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novembre 2002

teatro regio torino

INTERVISTA - Un vivace Matrimonio per ragazzi
di Cecilia Fonsatti


Il maestr Alessandro Galoppini

Maestro Galoppini, al termine della scorsa stagione lei ha diretto tre repliche del Matrimonio segreto di Cimarosa, che riprenderà questo mese, allestito per le scuole. È stato il suo debutto operistico?
"Effettivamente sì. Avevo già diretto due anni fa, sempre qui a Torino, Dido and Aeneas di Purcell, nella doppia veste di cembalista e direttore, con un gruppo da camera che prevedeva comunque soli, coro e strumenti, e pur sempre in un teatro importante, insomma una vera produzione lirica, con un cast e un'orchestra; è stata una bella esperienza. Normalmente in Teatro dirigo gli "interni" dei complessi musicali in occasione delle rappresentazioni che prevedono esecuzioni dietro le quinte, quindi in una situazione particolare in cui la responsabilità è sempre e comunque del direttore che decide dinamiche, andamento ritmico, colori: su di me ricade solo la responsabilità di realizzare il pensiero di un'altra persona. Quando invece si sale sul podio ci si rende conto che le scelte vengono operate in prima persona. Questo del Matrimonio segreto è un grande impegno, un ulteriore passo avanti nell'apprendere cose nuove in una situazione diversa. Un'esperienza entusiasmante ed emozionante".

Secondo lei, perché il Matrimonio segreto, accanto ai capolavori mozartiani, fa parte dei pochissimi titoli del Settecento rimasti in repertorio nei teatri di tutto il mondo?
"Quest'opera possiede tutte le caratteristiche che incarnano lo stile di Cimarosa: equilibrio, simmetria, piacevolezza, scorrevolezza, freschezza di invenzione. Secondo me, i segreti stanno in alcuni momenti innovativi dell'opera: il duetto dei due bassi all'inizio del II atto che è una trovata rispetto all'epoca della composizione; la figura di Paolino, tenore amoroso; i due finali dell'opera, entrambi ben scritti e ben articolati; la trama che è piacevole e funziona. Il busto di Cimarosa scolpito da Canova testimonia la stima di cui godette l'autore anche dopo la sua morte.
Tengo a precisare che insieme a Evelino Pidò e al nostro archivista Enrico Maria Ferrando abbiamo fatto un grande lavoro sul manoscritto, avendo deciso di non utilizzare la revisione di Donatoni. Siamo partiti da una vecchia edizione e abbiamo rivisto soprattutto la parte orchestrale e le parti del canto: è un'emozione vedere la scrittura del compositore, sempre molto chiara e con una ricchezza di segni e di fraseggi impressionante, soprattutto pensando alla velocità con la quale si componeva un'opera a quei tempi".

Lei sarà sul podio per quattro rappresentazioni riservate a un pubblico di ragazzi. Come pensa che reagiranno i giovani ascoltatori? Ha impostato il suo lavoro in funzione di questo particolare auditorio oppure no?
"Io penso che l'opera purtroppo sia un mondo molto distante da quello dei nostri ragazzi. Giudico meritevole l'attività del Regio nel coinvolgere i giovanissimi: già avvicinarli all'edificio in qualche modo sfata il mito del posto dove è difficile entrare e potrebbe anche creare un'abitudine… L'anno scorso ho partecipato alla gestazione della messa in scena del Piccolo spazzacamino di Britten, in cui i ragazzi sono stati attivamente coinvolti e hanno partecipato cantando (adeguatamente preparati da insegnanti e maestri) un testo adatto a loro. Questo è secondo me l'ideale: riuscire a trovare il teatro scritto per i ragazzi. Trovo comunque interessante portare i ragazzi a vedere un'opera "di tradizione" come il Matrimonio segreto. Per l'occasione ho pensato di operare alcuni tagli e, insieme a Vittorio Borrelli, che riprende la regia di Michael Hampe, ho lavorato puntando sulla naturale vivacità dello spettacolo; il cast è formato da interpreti che si divertono quando cantano e questo aspetto in genere viene percepito dai ragazzi in sala…".

Da parecchi anni lei lavora in seno alla direzione artistica e musicale del Regio: che effetto fa dirigere i propri colleghi?
"Devo essere sincero: prima di accettare questo incarico mi sono posto la stessa domanda; ci ho pensato qualche giorno prima di dire di sì, proprio perché non è mai facile passare a un incarico superiore e dover cambiare mansione di fronte a chi ti vede da tanti anni fare determinate cose… Fin dalla prima prova però ho avuto l'impressione che non ci sarebbero stati problemi, e a essere sincero tutti hanno dato il massimo della disponibilità. La nostra Orchestra ha la spiccata qualità di saper ascoltare e seguire i cantanti e durante l'esecuzione ci si rende conto di quanto ti aiuti a lavorare bene".

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Dall'8 al 13 novembre andranno in scena quattro recite del Matrimonio segreto di Domenico Cimarosa diretto da Alessandro Galoppini, riservate ai ragazzi delle scuole che partecipano al progetto La Scuola all'Opera.