, gli zingari, il prurito al dito, la nube
una banca
di immagini infinita per raccontare una presenza più che
una storia. Anche Sara si sente Orlando e così trae
le immagini di Virginia e le trasforma in libretto, in inglese perché
le suggestioni visive sono parole che suonano nella lingua dell'autrice
meglio che in qualsiasi altra. Ezio le trasforma poi in musica,
musica per le parole ma musica anche per gli ambienti, suoni naturali
ed elettronici perché Orlando, il senza tempo, raccoglie
nel suo cesto oggetti senza tempo. Che cosa sarà mai il tempo?
In musica lo suddividiamo, lo fermiamo, lo interpretiamo
siamo
più vicini a Orlando, sempre più vicini. E quell'ombra
scivola tra le pareti del mondo e Jenaro, Alberto e Corallina la
fotografano. Ecco la foto di Orlando sul ghiaccio a Londra, poi
a Istanbul, poi la sua casa di 365 stanze, e lui sempre uguale,
una silhouette nera che decide a quale sesso appartenere, ben sapendo
che in ogni caso ci sarà dolore nell'amore, distacchi-abbandoni,
mali che lui sconfigge col sonno, quel lungo sonno che lo coglierà
più volte e che lo curerà e lo trasformerà.
Il libro lascia Orlando vivere, non conclude la sua vita così
come non lo ha fatto nascere. C'era, c'è sempre stato, ci
sarà. Questo il talento di Orlando. Innamorato dell'arte
ma mai artista, viaggiatore nel tempo come se fosse un fatto normale,
ma forse è normale. Nell'arte è normale viaggiare
nel tempo".
Giuseppe
p.s.
L'uso del solo nome per le persone citate è in omaggio
a Orlando; lui ha un solo nome.
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| NAVIGARE
IN MUSICA |
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Una
scheda di Ezio Bosso |
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La
scheda di presentazione dello spettacolo Orlando |
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Una
grande raccolta di link su Virginia Woolf |
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