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Extravagances
et catastrophes. Questo il filo conduttore dell'edizione del
festival belga di arti contemporanee della scena (Bellone Brigittines)
in cui fu presentato Simonetta Vespucci, sorta di telescopio
sull'epoca di Piero di Cosimo, con lo sguardo del presente. Ma punto
di disequilibrio, bilico fra stravaganza e catastrofe è un
po' la cifra stilistica di tutta la produzione - tre film e quindici
spettacoli - del tandem Nicole Mossoux e Patrick Bonté,
che negli anni ha costruito un linguaggio teatrale oscuro e parlante,
sconcertante e divertente. Capace di condividere un turbamento e
di creare una strana familiarità, un'intimità fredda
con lo spettatore. A partire dai lembi torbidi del nostro sentire,
creando inciampi percettivi, Mossoux-Bonté danno voce a intime
stravaganze, suscitano catastrofi nelle idee codificate e ricevute.
Sapienti collusioni fra danza, immagine e recitazione convocano
in chi guarda un diverso approccio a sé e alle cose. Che
si tratti di un manipolo di danz-attori sguinzagliati nella metropolitana
di Bruxelles all'ora di punta o di un lavoro sui fantasmi evocati
dalle principesse ambigue di Lucas Cranach il Vecchio. Con
sfalsamenti di prospettiva, giochi di forma che snaturano il reale,
frammentazioni del racconto, l'incontro con il Manierismo in fondo
era già avvenuto. In Simonetta Vespucci però il ritratto
e l'immagine, fra l'epoca di Piero di Cosimo e la nostra contemporaneità
diventano tema definito di indagine. Pennellate del primo manierismo
fiorentino risalgono i tempi filtrate dalla sensibilità degli
autori, forse più vicina a Henri Michaux che al Pontormo
o ad Andrea del Sarto. Personaggi sbalzati dal Rinascimento nella
nostra epoca: cortigiane sfrontate, martiri nudi, aristocratiche
dagli improbabili copricapi, armigeri imbelli, o uomini moderni,
che dal nostro secolo si ritrovano in festini maliziosi del tempo
dei Medici, evocano immagini visionarie, che si ricompongono e trovano
un compimento negli occhi dello spettatore. Mentre alcune telecamere
rimandano dettagli, ingigantiti fino all'osceno. C'è grande
consapevolezza nell'uso del gesto, della recitazione e delle inquadrature,
così come delle ossessioni che accompagnano il cammino dei
viventi, in sospeso fra stravaganze e catastrofi.
| Autori
rari alle conferenze del Regio |
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Nel
mese di novembre le Conferenze del Regio offrono
occasioni d'ascolto davvero rare. Se alla fine del mese
scorso, in preparazione del 100° anniversario della
Adriana Lecouvreur di Cilea che viene celebrato
il 6 novembre con Magda Olivero e Nandi Ostali, si erano
udite nella Sala del Caminetto pagine di Ettore Perosio
e Edoardo Vera, il 13 e il 20 novembre sono di
scena quattro compositori oggi poco noti del Novecento
italiano: il marchigiano Lino Liviabella e i piemontesi
Giovanni Ferrua, Adolfo Gandino e Vincenzo Davico.
Il ricordo di Liviabella, nato cent'anni fa, è
affidato al figlio Lucio che intreccia le sue testimonianze
con alcune pagine strumentali eseguite al violino dal
nipote del compositore, Fulvio, alla viola da Luca Ranieri
e al pianoforte da Paolo Vergari.
Gli itinerari, le ricerche e le emozioni di Ferrua,
Gandino e Davico sono oggetto della conferenza di Igor
Bergese, ricercatore e musicologo attento alle tradizioni
musicali locali che, grazie al sostegno della Civica
Associazione Musicale Cheraschese "Carlo e Anna
Ferrua" e al patrocinio dell'Istituto per i Beni
Musicali in Piemonte, propone al pubblico alcune arie
d'opera e da camera dei tre autori interpretate dal
soprano Francesca Micarelli e dal tenore Michele Ravera
accompagnati dal pianista Paolo Fiamingo
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IN MUSICA |
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Il
sito della Compagnie Mossoux-Bonté |
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Una
scheda dello spettacolo Simonetta Vespucci |
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Le
conferenze del Regio |
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| CALENDARIO
SETTIMANALE |
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1
/9 novembre |
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10/15
novembre |
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16
/24 novembre |
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25
/30 novembre |
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