|

|
L'immagine
dell'artista introverso e solitario, un po' stralunato, scompare
quando incontri Mariaclara Monetti. Lei, che pure nella musica
si immerge per ore e ore, riesce, nella vita quotidiana, a non isolarsi,
a creare nella sua casa torinese un'atmosfera calda e piacevole
dove incontrare musicisti di passaggio in città, per fare
due chiacchiere.
"Mariaclara sa cosa significa dare la sensazione di casa
a un musicista in tournée da settimane", diceva
Eugene, violinista del Quartetto Emerson, e come lui Radu Lupu,
Gerard Oppitz, Jeffrey Tate e molti altri. Quando mi accoglie per
l'intervista, in quel luminoso salone dove si fronteggiano due pianoforti
a coda, so già che non farò fatica, che la conversazione
scorrerà tranquillamente da un argomento all'altro lasciandomi
con una piacevole sensazione di cose belle.
"Tutti invidiano il lavoro dei musicisti - mi dice sorridendo
- ma pochi immaginano la ferrea disciplina a cui ci dobbiamo sottoporre:
ore e ore di studio con lo strumento, ma anche ore e ore di preparazione
sull'autore. Facciamo l'esempio di Weber, compositore che
affronto per la prima volta adesso che devo incidere la Seconda
e Terza sonata. Per riuscire a trovare un modo di dare continuità
a una scrittura ricchissima di spunti tematici e di "fiori
timbrici", se così possiamo chiamarli, ho voluto
documentarmi su tutta la sua produzione. Della Sonata in la bemolle,
adorata da Chopin, Cortot diceva "non è la più
bella ma certamente la più pittoresca", in virtù
dell'audacia compositiva che porta con sé echi fiabeschi.
E, riguardo al Trio: "Pensate a un invito alla danza trasposto
al livello di una passione che dà le vertigini". Sicuramente
ci sono autori che permettono un approccio più immediato,
ma in ogni caso lo studio di un brano comporta una serie di momenti,
compreso quello finale del lasciar decantare un pezzo, per ritrovarselo
dopo un po' con soluzioni inaspettate.
Eppure il grande privilegio del musicista è il materiale
di sentimenti, sensazioni e stati d'animo con il quale lavora; al
di là di ogni aspetto tecnico, questa lunga storia di emozioni
che è la musica ricompensa di tutte le fatiche. Mi chiedo
se ci sia un prezzo che poi si paga nel quotidiano, lavorando a
quella lunghezza d'onda e la risposta è che sì, forse
il musicista è poi meno allenato ad affrontare le inadeguatezze
della vita, abituato com'è a vedere le cose dall'alto. Viviamo
in una solitudine che a tratti ci fa soffrire ma che difendiamo,
perché è popolata da molti echi.
Uno tra tanti, Mozart, autore che più di altri bisogna
avere nelle proprie corde fin dalla nascita. Il Concerto KV 467
è il primo che ho suonato a 19 anni, con l'Orchestra di Sanremo.
Ha fatto tutta la strada con me, fino al Barbican con la London
Symphony e con la English Chamber Orchestra. Pensiamo al
celeberrimo Andante. Qui la sublime economia della scrittura mozartiana
si esprime: è una grande aria, un unico grande canto del
pianoforte; riuscire a rendere l'emozione di questa melodia "mozzafiato"
è una questione di battiti del cuore. Il KV 467 parte
già con un'entrata libera del pianoforte, una piccola cadenza
di introduzione, radicata però in un solare do maggiore che
esprime maestosità sinfonica. Questa volta mi avvarrò
delle cadenze di Radu Lupu, che offrono prospettive inaspettate".
Radu Lupu è un punto di riferimento per Mariaclara
Monetti, e lei stessa afferma che i momenti che più hanno
segnato la sua vita sono quelli passati a riflettere con alcune
grandi personalità artistiche: Vlado Perlemuter che parla
del Concerto di Schumann, per esempio. Nella sua famiglia si è
respirata musica da sempre: il padre suonava, la zia cantava e il
cugino Amedeo dirige; la sua strada è popolata di incontri,
primi fra tutti quelli con il suo maestro Sandro Fuga, per il quale
ha un'enorme riconoscenza.
Allo stesso modo è felice di suonare nella propria città
con un'orchestra che accoglie molti musicisti che negli anni sono
usciti dal Conservatorio di Torino, dove lei stessa insegna.
Una frase, sul finire, mi colpisce. "Quando sono al pianoforte
ragiono infinitamente meglio... suonando ti si spalanca davanti
il palcoscenico della vita, e hai la dimensione giusta dell'agire".
domenica
24 e martedì 26 marzo
conservatorio ore 21
Orchestra Filarmonica di Torino
Piero Bellugi direttore
Mariaclara Monetti pianoforte
Musiche di Mozart, Haydn |
|
|
| NAVIGARE
IN MUSICA |
 |
Il
sito dell'Orchestra Filarmonica di Torino |
 |
Il
sito della English Chamber Orchestra |
 |
Raccolta
di link |
 |
Raccolta
di link |
 |
Raccolta
di link |
 |
| CALENDARIO
SETTIMANALE |
 |
1
/9 marzo |
 |
10/17
marzo |
 |
18
/24 marzo |
 |
25
/31 marzo |
|

Piero Bellugi è nato a Firenze. Si è
diplomato in violino e viola al Conservatorio della sua
città con Markevitch e ha studiato composizione
e direzione d'orchestra con Bernstein. È stato
applaudito alla guida delle più importanti orchestre
in centinaia di concerti nei teatri di tutto il mondo.
Il suo repertorio spazia da Monteverdi a Mozart, Schoenberg
e Penderecki. È stato direttore stabile delle orchestre
Rai-Tv di Torino, Oakland (California) e Portland (Orengon).
Si dedica da molti anni all'attività didattica
tenendo corsi di direzione d'orchestra all'Accademia Chigiana
di Siena, nei Conservatori di Firenze, Roma e Torino,
all'University of California a Berkeley, al New England
Conservatory di Boston e attualmente a Firenze con la
Florence Symphonietta. Ha rappresentato in prima esecuzione
molte composizioni di autori del nostro tempo, fra i quali
Berio, Luciani, Milhaud, Nono, Penderecki, Petrassi, Prosperi,
Tutino. |
|
|