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novembre 2002
Editoriale
Tre punti fermi
di Nicola Campogrande

Mikhail Barysnikov

Il contemporaneo.
Puntare prima di tutto sul contemporaneo.
È la prima delle indicazioni emerse durante un incontro con i direttori artistici degli enti fondatori di Sistema Musica promosso da questo giornale. Si parlava di didattica e di divulgazione musicale, di come avvicinare i giovani all'ascolto, e si confrontavano esperienze per verificare l'esistenza di pensieri condivisi. Ebbene: a sorpresa si è scoperto un accordo su alcune idee molto precise.

1. Per un giovane potenziale ascoltatore è più interessante avvicinarsi prima a ciò che si scrive e a ciò che si suona oggi. Sono i compositori viventi che lo possono attrarre, è la libertà divertita di interpreti che insieme a Schubert suonano Jimi Hendricks, sono i progetti di teatro musicale che si rifanno a esperienze del presente che lo incuriosiscono, è la percezione che la musica di tradizione classica fa parte di una cultura viva, palpitante. Poi avrà tempo e modo per scoprire Beethoven e Rossini.

2. La musica bisogna viverla fisicamente. È ardua la pretesa di fare entusiasmare a un ascolto immobile chi invece è abituato a sentire musica con tutto il corpo. È nel rapporto con il gesto che si sviluppa il pensiero dell'ascolto, è attraverso la percezione che ne hanno mani e gambe e stomaco che scocca la scintilla della curiosità per l'oggetto musicale. Il piacere del pensiero astratto verrà dopo, quando necessario, dove necessario.

3. La musica di tradizione classica non è un oggetto facile ed esiste un tempo di maturazione per l'ascoltatore. Così come non ci si stupisce se un buon Barbaresco viene apprezzato a trent'anni, non deve stupire se il gusto per una Sonata di Beethoven sfugge alla giovinezza o se si deve pazientare a lungo per lasciarsi affascinare da un Quartetto di Bartók. Certo, prima si scopre la musica classica e meglio è, perché la si apprezza per più anni, perché si evita di diventare dei fanatici colpiti da una passione improvvisa a quarant'anni. Ma è inutile (e scorretto) pensare di semplificare la realtà per renderla appetibile: una lentezza dell'approccio va messa in conto.

Non è una ricetta magica, non è nemmeno un progetto: sono soltanto indicazioni, magari utili per chi si trova a sviluppare attività didattiche o divulgative, comunque interessanti per fotografare il pensiero comune di chi a Torino produce e distribuisce musica.
Che cosa ne pensate?