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settembre 2002

torino settembre musica

INTERVISTA - Ecologia dell'ascolto
di Luisa Curinga


Foto di Salvatore Sciarrino

Maestro Sciarrino, la sua musica è permeata dal silenzio e spesso i suoni sono al limite dell'udibilità. Qual è per lei l'importanza del silenzio? Ha anche l'intento di mettere alla prova l'ascoltatore?
"Anche. Determina un clima di attenzione tale che l'ascoltatore sente più di prima, proprio perché gli eventi, in certi punti strategici della composizione, sfiorano il limite del percepibile. L'esecutore talvolta vorrebbe suonare più forte pensando di fare sentire meglio; invece quando si abbandona al silenzio, l'ascolto diviene assai più intenso, con una capacità di nitidezza incredibile, che normalmente non possediamo. Credo che in questi pezzi ci sia un po' incorporata la possibilità di esercitare le facoltà della percezione; in questo modo l'ascoltatore viene non solo aiutato a sentire il pezzo, ma a sentire il mondo in modo diverso".

Si potrebbe parlare di una sorta di "ecologia dell'ascolto".
"Sì, la pulizia dell'orecchio è fondamentale: senza di essa non si riesce ad ascoltare nessun pezzo. Per la musica antica è più facile perché ci risulta familiare e non la rifiutiamo, ci entra comunque nelle orecchie; c'è invece un rifiuto istintivo della musica nuova, per cui è necessario fare questa operazione di rilassamento, di apertura della mente e di pulizia dell'orecchio".

In un certo senso, connessa al ruolo del silenzio, nella sua musica c'è anche l'attenzione peculiare al suono nel suo momento germinale.
"Sì, è vero, al suono che nasce. È un'attenzione che è sempre stata connaturata in me, su cui ho poi riflettuto, teorizzato, ma che nasce proprio in maniera istintiva. Sono io a essere così, sento più degli altri, con più attenzione, con più emozione, e questo si trasmetterebbe automaticamente in quello che scrivo, anche se non volessi. Ultimamente, per debito di amicizia, ho fatto una trascrizione di Sophisticated Lady per big band. Non l'ho ancora ascoltata, ma chi l'ha provata e diretta mi ha detto che sembra un mio pezzo. Io ho fatto, su queste note di una melodia che resta riconoscibile, un'operazione di riduzione ai minimi termini e di potenziamento del contrasto tra pieno e vuoto. Avevo già trascritto altre volte questa canzone: ma in questo caso, avendo la big band, che è una formazione ormai popolare, un po' assimilabile alla fisarmonica o alla chitarra, non volendola impiegare come uno strumento popolare, ho usato delle precauzioni e quindi me la sono reinventata. Quello che è venuto fuori è il "suono silenzioso" e il potenziamento dell'attenzione dell'ascolto".

Nel concetto di "suono silenzioso" c'è forse anche l'intenzione di ricreare una nuova dimensione spazio- temporale?
"Sì e no. Più che altro si tratta della rivelazione del meccanismo dell'ascolto puro e semplice che, prima ancora che acustico, è un fatto psicologico: bisogna essere coscienti che se non c'è qualcuno che ascolta il suono non esiste. Allora, su che cosa lavora il compositore? Prima di tutto sulla percezione di chi ascolta. Nella mia musica c'è uno spostamento dell'attenzione dal mondo oggettivo del testo, del linguaggio, a ciò che arriva all'ascoltatore e a come egli lo percepisce. Per quel che riguarda il silenzio e tutto ciò che rende più sottile l'ascolto, credo che la mia musica consenta un enorme affinamento della sensibilità uditiva. Proprio in questi giorni sto scrivendo una nota di programma in cui racconto l'esperienza di una mia amica che si era riservata di ascoltare delle cassette di miei pezzi fuori orario di lavoro. Durante il week end parte e si mette ad ascoltare con il walkman. E si rende conto che la cuffia non riesce a isolarla come accade per le altre musiche. I suoni prodotti intorno, anche se deboli, interferiscono, e questo accade perché non c'è una vera differenza tra i suoni che uso io e quelli del mondo che ci circonda. Cage viene visto come il maestro del silenzio, però i suoni che lui usa sono già più nobili di quelli della realtà; i miei suoni, invece, hanno delle caratteristiche che li fanno confondere con quelli naturali. La mia amica non è riuscita ad ascoltare niente, con enorme frustrazione, e ha dovuto smettere. Grazie a questa esperienza lei ora ha coscienza più di altri della perfetta adesione tra il mondo reale e il mondo del silenzio. Quando ascolti un mio pezzo in una sala di concerto improvvisamente senti i suoni esterni, suoni che magari non hai mai sentito in quella sala, perché ascolti di più".

Quindi la fisiologia del pezzo corrisponde alla fisiologia naturale del respiro?
"Sì. Naturalmente è qualcosa di voluto, di calcolato, però sono calcoli totalmente intuitivi, empirici, relativi ai differenti contesti; non c'è numero precostituito o sezione aurea che ti possa dire dove tu debba inserire un elemento o un altro. Sono queste le scelte responsabili del compositore".

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(da una conversazione avvenuta a
Città di Castello nel febbraio 2000)