Sistema Musica aprile 2003
teatro regio torino
  Con Mozart l'orchestra è sulla scena
di Oreste Bossini
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  La scheda dello spettacolo Così fan tutte di Mozart
Corrado RovarisIl tavolo di vetro in soggiorno è ingombro di partiture e di parti da sistemare, in un disordine laborioso che fissa in un'immagine sintetica il modo di vivere e di concepire il mestiere di Corrado Rovaris. Niente risulta più semplice e naturale con lui che parlare di musica, nel cuore di Milano, a un passo dalla casa di Toscanini, mentre la piccola Marta arranca, caparbia e silenziosa, su un triciclone colorato in giro per casa. Zitta ma non m'arrendo, sembra dire. In questo modo solido, fiducioso di mettersi alla prova, in fondo, c'è tutto suo padre.
Le partiture ammonticchiate sono le opere che Rovaris sta studiando per i prossimi mesi, dirigendo un po' dappertutto: L'italiana in Algeri alla Scala, la Bohème a Losanna, la Traviata a Filadelfia e naturalmente quella che c'interessa di più, Così fan tutte di Mozart al Regio di Torino.

Maestro, è lecito sbirciare tra le pagine, nel tentativo di districare il suo percorso interpretativo in mezzo alla selva di segni rossi e blu?
"Le mie annotazioni seguono un criterio molto personale. Forse non sono così metodico come altri miei colleghi, ma il lavoro che si è accumulato nel tempo su una partitura per me è molto importante. È la memoria di come l'opera è cresciuta dentro di me, mi aiuta a ricordare quel che ritenevo importante una volta e quel che ho scoperto dopo studiandola di nuovo. Così fan tutte è un'opera che amo profondamente e ho avuto la fortuna di conoscere molto bene. La diressi in una produzione dell'As.Li.Co qualche anno fa, nell'allestimento di Daniele Abbado, una bellissima esperienza. Eppure ogni volta che la riprendo in mano mi sembra meravigliosamente nuova, non c'è una nota fuori posto, né una pausa di troppo. Vede, per esempio, la sottolineatura rossa sul rigo delle viole? Ho capito che queste note lunghe, che sembrano un ripieno di poca importanza rispetto alla piccante figurazione dei violini, devono risaltare invece in modo espressivo, perché lì Mozart ha nascosto un calore, un'emozione vera. Mozart è tutto così, in ogni momento dell'opera l'orchestra è in scena accanto ai cantanti, esprime i loro sentimenti, parla assieme a loro. Prendiamo il momento forse più commovente dell'opera, quando persino Fiordiligi - quella Fiordiligi che si dichiarava ferma nel proprio amore "come scoglio" - cede alla corte di Ferrando e dichiara "Fa' di me quel che ti par". Ma cos'altro poteva fare, una ragazza, dopo quella frase d'indicibile dolcezza dell'oboe?"

Par di capire che il mondo di Mozart le sia particolarmente vicino.
"Direi soprattutto il Mozart di Da Ponte, che è stato tra l'altro un personaggio interessantissimo. Mozart ha scavato in profondità il rapporto tra la musica e la parola, in ogni sfumatura del colore della musica si nasconde il senso di ciò che accade. E poi è importantissima la forma. L'atto I di Così fan tutte è dominato dai pezzi d'assieme, il II atto è invece connotato dalle arie dei singoli, in cui la psicologia di ciascuno lascia emergere un vero personaggio. In un certo senso il discorso vale anche per l'orchestra, che non rimane mai uguale. Prenda l'inizio dell'azione, per esempio. Mentre ascoltiamo Don Alfonso che propone la scommessa ai due giovani, l'orchestra ha un certo colore, ma quando la scena passa nel giardino delle loro fidanzate, Mozart introduce il suono dei clarinetti, che fin lì avevano taciuto e tutto cambia d'improvviso. Mi pare che solo Verdi abbia avuto altrettanta finezza nel concepire il legame della musica con la parola".

Continua a parlare di musica: ma le voci, non sono importanti?
"Mozart è il più grande degli autori vocali. Quando un artista è capace di cantar bene Mozart, ha tutto. Dirò di più. Credo che, in Mozart, per interpretare in modo pieno le ultime Sinfonie sia necessario avere in mente le opere, perché il mondo del teatro si riflette pienamente nelle forme strumentali".

Per venire allo spettacolo del Regio, qual'è stata la prima impressione nel trovarsi a lavorare con un uomo di cinema come Ettore Scola?
"Scola è una persona squisita, che ha accettato con grandissima umiltà di entrare in una dimensione per lui nuova e mai sperimentata in precedenza. Fin dal nostro primo incontro, a Roma, fui colpito dal fatto che una personalità del suo calibro fosse così disponibile a dialogare e allo stesso tempo capace di ascoltare. Ha voluto sapere molte cose da me, ovviamente, ma lo scambio non è stato a senso unico. Il confronto con una persona così ricca di esperienza in altri campi è uno strumento formidabile per comprendere quanto sia umano e sempre vivo il teatro di Mozart".

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