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Maestro
Guiot, trent'anni d'attività dei Piccoli Cantori di Torino:
come è nato il progetto e come si è sviluppato, quali
sono state le esperienze forti, qualificanti del tragitto?
"Innanzitutto, il Coro è nato intorno a un metodo. Nel
1971 Roberto Goitre scrisse il Cantar Leggendo che, edito
da Suvini Zerboni, rappresentò da subito un passo
importante per l'educazione musicale in Italia. Il Cantar Leggendo
s'ispira alla "solmisazione" di Guido D'Arezzo, passa
per i numerosi sviluppi metodologici rinascimentali fino a giungere
a Curwen e Kodály, favorisce un approccio alla musica che
consente anche ai bambini di entrare direttamente in contatto con
il linguaggio, la struttura e l'esperienza musicale e di impadronirsene
con la propria voce, il primo strumento a disposizione.
Nei trent'anni d'attività dei Piccoli Cantori si sono succeduti
alla direzione del Coro cinque musicisti: il fondatore Roberto Goitre,
Dino Dolce, Luciano Grandis, Mauro Bouvet e il sottoscritto, che
opera nell'Associazione da circa quindici anni, dapprima come insegnante
nei corsi di formazione e accompagnatore al pianoforte, poi dal
1992 come direttore del Coro.
Il gruppo ha vissuto, negli anni, alcune esperienze forti, che hanno
incoraggiato molti bambini e ragazzi a porre la musica al centro
della loro vita: tra queste la collaborazione con il Teatro Regio
e l'Orchestra della Rai e, recentemente, lo scambio con numerose
realtà corali europee d'alto livello".
Il rapporto con e fra i giovanissimi è cambiato in questi
anni, i metodi di studio, le forme di socializzazione?
"In questi ultimi dieci anni, sono cambiate molte cose, anche
perché abbiamo permesso che mutassero: il gruppo Piccoli
Cantori non ha una struttura rigida come quella dei grandi cori
austriaci o tedeschi, è un'associazione di genitori che cerca
di coniugare efficienza e qualità del lavoro con la duttilità
nel rispondere alle istanze delle generazioni che si susseguono
ed evolvono.
Il Coro è composto di circa cinquanta ragazzi dagli otto
ai diciotto anni; per accedervi è necessario aver frequentato
almeno un biennio di "alfabetizzazione musicale"; l'Asilo
Musicale, inoltre, accoglie bambini dall'età di tre anni.
Da allievi si può diventare coristi, accolti e seguiti dai
ragazzi più grandi, per poi assumere ruoli di accoglienza
e tutoraggio dei più piccini, infine coprire ruoli organizzativi:
più che di una "partecipazione al coro" è
meglio parlare di un processo di crescita che segue i bambini e
le loro famiglie per molti anni. Da qualche tempo progettiamo delle
settimane musicali, che prevedono concerti corali oppure percorsi
d'approccio agli strumenti musicali: la nostra è quindi una
realtà viva, pulsante e aperta".
In
che modo la città di Torino ha dimostrato di credere alla
vostra iniziativa?
"In Italia non esiste una grande tradizione di cori di voci
bianche o, come preferirei dire, di cori di bambini. I modelli sono
da una parte i pueri cantores e dall'altra lo Zecchino d'oro: anche
per gli amministratori è stato difficile comprendere una
realtà che non rientra nelle due categorie.
La collaborazione con la Città è però cresciuta
continuamente: spesso importanti manifestazioni musicali hanno visto
il coinvolgimento dei Piccoli Cantori. La collaborazione più
intensa e apprezzabile ha riguardato l'ambito educativo, con la
nascita dell'Associazione Cantascuola. Oggi a Torino ci sono più
di venticinque cori scolastici e circa diecimila bambini (e i loro
insegnanti) conoscono e applicano la nostra metodologia. È
un movimento culturale ancora in forte crescita, un seme che sta
germogliando con soddisfazione di tutti".
Qualche
rimpianto?
"Forse in questi ultimi anni i Piccoli Cantori si sono un po'
ritirati dalla vita delle istituzioni musicali. Abbiamo scelto di
lavorare sulla metodologia, sulla diffusione del nostro modello,
sul coinvolgimento delle scuole, sul rapporto con cori stranieri
più bravi di noi: tutto questo ha significato forse perdere
un po' di visibilità, ma ha consentito di ampliare la base
di quella piramide culturale che vorremmo costruire a Torino. Il
concerto per l'Unione Musicale sarà un'ottima occasione per
ripristinare il contatto con il pubblico più vasto e qualificato
della città".
Il
futuro?
"Un disco, prodotto in collaborazione con alcuni gruppi musicali
torinesi di diversa estrazione culturale e un sogno: regalare a
Torino un festival internazionale della coralità infantile
e giovanile; sarebbe il segno del primato torinese nel panorama
dell'educazione musicale in Italia". (g.n.)
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