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marzo 2002

le idee

La controcultura della musica classica
di David Patrick Stearns


Dopo mesi, continuano a circolare reazioni al violento articolo che Norman Lebrecht ha pubblicato lo scorso luglio su "La scena musicale". La sua analisi della crisi del mercato discografico - dal mancato matrimonio tra la Emi e la Bmg al blocco quasi totale della produzione della Deutsche Grammophon o della Teldec - lo aveva portato a dichiararne, provocatoriamente, la morte. Alcuni critici musicali, come David Patrick Stearns, hanno voluto approfondire l'argomento.


Durante una mia visita a Parigi nel 1985 ogni singola esecuzione a cui partecipavo veniva registrata o filmata. Due giorni dopo aver visto un'operetta di Offenbach all'Opera Comique, ho notato di sfuggita che la stessa produzione, forse addirittura la stessa esecuzione, veniva trasmessa su un monitor della metropolitana. E non si trattava di una produzione da immortalare, da nessun punto di vista. La questione è che si facevano un sacco di registrazioni inutili. Appena qualche artista diventava un nome, da Kiri Te Kanawa a Riccardo Muti, gli si chiedeva di registrare tutto. Credo che Muti abbia registrato circa 69 esecuzioni durante il suo decennio con la Philadelphia Orchestra e molte di più con la Scala e la Philharmonia Orchestra. Quante di quelle registrazioni sono ora considerate dei classici? Soltanto la sua prima, l'Aida.
Qualcuno ricorda l'integrale delle sinfonie di Mozart dirette da James Levine con la Vienna Philharmonic? Certo che no. Quelle infinite e sfrontatamente impeccabili registrazioni di Neville Marriner? E tutto quel Mozart nel 1991 in occasione del duecentesimo anniversario dalla morte, in coincidenza con l'uscita del film Amadeus? Come molte aziende che si sono ampliate a dismisura senza poter controllare la qualità del prodotto, l'industria della musica classica oggi sta pagando un giusto prezzo. E nonostante le maggiori case abbiano attualmente un catalogo di registrazioni che contiene molte più ristampe che nuove uscite, si può notare che molte registrazioni degli anni Ottanta sono state considerate, alla fredda luce del ventunesimo secolo, da lasciare fuori catalogo.
La parola d'ordine per le nuove registrazioni è selettività, e questo è salutare: alla Harmonia Mundi USA, una delle case discografiche indipendenti più rispettabili, il presidente René Goiffon sta portando il catalogo da 4000 titoli a 1000.
Ora, bisogna considerare che l'industria della musica classica non riguarda tanto il fare soldi, ma piuttosto il costruire carriere. Il Quartetto Arditti è forse uno dei più famosi quartetti del nostro tempo, ma la sua estesa discografia non ha mai fatto guadagnare una lira. È un problema?
Molti artisti hanno deciso di risolvere il problema personalmente - e si tratta, da un punto di vista filosofico, di una vera svolta, dal momento che gli artisti registrano per il desiderio di essere ascoltati piuttosto che per obbligo contrattuale. I cd di musica da camera autoprodotti sono così poco costosi che hanno bisogno di vendere soltanto 500 copie per andare in pari con le spese. Da anni il violoncellista David Finkel del Quartetto Emerson produce in proprio le sue registrazioni di musica da camera, e sono eccellenti. Un altro violoncellista, Matt Haimovitz, un cavallo di razza della Deutsche Grammophon, ha registrato per la sua casa, la Oxingale, le suite di Bach. Goiffon, che vede molti di questi sforzi indipendenti passargli tra le mani, è un po' scettico al riguardo, perchè per ogni Haimovitz ci sono almeno tre pianisti che si registrano solo perché la suocera ha dato loro 3000 dollari. Ed esiste anche il rischio che gli stessi artisti di fama non aiutino l'industria registrando un repertorio troppo inflazionato, perché magari si tratta di esecuzioni non adatte a essere registrate per questioni di sonorità e di equilibri. Ci vorrebbe un produttore per giudicare quando le sfumature interpretative dell'artista rendono anche nella registrazione e quando no: in passato molti lp classici erano prodotti da gente - Walter Legge, Max Wilcox - che sapeva fronteggiare anche l'artista più scontroso. Questa può essere una delle ragioni per cui le registrazioni autoprodotte non ottengono recensioni omogenee, e di solito non salgono al rango dei classici.
Ma, riflettendo sulla crisi del disco, non si deve dimenticare che la musica classica è sopravvissuta benissimo senza l'industria discografica fino a dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il pubblico ascoltava le nuove composizioni perché si trovava in sala con gli esecutori. Forse l'artificialità subliminale del compact di musica classica ha generato la sua sconfitta: oggi molte esecuzioni dal vivo vengono sottoposte a numerosi passaggi in sala di registrazione, generando prodotti che esistono a un livello di perfezione così innaturale da penalizzare l'aspetto umano dell'esperienza musicale. Forse le note sbagliate o i leggeri problemi di intonazione suonerebbero più autentici alle nostre orecchie.
Forse la musica classica diventerà una versione del ventunesimo secolo dei Grateful Dead, quel gruppo rock della controcultura che ha trascinato per anni o addirittura decenni milioni di persone a concerto, ma che non riusciva a vendere dischi - e quindi, a volte per anni, non li incideva. In un'intervista di qualche anno fa, il direttore artistico della Los Angeles Philharmonic, Esa-Pekka Salonen, ha parlato di come, nella California del Sud, la musica classica sia la controcultura. Gli piace l'idea. Forse sarà così per noi. E presteremo sempre maggior attenzione ai concerti perché saremo consapevoli dell'impossibilità di poter riascoltare quell'esecuzione.

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Questo articolo è stato pubblicato in Inglese su andante.com ed è stato tradotto con licenza. Andante è utile indirizzo per informazioni dettagliate idee e opinioni provocatorie e performances eslusive nel panorama della musica classica. Visitate andante.com per accedere on line ad una libreria sempre crescente di programmi audio e video, ai commenti stimolanti dei migliori critici, a sezioni di artisti, servizi industriali e altro ancora
Traduzione italiana di Savina Neirotti