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Chi
aveva mai pensato quanto il pane fosse una creatura libera. Un pomodoro
o una fetta di salame sono legati a una fragranza e a una densità
inconfondibili al palato, la loro personalità si sposa con
alcuni gusti e non altri, le loro forme si amalgamano bene solo
con consistenze compatibili. Il pane può librare da
un culatello a una foglia di radicchio, da un'oliva a un carciofino
sott'olio senza rischiare conflitti: la sua personalità neutra
esalta i caratteri altrui. Uno spot di pancarrè, costretto
in una cassetta standard durante la lievitazione e poi in un cellophane
perché sia conservato, una specie di pane in prigione insomma,
deve mostrare un'immagine del tutto opposta: morbida e flessibile,
leggera al punto da volar fuori dalla finestra della cucina a cercare
i suoi partner gastronomici gravati dai loro forti sapori. Non ci
si poteva affidare ad altra musica se non alla canzone che tutti
gli italiani e gli amanti dell'italianità nel mondo cantano
quando aprono le braccia al vento: mica la colonna sonora del Titanic,
lì ci vuole qualcuno dietro. No, hanno scelto Volare di
Modugno, un modello in miniatura di recitativo (la strofa sillabica
pronunciata con tono confidenziale) e aria (il ritornello che mima
con esattezza le virate di un volatile, la picchiata e la risalita),
archetipico ed esemplare per ispirazione e freschezza. Già,
perché il pensiero occulto del consumatore è che il
pane in cassetta sia in sostanza un vicario del pane fresco appena
migliore di quello raffermo da destinare alle galline, e questa
falsa credenza va minata alla radice con la determinazione che solo
i pubblicitari sanno adoperare.
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