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novembre 2002

gli argomenti del mese

Haydn londinese
di Andrea Lanza


András Schiff

Londra, 17 febbraio 1792. Nella sala di Hanover Square ha inizio, dopo i trionfi dell'anno precedente, la seconda serie dei Concerti Salomon, con le nuove sinfonie composte da Haydn per il pubblico inglese. I concerti si terranno ogni venerdì, salvo il Venerdì Santo, sino al 18 maggio. La concorrenza è rappresentata dalla stagione del Concerto dei professori, diretto da Wilhelm Cramer, che si esibisce nella stessa sala il mercoledì. Quell'anno la competizione promette scintille, poiché Cramer, per contrastare Salomon, ha fatto venire da Strasburgo nientemeno che Ignaz Pleyel, il migliore allievo di Haydn. Così il certame, gonfiato dalle gazzette, assume le tinte di un parricidio: il vecchio maestro contro il giovane allievo, lo "Shakespeare della musica" contro il più versatile e leggero rampollo, Austria contro Francia.
È la Londra concitata e febbrile di Fielding, di Hogarth, di Blake, una tumultuosa megalopoli di un milione di abitanti (Vienna non arrivava a 200.000), dove si incontrano tutti i mestieri e circolano tutte le idee, alimentate da immigrati di ogni provenienza, soprattutto italiani, ma poi anche francesi (in seguito alla Rivoluzione). Il chiasso delle strade è tale da costringere Haydn a cambiare spesso appartamento in cerca di pace. In musica Londra offre quattro teatri d'opera e una miriade di società concertistiche che si contendono ferocemente un mercato che il tramonto dell'egemonia italiana ha lasciato libero. Se re Giorgio nella sua maniacale demenza non vorrebbe ascoltare altro che Haendel, il pubblico londinese è invece affamato di novità e, volubile e bizzoso, costringe gli impresari a continui rilanci se non vogliono soccombere alla legge spietata della domanda e dell'offerta.
Nel 1792 Haydn è un anziano provinciale di sessant'anni, ma non si lascia impressionare. È curioso di tutto e riempie i suoi diari di aneddoti e curiosità da raccontare agli amici; sa intendere gli umori del nuovo pubblico, ma nella stupefacente metamorfosi del suo stile ha ben saldo ciò che distingue l'effimero dalle sovrane esigenze dell'arte. L'"armonica battaglia" con Pleyel lo amareggia perché vuole bene al suo allievo. Così passa le serate con lui e scrivendo all'amica Genzinger a Eisenstadt la mette sul salomonico ("Sapete come andrà a finire? Ciascuno avrà la sua fetta di gloria e tornerà a casa contento"). Più allarmato è Peter Salomon che nell'impresa ha investito tutto il suo prestigio e il suo capitale. Già nel secondo concerto ha insistito con Haydn perché infilasse nella Sinfonia n. 98 un piccolo "a solo" di pianoforte per smentire chi sosteneva che suonasse male. Ma ora vuole spingersi oltre e sfidare il francese sul suo stesso terreno, vale a dire nella sinfonia concertante, un genere che Haydn detesta perché gli sembra un abominio disturbare con l'esibizione di qualche virtuoso la superiore coerenza intellettuale che deve dominare il discorso sinfonico. Ma tant'è. A un amico non si può rifiutare un favore, e poi in fatto di gusti inglesi Haydn deve rimettersi al giudizio di Salomon. Nacque così la Sinfonia concertante Hob. I n. 105 per violino, violoncello, oboe, fagotto e orchestra, che venne eseguita il venerdì 9 marzo. Un trionfo.
La Sinfonia concertante (unica nel catalogo di Haydn) la si potrà riascoltare a Torino in novembre, nella stagione della Rai, con la direzione di De Burgos, insieme ad altre due sinfonie haydniane, la n. 67 in fa maggiore (composta a Esterháza verso il 1775) e la n. 100, nota come Sinfonia militare e scritta anch'essa per Londra, nel 1794, con impiego di piatti, triangolo e grancassa in un interludio "rumoroso" nel secondo movimento a evocare, in piena campagna napoleonica, spiriti guerreschi a uso degli inglesi e degli scampati al Terrore. Altro Haydn degli anni londinesi è in programma all'Unione Musicale con il Trio Altenberg e il pianista András Schiff. Oltre al Trio in mi minore per pianoforte, violino e violoncello, con uno splendido Andante in tempo di siciliana, composto un paio d'anni prima della partenza per Londra (1789), eseguiranno la Sonata in re maggiore Hob. XVI n. 51 (1794-95), l'ultima sonata per pianoforte di Haydn, quasi certamente scritta per Rebecca Schröter, pianista dilettante e sua amica del cuore a Londra; e l'Andante con variazioni in fa minore Hob. XVII n. 6, composto a Vienna nell'intervallo fra i due viaggi inglesi. La musica di Haydn non contiene di norma riferimenti autobiografici. E tuttavia è quasi impossibile non pensare che questo straordinario ed enigmatico Andante (con una serie di variazioni alternate su due temi maggiore-minore), una delle più delicate e sublimi meditazioni sulla morte, quasi una metafora musicale della caducità umana, sia apparso alla mente di Haydn nel ritrovare, al rientro da Londra, una Vienna più vuota e più triste dopo la scomparsa prematura di Mozart e dell'amata Marianne von Genzinger. Come dire: anche papà Haydn aveva un cuore.

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