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Londra,
17 febbraio 1792. Nella sala di Hanover Square ha inizio,
dopo i trionfi dell'anno precedente, la seconda serie dei Concerti
Salomon, con le nuove sinfonie composte da Haydn per il pubblico
inglese. I concerti si terranno ogni venerdì, salvo il Venerdì
Santo, sino al 18 maggio. La concorrenza è rappresentata
dalla stagione del Concerto dei professori, diretto da Wilhelm
Cramer, che si esibisce nella stessa sala il mercoledì.
Quell'anno la competizione promette scintille, poiché Cramer,
per contrastare Salomon, ha fatto venire da Strasburgo nientemeno
che Ignaz Pleyel, il migliore allievo di Haydn. Così
il certame, gonfiato dalle gazzette, assume le tinte di un parricidio:
il vecchio maestro contro il giovane allievo, lo "Shakespeare
della musica" contro il più versatile e leggero rampollo,
Austria contro Francia.
È la Londra concitata e febbrile di Fielding, di Hogarth,
di Blake, una tumultuosa megalopoli di un milione di abitanti (Vienna
non arrivava a 200.000), dove si incontrano tutti i mestieri e circolano
tutte le idee, alimentate da immigrati di ogni provenienza, soprattutto
italiani, ma poi anche francesi (in seguito alla Rivoluzione). Il
chiasso delle strade è tale da costringere Haydn a cambiare
spesso appartamento in cerca di pace. In musica Londra offre quattro
teatri d'opera e una miriade di società concertistiche che
si contendono ferocemente un mercato che il tramonto dell'egemonia
italiana ha lasciato libero. Se re Giorgio nella sua maniacale demenza
non vorrebbe ascoltare altro che Haendel, il pubblico londinese
è invece affamato di novità e, volubile e bizzoso,
costringe gli impresari a continui rilanci se non vogliono soccombere
alla legge spietata della domanda e dell'offerta.
Nel 1792 Haydn è un anziano provinciale di sessant'anni,
ma non si lascia impressionare. È curioso di tutto e riempie
i suoi diari di aneddoti e curiosità da raccontare agli amici;
sa intendere gli umori del nuovo pubblico, ma nella stupefacente
metamorfosi del suo stile ha ben saldo ciò che distingue
l'effimero dalle sovrane esigenze dell'arte. L'"armonica battaglia"
con Pleyel lo amareggia perché vuole bene al suo allievo.
Così passa le serate con lui e scrivendo all'amica Genzinger
a Eisenstadt la mette sul salomonico ("Sapete come andrà
a finire? Ciascuno avrà la sua fetta di gloria e tornerà
a casa contento"). Più allarmato è Peter Salomon
che nell'impresa ha investito tutto il suo prestigio e il suo capitale.
Già nel secondo concerto ha insistito con Haydn perché
infilasse nella Sinfonia n. 98 un piccolo "a solo" di
pianoforte per smentire chi sosteneva che suonasse male. Ma ora
vuole spingersi oltre e sfidare il francese sul suo stesso terreno,
vale a dire nella sinfonia concertante, un genere che Haydn detesta
perché gli sembra un abominio disturbare con l'esibizione
di qualche virtuoso la superiore coerenza intellettuale che deve
dominare il discorso sinfonico. Ma tant'è. A un amico non
si può rifiutare un favore, e poi in fatto di gusti inglesi
Haydn deve rimettersi al giudizio di Salomon. Nacque così
la Sinfonia concertante Hob. I n. 105 per violino, violoncello,
oboe, fagotto e orchestra, che venne eseguita il venerdì
9 marzo. Un trionfo.
La Sinfonia concertante (unica nel catalogo di Haydn) la si potrà
riascoltare a Torino in novembre, nella stagione della Rai, con
la direzione di De Burgos, insieme ad altre due sinfonie
haydniane, la n. 67 in fa maggiore (composta a Esterháza
verso il 1775) e la n. 100, nota come Sinfonia militare e
scritta anch'essa per Londra, nel 1794, con impiego di piatti, triangolo
e grancassa in un interludio "rumoroso" nel secondo movimento
a evocare, in piena campagna napoleonica, spiriti guerreschi a uso
degli inglesi e degli scampati al Terrore. Altro Haydn degli anni
londinesi è in programma all'Unione Musicale con il Trio
Altenberg e il pianista András Schiff. Oltre al Trio
in mi minore per pianoforte, violino e violoncello, con uno splendido
Andante in tempo di siciliana, composto un paio d'anni prima della
partenza per Londra (1789), eseguiranno la Sonata in re maggiore
Hob. XVI n. 51 (1794-95), l'ultima sonata per pianoforte di
Haydn, quasi certamente scritta per Rebecca Schröter, pianista
dilettante e sua amica del cuore a Londra; e l'Andante con variazioni
in fa minore Hob. XVII n. 6, composto a Vienna nell'intervallo
fra i due viaggi inglesi. La musica di Haydn non contiene di norma
riferimenti autobiografici. E tuttavia è quasi impossibile
non pensare che questo straordinario ed enigmatico Andante (con
una serie di variazioni alternate su due temi maggiore-minore),
una delle più delicate e sublimi meditazioni sulla morte,
quasi una metafora musicale della caducità umana, sia apparso
alla mente di Haydn nel ritrovare, al rientro da Londra, una Vienna
più vuota e più triste dopo la scomparsa prematura
di Mozart e dell'amata Marianne von Genzinger. Come dire: anche
papà Haydn aveva un cuore.
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