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Maestro
Galoppini, al termine della scorsa stagione lei ha diretto tre repliche
del Matrimonio segreto di Cimarosa, che riprenderà questo
mese, allestito per le scuole. È stato il suo debutto operistico?
"Effettivamente sì. Avevo già diretto due anni
fa, sempre qui a Torino, Dido and Aeneas di Purcell, nella doppia
veste di cembalista e direttore, con un gruppo da camera che prevedeva
comunque soli, coro e strumenti, e pur sempre in un teatro importante,
insomma una vera produzione lirica, con un cast e un'orchestra;
è stata una bella esperienza. Normalmente in Teatro dirigo
gli "interni" dei complessi musicali in occasione delle
rappresentazioni che prevedono esecuzioni dietro le quinte, quindi
in una situazione particolare in cui la responsabilità è
sempre e comunque del direttore che decide dinamiche, andamento
ritmico, colori: su di me ricade solo la responsabilità di
realizzare il pensiero di un'altra persona. Quando invece si sale
sul podio ci si rende conto che le scelte vengono operate in prima
persona. Questo del Matrimonio segreto è un grande impegno,
un ulteriore passo avanti nell'apprendere cose nuove in una situazione
diversa. Un'esperienza entusiasmante ed emozionante".
Secondo
lei, perché il Matrimonio segreto, accanto ai capolavori
mozartiani, fa parte dei pochissimi titoli del Settecento rimasti
in repertorio nei teatri di tutto il mondo?
"Quest'opera possiede tutte le caratteristiche che incarnano
lo stile di Cimarosa: equilibrio, simmetria, piacevolezza, scorrevolezza,
freschezza di invenzione. Secondo me, i segreti stanno in alcuni
momenti innovativi dell'opera: il duetto dei due bassi all'inizio
del II atto che è una trovata rispetto all'epoca della composizione;
la figura di Paolino, tenore amoroso; i due finali dell'opera, entrambi
ben scritti e ben articolati; la trama che è piacevole e
funziona. Il busto di Cimarosa scolpito da Canova testimonia la
stima di cui godette l'autore anche dopo la sua morte.
Tengo a precisare che insieme a Evelino Pidò e al nostro
archivista Enrico Maria Ferrando abbiamo fatto un grande
lavoro sul manoscritto, avendo deciso di non utilizzare la revisione
di Donatoni. Siamo partiti da una vecchia edizione e abbiamo rivisto
soprattutto la parte orchestrale e le parti del canto: è
un'emozione vedere la scrittura del compositore, sempre molto chiara
e con una ricchezza di segni e di fraseggi impressionante, soprattutto
pensando alla velocità con la quale si componeva un'opera
a quei tempi".
Lei
sarà sul podio per quattro rappresentazioni riservate a un
pubblico di ragazzi. Come pensa che reagiranno i giovani ascoltatori?
Ha impostato il suo lavoro in funzione di questo particolare auditorio
oppure no?
"Io penso che l'opera purtroppo sia un mondo molto distante
da quello dei nostri ragazzi. Giudico meritevole l'attività
del Regio nel coinvolgere i giovanissimi: già avvicinarli
all'edificio in qualche modo sfata il mito del posto dove è
difficile entrare e potrebbe anche creare un'abitudine
L'anno
scorso ho partecipato alla gestazione della messa in scena del Piccolo
spazzacamino di Britten, in cui i ragazzi sono stati attivamente
coinvolti e hanno partecipato cantando (adeguatamente preparati
da insegnanti e maestri) un testo adatto a loro. Questo è
secondo me l'ideale: riuscire a trovare il teatro scritto per i
ragazzi. Trovo comunque interessante portare i ragazzi a vedere
un'opera "di tradizione" come il Matrimonio segreto. Per
l'occasione ho pensato di operare alcuni tagli e, insieme a Vittorio
Borrelli, che riprende la regia di Michael Hampe, ho lavorato puntando
sulla naturale vivacità dello spettacolo; il cast è
formato da interpreti che si divertono quando cantano e questo aspetto
in genere viene percepito dai ragazzi in sala
".
Da
parecchi anni lei lavora in seno alla direzione artistica e musicale
del Regio: che effetto fa dirigere i propri colleghi?
"Devo essere sincero: prima di accettare questo incarico mi
sono posto la stessa domanda; ci ho pensato qualche giorno prima
di dire di sì, proprio perché non è mai facile
passare a un incarico superiore e dover cambiare mansione di fronte
a chi ti vede da tanti anni fare determinate cose
Fin dalla
prima prova però ho avuto l'impressione che non ci sarebbero
stati problemi, e a essere sincero tutti hanno dato il massimo della
disponibilità. La nostra Orchestra ha la spiccata qualità
di saper ascoltare e seguire i cantanti e durante l'esecuzione ci
si rende conto di quanto ti aiuti a lavorare bene".
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