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marzo 2002

orchestra filarmonica di torino

Mariaclara Monetti, ragionare al pianoforte
di Savina Neirotti




Foto di Mariaclara Monetti

L'immagine dell'artista introverso e solitario, un po' stralunato, scompare quando incontri Mariaclara Monetti. Lei, che pure nella musica si immerge per ore e ore, riesce, nella vita quotidiana, a non isolarsi, a creare nella sua casa torinese un'atmosfera calda e piacevole dove incontrare musicisti di passaggio in città, per fare due chiacchiere.
"Mariaclara sa cosa significa dare la sensazione di casa a un musicista in tournée da settimane", diceva Eugene, violinista del Quartetto Emerson, e come lui Radu Lupu, Gerard Oppitz, Jeffrey Tate e molti altri. Quando mi accoglie per l'intervista, in quel luminoso salone dove si fronteggiano due pianoforti a coda, so già che non farò fatica, che la conversazione scorrerà tranquillamente da un argomento all'altro lasciandomi con una piacevole sensazione di cose belle.
"Tutti invidiano il lavoro dei musicisti - mi dice sorridendo - ma pochi immaginano la ferrea disciplina a cui ci dobbiamo sottoporre: ore e ore di studio con lo strumento, ma anche ore e ore di preparazione sull'autore. Facciamo l'esempio di Weber, compositore che affronto per la prima volta adesso che devo incidere la Seconda e Terza sonata. Per riuscire a trovare un modo di dare continuità a una scrittura ricchissima di spunti tematici e di "fiori timbrici", se così possiamo chiamarli, ho voluto documentarmi su tutta la sua produzione. Della Sonata in la bemolle, adorata da Chopin, Cortot diceva "non è la più bella ma certamente la più pittoresca", in virtù dell'audacia compositiva che porta con sé echi fiabeschi. E, riguardo al Trio: "Pensate a un invito alla danza trasposto al livello di una passione che dà le vertigini". Sicuramente ci sono autori che permettono un approccio più immediato, ma in ogni caso lo studio di un brano comporta una serie di momenti, compreso quello finale del lasciar decantare un pezzo, per ritrovarselo dopo un po' con soluzioni inaspettate.
Eppure il grande privilegio del musicista è il materiale di sentimenti, sensazioni e stati d'animo con il quale lavora; al di là di ogni aspetto tecnico, questa lunga storia di emozioni che è la musica ricompensa di tutte le fatiche. Mi chiedo se ci sia un prezzo che poi si paga nel quotidiano, lavorando a quella lunghezza d'onda e la risposta è che sì, forse il musicista è poi meno allenato ad affrontare le inadeguatezze della vita, abituato com'è a vedere le cose dall'alto. Viviamo in una solitudine che a tratti ci fa soffrire ma che difendiamo, perché è popolata da molti echi.
Uno tra tanti, Mozart, autore che più di altri bisogna avere nelle proprie corde fin dalla nascita. Il Concerto KV 467 è il primo che ho suonato a 19 anni, con l'Orchestra di Sanremo. Ha fatto tutta la strada con me, fino al Barbican con la London Symphony e con la English Chamber Orchestra. Pensiamo al celeberrimo Andante. Qui la sublime economia della scrittura mozartiana si esprime: è una grande aria, un unico grande canto del pianoforte; riuscire a rendere l'emozione di questa melodia "mozzafiato" è una questione di battiti del cuore. Il KV 467 parte già con un'entrata libera del pianoforte, una piccola cadenza di introduzione, radicata però in un solare do maggiore che esprime maestosità sinfonica. Questa volta mi avvarrò delle cadenze di Radu Lupu, che offrono prospettive inaspettate".
Radu Lupu è un punto di riferimento per Mariaclara Monetti, e lei stessa afferma che i momenti che più hanno segnato la sua vita sono quelli passati a riflettere con alcune grandi personalità artistiche: Vlado Perlemuter che parla del Concerto di Schumann, per esempio. Nella sua famiglia si è respirata musica da sempre: il padre suonava, la zia cantava e il cugino Amedeo dirige; la sua strada è popolata di incontri, primi fra tutti quelli con il suo maestro Sandro Fuga, per il quale ha un'enorme riconoscenza.
Allo stesso modo è felice di suonare nella propria città con un'orchestra che accoglie molti musicisti che negli anni sono usciti dal Conservatorio di Torino, dove lei stessa insegna.
Una frase, sul finire, mi colpisce. "Quando sono al pianoforte ragiono infinitamente meglio... suonando ti si spalanca davanti il palcoscenico della vita, e hai la dimensione giusta dell'agire".

domenica 24 e martedì 26 marzo
conservatorio ore 21
Orchestra Filarmonica di Torino
Piero Bellugi direttore
Mariaclara Monetti pianoforte
Musiche di Mozart, Haydn
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Foto di Piero Bellugi
Piero Bellugi
è nato a Firenze. Si è diplomato in violino e viola al Conservatorio della sua città con Markevitch e ha studiato composizione e direzione d'orchestra con Bernstein. È stato applaudito alla guida delle più importanti orchestre in centinaia di concerti nei teatri di tutto il mondo. Il suo repertorio spazia da Monteverdi a Mozart, Schoenberg e Penderecki. È stato direttore stabile delle orchestre Rai-Tv di Torino, Oakland (California) e Portland (Orengon). Si dedica da molti anni all'attività didattica tenendo corsi di direzione d'orchestra all'Accademia Chigiana di Siena, nei Conservatori di Firenze, Roma e Torino, all'University of California a Berkeley, al New England Conservatory di Boston e attualmente a Firenze con la Florence Symphonietta. Ha rappresentato in prima esecuzione molte composizioni di autori del nostro tempo, fra i quali Berio, Luciani, Milhaud, Nono, Penderecki, Petrassi, Prosperi, Tutino.