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novembre 2002

unione musicale

Un coro di bambini in città


Giorgio Guiot

Cantori di Torino

Maestro Guiot, trent'anni d'attività dei Piccoli Cantori di Torino: come è nato il progetto e come si è sviluppato, quali sono state le esperienze forti, qualificanti del tragitto?
"Innanzitutto, il Coro è nato intorno a un metodo. Nel 1971 Roberto Goitre scrisse il Cantar Leggendo che, edito da Suvini Zerboni, rappresentò da subito un passo importante per l'educazione musicale in Italia. Il Cantar Leggendo s'ispira alla "solmisazione" di Guido D'Arezzo, passa per i numerosi sviluppi metodologici rinascimentali fino a giungere a Curwen e Kodály, favorisce un approccio alla musica che consente anche ai bambini di entrare direttamente in contatto con il linguaggio, la struttura e l'esperienza musicale e di impadronirsene con la propria voce, il primo strumento a disposizione.
Nei trent'anni d'attività dei Piccoli Cantori si sono succeduti alla direzione del Coro cinque musicisti: il fondatore Roberto Goitre, Dino Dolce, Luciano Grandis, Mauro Bouvet e il sottoscritto, che opera nell'Associazione da circa quindici anni, dapprima come insegnante nei corsi di formazione e accompagnatore al pianoforte, poi dal 1992 come direttore del Coro.
Il gruppo ha vissuto, negli anni, alcune esperienze forti, che hanno incoraggiato molti bambini e ragazzi a porre la musica al centro della loro vita: tra queste la collaborazione con il Teatro Regio e l'Orchestra della Rai e, recentemente, lo scambio con numerose realtà corali europee d'alto livello".

Il rapporto con e fra i giovanissimi è cambiato in questi anni, i metodi di studio, le forme di socializzazione?
"In questi ultimi dieci anni, sono cambiate molte cose, anche perché abbiamo permesso che mutassero: il gruppo Piccoli Cantori non ha una struttura rigida come quella dei grandi cori austriaci o tedeschi, è un'associazione di genitori che cerca di coniugare efficienza e qualità del lavoro con la duttilità nel rispondere alle istanze delle generazioni che si susseguono ed evolvono.
Il Coro è composto di circa cinquanta ragazzi dagli otto ai diciotto anni; per accedervi è necessario aver frequentato almeno un biennio di "alfabetizzazione musicale"; l'Asilo Musicale, inoltre, accoglie bambini dall'età di tre anni.
Da allievi si può diventare coristi, accolti e seguiti dai ragazzi più grandi, per poi assumere ruoli di accoglienza e tutoraggio dei più piccini, infine coprire ruoli organizzativi: più che di una "partecipazione al coro" è meglio parlare di un processo di crescita che segue i bambini e le loro famiglie per molti anni. Da qualche tempo progettiamo delle settimane musicali, che prevedono concerti corali oppure percorsi d'approccio agli strumenti musicali: la nostra è quindi una realtà viva, pulsante e aperta".

In che modo la città di Torino ha dimostrato di credere alla vostra iniziativa?
"In Italia non esiste una grande tradizione di cori di voci bianche o, come preferirei dire, di cori di bambini. I modelli sono da una parte i pueri cantores e dall'altra lo Zecchino d'oro: anche per gli amministratori è stato difficile comprendere una realtà che non rientra nelle due categorie.
La collaborazione con la Città è però cresciuta continuamente: spesso importanti manifestazioni musicali hanno visto il coinvolgimento dei Piccoli Cantori. La collaborazione più intensa e apprezzabile ha riguardato l'ambito educativo, con la nascita dell'Associazione Cantascuola. Oggi a Torino ci sono più di venticinque cori scolastici e circa diecimila bambini (e i loro insegnanti) conoscono e applicano la nostra metodologia. È un movimento culturale ancora in forte crescita, un seme che sta germogliando con soddisfazione di tutti".

Qualche rimpianto?
"Forse in questi ultimi anni i Piccoli Cantori si sono un po' ritirati dalla vita delle istituzioni musicali. Abbiamo scelto di lavorare sulla metodologia, sulla diffusione del nostro modello, sul coinvolgimento delle scuole, sul rapporto con cori stranieri più bravi di noi: tutto questo ha significato forse perdere un po' di visibilità, ma ha consentito di ampliare la base di quella piramide culturale che vorremmo costruire a Torino. Il concerto per l'Unione Musicale sarà un'ottima occasione per ripristinare il contatto con il pubblico più vasto e qualificato della città".

Il futuro?
"Un disco, prodotto in collaborazione con alcuni gruppi musicali torinesi di diversa estrazione culturale e un sogno: regalare a Torino un festival internazionale della coralità infantile e giovanile; sarebbe il segno del primato torinese nel panorama dell'educazione musicale in Italia". (g.n.)

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Conservatorio ore 21 serie gialla
Piccoli Cantori di Torino
Giorgio Guiot direttore
Il Novecento dei bambini