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Il
contemporaneo.
Puntare prima di tutto sul contemporaneo.
È la prima delle indicazioni emerse durante un incontro con
i direttori artistici degli enti fondatori di Sistema Musica promosso
da questo giornale. Si parlava di didattica e di divulgazione musicale,
di come avvicinare i giovani all'ascolto, e si confrontavano esperienze
per verificare l'esistenza di pensieri condivisi. Ebbene: a sorpresa
si è scoperto un accordo su alcune idee molto precise.
1.
Per un giovane potenziale ascoltatore è più interessante
avvicinarsi prima a ciò che si scrive e a ciò che
si suona oggi. Sono i compositori viventi che lo possono attrarre,
è la libertà divertita di interpreti che insieme a
Schubert suonano Jimi Hendricks, sono i progetti di teatro musicale
che si rifanno a esperienze del presente che lo incuriosiscono,
è la percezione che la musica di tradizione classica fa parte
di una cultura viva, palpitante. Poi avrà tempo e modo per
scoprire Beethoven e Rossini.
2.
La musica bisogna viverla fisicamente. È ardua la pretesa
di fare entusiasmare a un ascolto immobile chi invece è abituato
a sentire musica con tutto il corpo. È nel rapporto con il
gesto che si sviluppa il pensiero dell'ascolto, è attraverso
la percezione che ne hanno mani e gambe e stomaco che scocca la
scintilla della curiosità per l'oggetto musicale. Il piacere
del pensiero astratto verrà dopo, quando necessario, dove
necessario.
3.
La musica di tradizione classica non è un oggetto facile
ed esiste un tempo di maturazione per l'ascoltatore. Così
come non ci si stupisce se un buon Barbaresco viene apprezzato a
trent'anni, non deve stupire se il gusto per una Sonata di Beethoven
sfugge alla giovinezza o se si deve pazientare a lungo per lasciarsi
affascinare da un Quartetto di Bartók. Certo, prima
si scopre la musica classica e meglio è, perché la
si apprezza per più anni, perché si evita di diventare
dei fanatici colpiti da una passione improvvisa a quarant'anni.
Ma è inutile (e scorretto) pensare di semplificare la realtà
per renderla appetibile: una lentezza dell'approccio va messa in
conto.
Non
è una ricetta magica, non è nemmeno un progetto: sono
soltanto indicazioni, magari utili per chi si trova a sviluppare
attività didattiche o divulgative, comunque interessanti
per fotografare il pensiero comune di chi a Torino produce e distribuisce
musica.
Che cosa ne pensate?
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