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novembre 2002

unione musicale

"Scientia" e "pathos": il cosmo delle Cantate bachiane
di Angelo Chiarle


Alessandro De Marchi

Bach, Cantate, concerto secondo. Prosegue il ciclo che l'Unione Musicale ha cominciato a organizzare la passata stagione in collaborazione con il Teatro Regio e l'Academia Montis Regalis. Al momento è ancora un open project: il numero complessivo dei concerti non è stato ancora fissato, ma per i prossimi due o tre anni l'intenzione è quella di inserire almeno un concerto in cartellone. Il menù del prossimo concerto ci propone la degustazione di altre tre prelibate entrées, le Cantate BWV 61, 16 e 140, precedute, delicato hors-d'œuvre, dalla Sinfonia della Cantata BWV 49.
Se è vero che la Kirchenmusik del maestro tedesco rappresenta, si potrebbe quasi dire, una categoria dello spirito - esperienza imprescindibile per chi aspiri a una conoscenza autentica della storia musicale mitteleuropea -, all'interno di essa le 191 Cantate sacre costituiscono un universo a sé. Bisogna, in primis, davvero dare atto alla tenacia e all'acribia di generazioni di studiosi che nel "caos" primigenio della tradizione manoscritta hanno poco alla volta portato ordine e chiarezza. Catalogati, questi lavori sono quindi stati schedati per annate e ordinati a seconda delle varie scadenze del calendario liturgico. È stato così appurato, ad esempio, che la Cantata n. 61 risale agli anni di Weimar (1708-1717) e che fu scritta nel 1714 per la festa d'inizio dell'anno liturgico, la prima domenica d'Avvento. Che invece la Cantata n. 16 fu scritta a Lipsia per il chiesastico Neujahrskonzert del primo gennaio 1726 e che quindi appartiene alla terza annata. Che la Choralkantate n. 140, per contro, è l'unica scritta per la
27ª domenica post Trinitatis, che fu tenuta a battesimo il 25 novembre 1731 e che dunque risale a un periodo in cui Bach aveva ormai smesso di comporre cantate ex novo in modo sistematico come aveva fatto fino al 1729…
Minuzie da topi di biblioteca? Non tanto. Si tratta invece di tessere preziose per ricostruire un mosaico affascinante che purtroppo sappiamo destinato a rimanere incompleto. Se è vero, infatti, che le Cantate bachiane sono gemme che brillano di luce propria in virtù della musica sublime di cui sono fatte, è altrettanto vero che sono un qualcosa di irripetibile anche in virtù del contesto storico da cui scaturirono. Per poterne fruire con orecchio più consapevole, non è così secondario, allora, sapere, nel caso delle 145 Cantate di Lipsia, che esse furono scritte in risposta a un bisogno sociale molto forte, orientato da una volontà "politica" molto stringente. Il Consiglio Comunale della città tedesca che nell'aprile 1723 scelse - un po' a malincuore, è noto - Bach come Kantor della Thomasschule non era altro che il portavoce delle aspettative d'una collettività che in un servizio musicale di prim'ordine all'interno delle celebrazioni liturgiche da generazioni cercava uno dei propri motivi d'orgoglio.
Nessun idillio di gramsciana "organicità", non si creda. Anche questo è importante sapere. Le autorità di Lipsia non vinsero mai l'iniziale diffidenza nei confronti di Bach, che sempre si sentiva il fiato sul collo delle autorità civili e religiose. Ossessionate com'erano da un eccesso di zelo educativo nei confronti dei fedeli, innanzi tutto non si fidavano della sua preparazione teologico-dottrinale. Ma neppure andava loro bene come il nuovo Kantor gestiva la vita del collegio. Nel 1730 addirittura fu apertamente accusato di non fare nulla. Neppure la musica che noi tanto ammiriamo valeva a salvare la sua reputazione, perché tanto agli esecutori quanto al pubblico sembrava troppo difficile e austera. In realtà, a disposizione del director musices venivano messi a disposizione pochi strumentisti e cantori poco capaci… Problemi di bilancio, certo, ma anche di vedute. Bach, infatti, avrebbe ben volentieri chiuso un occhio pur di promuovere gli alunni musicalmente dotati anche se poco diligenti nello studio. I suoi superiori, invece, la pensavano in maniera esattamente opposta. E poi di donne in chiesa a cantare neanche a parlarne…
Le Cantate bachiane sono una delle dimostrazioni più lampanti di quanto, nel campo dell'arte, qualsiasi teoria del rispecchiamento c'azzecchi davvero poco. È, in effetti, un grande mistero come all'interno d'un ambiente tanto mortificante e demotivante la penna di Bach abbia potuto, nonostante tutto, creare capolavori così sommi come quelli che questo ciclo di concerti intende riproporci. Ma cosa c'è dunque di grande in queste partiture? Due cose, direi, in sintesi: l'immensità della scientia, del sapere tecnico, della padronanza dell'ars, unita all'intensità di pathos, cioè alla profondità e alla ricchezza del vissuto emozionale.
Affezionatissimo com'era a uno dei canoni fondanti dell'estetica musicale barocca, è innanzitutto nel numerus e quindi nell'arithmetica che Bach ricerca la ragion d'essere del proprio agire di compositore. È il sonus numeratus ad affascinarlo: la sfida che egli sente di dover raccogliere è quella di delineare con i suoni metafisiche proportiones, nel rispetto delle quantitates continuæ della geometria. È nell'ingegnoso simbolismo delle cifre che la sua musica mathematica trova alimento, siano esse il numero di battute d'un brano o la numerica delle armonie. Il motivo per cui le Cantate, però, continuano sempre ad avvincerci sta, credo, nella capacità sublime di Bach di orientare a fini espressivi cotanto patrimonio di scientia. In nessun momento noi abbiamo la sensazione che l'accumulo impressionante di techne diventi zavorra all'intenzione espressiva, che inibisca o ottunda la forza persuasiva, che ostacoli la penetrazione emotiva. Per tutti questi motivi le Cantate di Bach, déjà vu forse noioso e scontato per i cacciatori inesausti ma mai paghi di novità, in realtà non smettono di apparire attuali e nuove a coloro che si ostinano a porre i propri significati, in primo luogo, in quanto è profondo e autentico.

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lunedì 11 novembre
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serie L'altro suono
Academia Montis Regalis
Coro del Teatro Regio di Torino
Alessandro De Marchi direttore
Claudio Marino Moretti maestro del coro
Bach. Cantate (secondo concerto)