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Leggero Clavicembalo
Bartolomeo
Cristofori, Sei Sonate di varij Autori
Musiche di della Ciaja, Haendel, D. Scarlatti, Giustini, Marcello,
Zipoli
Luca Guglielmi, gravecembalo col piano e forte
1 cd Stradivarius
L'idea
è spericolata ma legittima: inventare una fittizia
raccolta di sonate riunendo pagine che è plausibile
siano state suonate agli inizi del Settecento su quel meraviglioso
strumento appena nato che era il gravecembalo col piano e
forte. Ideato da Bartolomeo Cristofori sulla spinta dell'effervescenza
culturale e creativa della corte medicea, questo progenitore
del pianoforte era, in effetti, l'uovo di Colombo: manteneva
le sonorità cembalistiche che all'epoca segnavano il
paesaggio sonoro ma regalava allo strumento possibilità
dinamiche, e dunque meraviglia, e dunque emozioni. Lo si ascolta
bene in questa finta antologia d'epoca, creata e suonata da
Luca Guglielmi su una copia di un gravecembalo realizzato
da Cristofori nel 1726: lo ha costruito Kerstin Schwarz mantenendo
la leggerezza quasi irreale dei meccanismi - e dunque del
suono - originali. (nicola campogrande)
Ottoni
si nasce
PentaBrass in Suite impromptu
Musiche di Soldh, Lafosse, Bach, Verdi, Bernstein - 1 cd Smc

Brass Express in concerto
Musiche di Dukas, Gabrieli, Holborne, Saglietti, Previn, Hawkins
- 1 cd Leonardi
Uno ha in copertina la campana di una tuba, nella quale si
specchia tutta la formazione. L'altro espone un corno, una
tromba e altro metallo. Entrambi, una volta inseriti nel lettore,
sparano dalle casse l'elettricità irrefrenabile che
quel genere di formazione ha dentro. Perché di due
dischi si tratta, due cd, pubblicati a poche settimane di
distanza, che hanno come protagonisti i due (notevoli) quintetti
di ottoni nati in seno alle grandi orchestre cittadine: il
Brass Express è composto da professori dell'Orchestra
Nazionale della Rai mentre il PentaBrass schiera i colleghi
dell'Orchestra del Regio. E il confronto è gustoso,
perché le scelte di repertorio - all'interno di ciò
che esiste in originale e di ciò che può essere
trascritto per un quintetto di ottoni - rispecchiano le abitudini
delle due orchestre. Il Brass Express apre con La péri
di Dukas, passa attraverso una Canzona rinascimentale di Giovanni
Gabrieli, si avventura lungo le impegnative, affascinanti,
curiose Impressioni di Corrado Maria Saglietti (il cornista
del gruppo), affronta l'avanguardia allegra di André
Previn: d'altra parte questo fa, per vocazione, l'Orchestra
Rai: corre su e giù per i secoli, frequenta (un po')
la musica contemporanea, esorta i suoi musicisti a una disciplina
espressiva contenuta. I PentaBrass invece fanno dichiaratamente
teatro: aprono con un pezzo scenosissimo di un certo Soldh,
si scatenano con la Suite impromptu di Lafosse (che dà
il titolo al disco), fanno un po' di Bach ma si capisce che
il loro piatto forte è una trascrizione da La forza
del destino. Poi, manco a dirlo, entrambe le formazioni si
ritrovano a jazzare (contro il Bernstein dei PentaBrass, i
Brass Express scelgono Tuxedo Junction); anche lì,
però, mantenendo salde le radici: quelli della Rai
(Joe Burnam, Ercole Ceretta, Andrea Lucchi, Corrado Maria
Saglietti e Daryl Smith) fanno, giustamente, i raffinati;
i cinque del Regio (Vincent Lepape, Ivanu Buat, Ugo Favaro,
Marco Rigoletti e Rudy Colusso) si presentano invece con una
irresistibile grinta maliarda. (n.c.)
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