Sistema Musica aprile 2003
unione musicale
  Christophe Coin, violoncellista esploratore
di Angelo Chiarle
lunedì 14 aprile
Conservatorio ore 21
serie L'altro suono

Academia Montis Regalis
Christophe Coin violoncello e direttore
Musiche di C. Ph. E. Bach, Boccherini, Haydn

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  La scheda dello spettacolo del 14 aprile
  Il sito dell'Academia Montis Regalis
Christophe Coin "Filtra il vino…". Scorrendo il curriculum di Christophe Coin ritorna in mente l'esortazione del celebre Carme XI di Orazio, perché il giovane violoncellista francese, che il pubblico di Torino poté ascoltare il lontano 11 settembre 1981 alle prese con Bach e ammirare per il talento impetuoso, in vent'anni ha saputo tradurre in pratica l'aureo consiglio: vina liquere. Ha fatto propria - compito nient'affatto scontato - quella sapientia che il poeta latino augurava alla sua dolce puella. E quello che con la sua arte ora è in grado di profondere è senza dubbio uno splendido vino d'annata.
Classe 1958, nativo di Caen, Christophe Coin da sempre ha il violoncello nel sangue, un po' come Luigi Boccherini, il protagonista del programma del prossimo concerto. Talento precoce proprio come il compositore lucchese, che debuttò, violoncellista, a tredici anni: Coin a diciotto vince il Premier Prix al Conservatorio di Parigi sotto la guida di André Navarra. Una borsa di studio gli consente poi di proseguire gli studi presso la Musikhochschule di Vienna, dove trae partito anche dalle lezioni di Nikolaus Harnoncourt. Di lì a poco risulta decisivo l'incontro con Jordi Savall, che gli fa conoscere la viola da gamba e lo accoglie alla Schola Cantorum di Basilea. Coin non rinunzia, però, al violoncello moderno, e segue anche le lezioni di Mstislav Rostropovic?.
La sua carriera di concertista comincia alla grande: varie tournée con il Concentus Musicus di Vienna, l'incontro con Christopher Hogwood… Nel 1984 ha l'opportunità di collaborare con Rudolph Nureyev. In questo stesso anno con Erich Hobärth, Andrea Bischof e Anita Mitterer dà vita al Quatuor Mosaïques. L'esperienza di questo quartetto si rivela decisiva per Coin, nel senso oraziano cui s'è accennato sopra, un po' come nel 1766 fu per Boccherini suonare con Filippo Manfredi, Pietro Cardini e Giuseppe Cambini nel primo quartetto d'archi che la storia ricordi.
L'intensa attività concertistica ha portato Coin a esibirsi a fianco di artisti del calibro di Patrick Cohen, Monica Huggett, Ton Koopman, Wieland Kuijken, Gustav Leonhardt, Scott Ross, Jordi Savall, Hopkinson Smith. Viene invitato come solista e anche come direttore da compagini quali l'Orchestre des Champs-Elysées, il Concertgebouw e l'Amsterdam Bach Solisten, l'Orchestra of the Age of Enlightenment, l'Academy of Ancient Music, le Orchestre francesi di Lione e Lille, di Piccardia, della Bassa Normandia, di Grenoble. Una discografia impressionante, per varietà e quantità, è il riflesso di questa prestigiosissima attività concertistica.
Foto di un violoncelloPrecoce è anche l'esordio di Coin nell'attività didattica, subito ad altissimo livello. Nel 1984 al Conservatorio di Parigi viene creata apposta per lui una cattedra di violoncello barocco e viola da gamba. Diviene quindi docente presso la Schola Cantorum, nonché presso le Accademie Internazionali di Granada e Innsbrück. Le sue masterclass in giro per il mondo non si contano più.
Musicista sempre alla perenne ricerca di qualche "destabilizzazione salutare", che sia "fonte d'arricchimento e d'apertura di spirito", nel 1991 Coin assume la direzione dell'Ensemble Baroque di Limoges, col quale si prefigge di esplorare il repertorio dei secoli XVII-XVIII a livello non solo esecutivo, ma anche scientifico. Già quattro volte ha chiamato a raccolta musicologi, liutai e ricercatori in convegni internazionali per discutere di strumenti antichi.

Il segreto di tutto ciò? Una sete inesausta di recherche, un desiderio febbrile di approfondimento, "fino a ritrovare la logica interna del discorso musicale del compositore, la necessità del suo pensiero". E la capacità intelligente di ricercare nel suono lo slancio della novità, la freschezza sorgiva originaria. "Il musicista deve tenere a mente l'idea molto stimolante dell'instabilità interpretativa, della curiosità, della rimessa in causa di ciò che lui crede, a torto, immutabilmente acquisito".
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