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Nella
serie dei musicisti "inclassificabili", il clarinettista
e sassofonista francese Louis Sclavis (Lione, 1953) figura
da parecchi anni, sin dall'inizio della sua carriera, quando le
esperienze nel settore dell'improvvisazione radicale gli permettono
di sperimentare la sua propensione a una musica totale, disobbediente
alle leggi inviolabili dei generi con un approccio fisico, sensitivo
e ben poco concettuale allo strumento. L'universo della sua musica
ricalca quello di un caleidoscopio dove albergano con pari dignità
il jazz, la contemporanea, il folk multietnico nonché stranianti
pagine della musica colta europea. Dopo aver fatto parte di un quartetto
di clarinetti (con Michel Portal, Jacques Di Donato e Jean-Louis
Chautemps) si distingue in una lunga serie di collaborazioni con
musicisti del calibro di Tony Oxley, George Lewis,
Joe Lovano, Anthony Braxton, Cecyl Taylor,
Gianluigi Trovesi, Tim Berne, Michel Portal
e soprattutto con il batterista Aldo Romano e il contrabbassista
Henry Texier, i cui frutti continuano a esplicarsi oggi.
Si inoltra nel mare magnum del grande Duke Ellington esplorandolo
secondo la sua originale e personalissima estetica musicale e dedica
una lancinante e spregiudicata incisione discografica al compositore
barocco Jean-Philippe Rameau. Nel contempo si esibisce come strumentista
classico nei lavori del compositore Fabien Tehericsen e si
dedica a più riprese all'interazione con altri linguaggi
come il teatro (collaborando con la compagnia teatrale di Christian
Véricel e con Jean-Louis Martinelli), la danza (Mathilde
Monnier), la fotografia (Guy Le Querrec) e il cinema. Dopo aver
composto la colonna sonora del film Kadosh di Amos Gitai
e quella di ça commence aujourd'hui di Bertrand Tavernier,
Sclavis si lancia nella difficile sfida di musicare oggi un film
del 1930, quel Dans la nuit di Charles Vanel, considerato
l'ultimo film muto della cinematografia francese perché girato
proprio in contemporanea all'arrivo del sonoro e per questo, sfortunatamente
dimenticato nonostante il suo valore. Edita in cd dalla etichetta
ECM, la colonna sonora, oltre a ricalcare l'atmosfera dell'ambientazione
(una comunità di minatori francesi) sottolinea i sentimenti
dei personaggi, si infila in contrappunto alle immagini stesse senza
indugiare nel descrittivismo ma anzi, prendendo talvolta la distanza
dalle immagini stesse alla ricerca di contrasti che, grazie all'improvvisazione
simultanea, ne rafforzano l'interazione con una sensibilità
moderna e toccante.
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Un
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Una
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