Sistema Musica aprile 2003
unione musicale
  Andsnes, la nuova star del pianoforte
di Alberto Bosco
mercoledì 16 aprile
Conservatorio ore 21
serie verde

Leif Ove Andsnes pianoforte
Musiche di Chopin, Grieg, Debussy, Miyoshi

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  Il sito ufficiale di Leif Ove Andsnes (in inglese)
Leif Ove AndsnesIl norvegese Leif Ove Andsnes si sta affermando come uno dei giovani pianisti di riferimento nel panorama internazionale. È richiestissimo ovunque. Inseguendolo tra Olanda, Danimarca e Stati Uniti, l'abbiamo finalmente raggiunto al telefono nell'Illinois per fargli alcune domande, in vista del suo primo concerto da solista nella nostra città.

Maestro Andsnes, lei è spesso impegnato negli USA, dove è molto apprezzato. Per i musicisti che vanno in tournée oltreoceano c'è una meta che rappresenta insieme un traguardo e un nuovo inizio: la Carnegie Hall di New York. Lei vi debuttò molto giovane. Come fu quell'esperienza?
"Suonare per la prima volta alla Carnegie Hall è qualcosa di unico. Sia per la sala, che è enorme ma acusticamente perfetta, sia per l'importanza che un debutto in questo posto ha per la carriera di un musicista. Quando vi suonai nel 1999 tutti i tremila posti erano stati venduti e sentivo addosso una pressione molto forte. Ciononostante fui molto soddisfatto del concerto e riuscii a godermi la magica atmosfera. Tra poco vi suonerò nuovamente e spero di essere più rilassato così da divertirmi ancora di più".

Girando il mondo, lei ha avuto modo di suonare con le più grandi orchestre sinfoniche. Ce n'è una in particolare con cui ha stabilito una relazione privilegiata?
"Non posso fare a meno di nominare i Berliner Philharmoniker, con i quali negli ultimi tempi ho avuto la fortuna di collaborare in modo sempre più intenso. Ho appena registrato i Concerti di Grieg e Schumann con Mariss Jansons e con i Berliner ho eseguito anche il Secondo di Bartók: sul podio c'era Pierre Boulez, un musicista esigente ma che ho trovato molto disponibile e amichevole".

La sua collaborazione con Ian Bostridge, che è uno specialista di Lieder schubertiani, l'ha in qualche modo incoraggiata ad aggiungere i lavori pianistici di Schubert nel suo repertorio?
"Ho sempre nutrito un amore speciale per la musica di Schubert, ma è solo in questi ultimi tre anni che mi sono sentito all'altezza di proporla in pubblico. Con Ian c'è un'intesa artistica unica e tutto viene fuori molto naturalmente. L'idea che abbiamo avuto insieme è quella di proporre, in concerto o in disco, le Sonate e i Lieder in un'unica occasione di ascolto. Un'esperienza molto stimolante".

Nel suo repertorio figurano anche i poco battuti Concerti per pianoforte di Haydn…
"Sì, Haydn è uno dei miei autori preferiti. Già da studente ne suonavo spesso le Sonate sotto la guida del mio maestro. Ho sempre considerato la sua musica come la più fresca, quella capace di mettermi di buon umore la mattina. Rispetto a Mozart, che è più ambiguo e metafisico, Haydn è legato alla terra; è concreto, ma sempre molto raffinato".

Leif Ove AndsnesUn altro autore che lei esegue molto è Grieg. I suoi Pezzi lirici, però non riescono ancora a far parte del repertorio classico al pari dei pezzi brevi di Schumann o di Brahms. Lei ha una spiegazione?
"Credo che la forma sempre uguale di questi pezzi (A-B-A), li faccia sembrare in apparenza troppo semplici. In realtà ognuno di questi lavori ha una sua idea, una sua atmosfera e delle armonie speciali. I Pezzi lirici di Grieg sono una sorta di diario musicale e ne ho avuto la prova quando ho inciso questi brani suonandoli sul pianoforte di Grieg stesso: il timbro sempre caldo, il registro medio così avvolgente dello strumento erano perfetti nel restituire il loro carattere intimo e nostalgico".

Il programma del concerto per l'Unione Musicale è molto originale: Chopin, Grieg, Debussy, Miyoshi e poi di nuovo Chopin. Ci può dire qualcosa su queste scelte?
"I pezzi in programma si parlano l'un l'altro. Ad esempio, l'ultimo pezzo di Grieg è ispirato al suono delle campane, le cui impressioni sonore vengono riprese dal pezzo di Debussy, lo studio sulle sonorità contrapposte. Il brano di Miyoshi ha molto di francese e impressionistico, pur essendo tonalmente molto libero. Lo suono da dieci anni, da quando, ascoltatolo per la prima volta, me ne sono innamorato. Ha una scrittura pianistica perfetta e, eseguito prima della Sonata di Chopin, crea un effetto di contrasto che mi piace molto".

A proposito di programmazione, lei dirige anche un suo festival musicale in Norvegia. Con quale spirito affronta questa attività?
"Lo faccio da dieci anni e mi dà molte soddisfazioni. Il Festival dura una settimana, con venti concerti. L'idea è che i musicisti coinvolti, circa una trentina, sono invitati a rimanere per tutto il tempo della manifestazione, così da offrire al pubblico concerti con un organico molto variabile e in modo da creare uno spirito di comunità tra gli esecutori. È per questo che gli artisti fanno a gara per parteciparvi".

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