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novembre 2002

teatro regio torino

INTERVISTA - Estér, il gioco delle sorti
di Gilberto Bosco


Bozzetto

Tra gli appuntamenti più significativi della Scuola all'Opera figura Il gioco delle sorti, opera da camera per soprano, attori e cinque strumenti di Gilberto Bosco in programma il 6 e 7 febbraio 2003. Il libretto, di Sandra Reberschak, è ispirato alla vicenda biblica della regina Estér, da cui trae origine la festa ebraica di Purìm.

Maestro Bosco, perché ha scelto quel soggetto?
"Quella di Estér è una storia di oppressione e liberazione che ha un'altissima valenza simbolica. Al di là dei riferimenti ebraici, ritengo che sia una storia universale molto radicata nel mondo contemporaneo".

Qual è la struttura musicale dell'opera? Ci sono citazioni della musica ebraica?
"La storia viene raccontata attraverso scene di melologo anche se il nocciolo della vicenda è affidato alla successione di tre grandi arie d'opera, per così dire tradizionali. Le citazioni di musica ebraica sono minime: soltanto alla fine traspare, appena udibile, un canto tradizionale della festa di Purìm. Sono più evidenti suggestioni melodiche dello Stravinskij etnico, quello de Les Noces per intenderci, con sistemi pentatonici, modali e pandiatonici. La partitura procede attraverso una alternanza di bianchi e neri, ossia di episodi diatonici e sequenze cromatiche".

Perché ha deciso di impiegare una sola cantante?
"Fin da quando ho concepito l'opera ho immaginato di rendere la solitudine di Estér distinguendola vocalmente dagli altri interpreti, che sono attori: se attraverso la recitazione gli altri personaggi rendono perfettamente intelligibile il testo e la storia, il canto di Estér crea atmosfere e emozioni, rende più criptica, più allusiva e in un certo senso "moderna" la protagonista".

Com'è nata e si è sviluppata la collaborazione con la librettista Sandra Reberschak?
"Avevo letto i suoi romanzi e le ho offerto una traccia del soggetto sul quale lei è intervenuta con proposte creative. Per le parti recitate ha proceduto in modo più autonomo, per la parte relativa a Estér ha approntato più varianti per assecondare la composizione musicale. Il nostro è stato un lavoro integrato, la felice scoperta della possibilità di lavorare insieme".

Mentre scrive l'opera, le capita di pensare che tra il pubblico ci saranno parecchi ragazzi in età scolare?
"È un pensiero che influenza alcune parti dell'opera più di altre. In generale, per alcuni momenti ho cercato dei meccanismi comunicativi relativamente semplici; in altri casi mi sono affidato alla capacità dei giovani di fantasticare e di interpretare, lasciandomi così più libertà linguistica. Su questo punto ho fiducia: non credo ci sia nulla di volutamente difficile, si può seguire la storia senza trovarsi di fronte a ostacoli insormontabili. Gli scarti stilistici dovrebbero essere "godibili" anche per un pubblico non troppo smaliziato; ma su questo, l'unica prova sarà l'esecuzione".

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