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Christoph
Eschenbach, futuro direttore musicale della Philadelphia
Orchestra, è attualmente direttore principale della NDR
Sinfonieorchester Hamburg, direttore musicale dell'Orchestre
de Paris e direttore artistico del Festival dello Schleswig-Holstein.
Negli Stati Uniti è direttore musicale del Ravinia Festival
dove dirige regolarmente la Chicago Symphony Orchestra e
suona nei gruppi da camera; è infine direttore onorario della
Houston Symphony Orchestra. Passando in rassegna la sua attività
concertistica, come direttore e come pianista, quella discografica
e quella didattica, non si può fare altro che prendere atto
della sua incredibile capacità di mantenere alta la concentrazione
su più fronti.
Maestro
Eschenbach, la sua carriera è segnata da un continuo intrecciarsi
di incarichi e di interessi. Non si può fare a meno di chiedersi
come sia possibile sostenere un ritmo così serrato e qualitativamente
elevato.
"Questa è la domanda che mi fanno tutti e continuamente.
La varietà di ruoli che lei ha elencato mi rende più
ricco e mi mantiene giovane, perché mi richiede la massima
flessibilità, mentale e fisica. Adoro non solo dirigere,
ma anche suonare insieme con gli altri. Insegnare è uno stimolo
insostituibile, così come lavorare e vivere tra i giovani,
nei festival o anche dirigendo le orchestre giovanili internazionali.
Tutto ciò mi dona ispirazione e gioia".
Lei
è stato per anni ed è tuttora direttore stabile di
molte orchestre. Che cosa significa essere un direttore stabile?
Che tipo di obiettivi si prefigge con un'orchestra che dirige regolarmente?
"Cerco di raggiungere la perfezione, che come lei sa è
un obiettivo senza limiti. Si lavora costantemente per perfezionarsi,
per ottenere il suono e lo stile giusti per ogni brano. Contemporaneamente
cerco di non trascurare i rapporti umani, sia per quel che mi riguarda,
sia tra i musicisti; insomma cerco di creare l'atmosfera di una
buona famiglia. È un lavoro interminabile. Ogni cosa può
essere rinnovata e migliorata, ma anche piacevole".
Dopo un lungo periodo negli USA a capo della Houston Symphony Orchestra,
nel 1998 è tornato ad Amburgo, la città del suo debutto
di pianista e poi di direttore. Che differenza c'è tra il
dirigere un'orchestra americana e un'orchestra europea?
"La differenza principale riguarda il ruolo di direttore musicale.
Le orchestre statunitensi sono fondazioni private, mentre quelle
europee sono sostenute dalle istituzioni locali, statali o da enti
radiofonici o televisivi. Pertanto il direttore musicale di un'orchestra
americana ha molte più incombenze in materia di pubbliche
relazioni, deve avere contatti continui con gli sponsor. Deve costantemente
provare quanto sia importante la musica nella vita di un essere
umano. D'altra parte questo aspetto è molto interessante,
quest'immersione nel mondo dell'economia".
Da
un punto di vista strettamente musicale, qual è la caratteristica
della NDR?
"La NDR è probabilmente oggi la migliore orchestra radiofonica
tedesca. In particolare si avvale di un foltissimo gruppo di virtuosi,
di musicisti di livello altissimo, capaci allo stesso tempo di interpretare
con un profondo coinvolgimento emotivo. Amano molto Brahms ad esempio
e tutta la musica in grado di commuovere".
Nato
a Breslau (Slesia) nel 1941, lei ha iniziato la carriera internazionale
negli anni Sessanta, dopo la vittoria del Premio "Steinway"
e del "Clara Haskil", imponendosi come il più grande
pianista tedesco del dopoguerra. Nel 1972 ha poi debuttato in qualità
di direttore, prima ad Amburgo e in seguito negli Stati Uniti. Che
cosa è successo? Da che cosa è nato il desiderio di
affiancare alla carriera pianistica quella di direttore?
"Direzione era in realtà la mia materia principale al
Conservatorio. Studiavo direzione e pianoforte, in più violino.
Ho sempre desiderato diventare direttore e mi sono, infatti, diplomato
in quella materia. C'è stato, in effetti, un momento in cui
non sapevo che cosa fare. Da un lato avevo una carriera già
avviata con successo e dall'altro una specie di vocazione interiore,
ma ancora tutta da verificare. Scelsi la prima e fu una buona scelta.
Dopo qualche anno ho avuto l'opportunità di stringere meravigliosi
rapporti con direttori come George Szell ed Herbert von Karajan,
dai quali ho appreso veramente tanto e, soprattutto, ho ricevuto
un profondo incoraggiamento. A un certo punto ho compiuto il passo,
così importante e necessario per me".
Esiste
il "compositore preferito" per Christoph Eschenbach?
"Sì, è quello che sto dirigendo. Qualsiasi brano
io stia dirigendo, diventa in quel momento il mio pezzo preferito".
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