Il
tavolo di vetro in soggiorno è ingombro di partiture e di parti da
sistemare, in un disordine laborioso che fissa in un'immagine sintetica
il modo di vivere e di concepire il mestiere di Corrado Rovaris. Niente
risulta più semplice e naturale con lui che parlare di musica, nel
cuore di Milano, a un passo dalla casa di Toscanini, mentre la piccola Marta
arranca, caparbia e silenziosa, su un triciclone colorato in giro per casa.
Zitta ma non m'arrendo, sembra dire. In questo modo solido, fiducioso di
mettersi alla prova, in fondo, c'è tutto suo padre.
Le partiture ammonticchiate sono le opere che Rovaris sta studiando per
i prossimi mesi, dirigendo un po' dappertutto: L'italiana in Algeri
alla Scala, la Bohème a Losanna, la Traviata a Filadelfia
e naturalmente quella che c'interessa di più, Così fan
tutte di Mozart al Regio di Torino.
Maestro, è lecito sbirciare tra le pagine, nel tentativo di districare
il suo percorso interpretativo in mezzo alla selva di segni rossi e blu?
"Le mie annotazioni seguono un criterio molto personale. Forse non
sono così metodico come altri miei colleghi, ma il lavoro che si
è accumulato nel tempo su una partitura per me è molto importante.
È la memoria di come l'opera è cresciuta dentro di me, mi
aiuta a ricordare quel che ritenevo importante una volta e quel che ho
scoperto dopo studiandola di nuovo. Così fan tutte è un'opera
che amo profondamente e ho avuto la fortuna di conoscere molto bene. La
diressi in una produzione dell'As.Li.Co qualche anno fa, nell'allestimento
di Daniele Abbado, una bellissima esperienza. Eppure ogni volta che la
riprendo in mano mi sembra meravigliosamente nuova, non c'è una
nota fuori posto, né una pausa di troppo. Vede, per esempio, la
sottolineatura rossa sul rigo delle viole? Ho capito che queste note lunghe,
che sembrano un ripieno di poca importanza rispetto alla piccante figurazione
dei violini, devono risaltare invece in modo espressivo, perché
lì Mozart ha nascosto un calore, un'emozione vera. Mozart è
tutto così, in ogni momento dell'opera l'orchestra è in
scena accanto ai cantanti, esprime i loro sentimenti, parla assieme a
loro. Prendiamo il momento forse più commovente dell'opera, quando
persino Fiordiligi - quella Fiordiligi che si dichiarava ferma nel proprio
amore "come scoglio" - cede alla corte di Ferrando e
dichiara "Fa' di me quel che ti par". Ma cos'altro poteva
fare, una ragazza, dopo quella frase d'indicibile dolcezza dell'oboe?"
Par di capire che il mondo di Mozart le sia particolarmente vicino.
"Direi soprattutto il Mozart di Da Ponte, che è stato tra
l'altro un personaggio interessantissimo. Mozart ha scavato in profondità
il rapporto tra la musica e la parola, in ogni sfumatura del colore della
musica si nasconde il senso di ciò che accade. E poi è importantissima
la forma. L'atto I di Così fan tutte è dominato dai pezzi
d'assieme, il II atto è invece connotato dalle arie dei singoli,
in cui la psicologia di ciascuno lascia emergere un vero personaggio.
In un certo senso il discorso vale anche per l'orchestra, che non rimane
mai uguale. Prenda l'inizio dell'azione, per esempio. Mentre ascoltiamo
Don Alfonso che propone la scommessa ai due giovani, l'orchestra ha un
certo colore, ma quando la scena passa nel giardino delle loro fidanzate,
Mozart introduce il suono dei clarinetti, che fin lì avevano taciuto
e tutto cambia d'improvviso. Mi pare che solo Verdi abbia avuto altrettanta
finezza nel concepire il legame della musica con la parola".
Continua a parlare di musica: ma le voci, non sono importanti?
"Mozart è il più grande degli autori vocali. Quando
un artista è capace di cantar bene Mozart, ha tutto. Dirò
di più. Credo che, in Mozart, per interpretare in modo pieno le
ultime Sinfonie sia necessario avere in mente le opere, perché
il mondo del teatro si riflette pienamente nelle forme strumentali".
Per venire allo spettacolo del Regio, qual'è stata la prima
impressione nel trovarsi a lavorare con un uomo di cinema come Ettore
Scola?
"Scola è una persona squisita, che ha accettato con grandissima
umiltà di entrare in una dimensione per lui nuova e mai sperimentata
in precedenza. Fin dal nostro primo incontro, a Roma, fui colpito dal
fatto che una personalità del suo calibro fosse così disponibile
a dialogare e allo stesso tempo capace di ascoltare. Ha voluto sapere
molte cose da me, ovviamente, ma lo scambio non è stato a senso
unico. Il confronto con una persona così ricca di esperienza in
altri campi è uno strumento formidabile per comprendere quanto
sia umano e sempre vivo il teatro di Mozart".
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