Nessun
altro ballo al mondo ci tocca tanto in profondità quanto il Tango.
Ci basta vederlo ballare bene e con sincerità una sola volta per
accorgerci che i ballerini hanno il nostro volto e che le figure esprimono
le millenarie movenze della coppia umana. Le ragioni del successo planetario
del tango forse sono tutte qui, in questa sua capacità di far vibrare
le corde più intime del nostro cuore. Ma da dove viene quella che
è stata definita "l'arte popolare più profonda del mondo"?
Gli studiosi che volessero verificarne le origini si troverebbero ben presto
nella stessa disperante situazione dei due re nei due labirinti dell'apologo
di Borges: il musicologo, smarrito in un fragoroso assortimento di documenti
sonori; il critico di danza, paralizzato nell'invulnerabile nebbione delle
congetture. Nella musica, il labirinto dei reperti, fatto di rulli traforati,
incisioni su dischi di cera, matrici e partiture, conduce a una ridondante
tassonomia in scala uno a uno, tanto precisa da coincidere con il terreno
che vorrebbe descrivere, quanto superflua. Nella danza invece, le altrettanto
labirintiche informazioni non pervengono nemmeno a un barlume d'ipotesi
condivisa: nessun documento visivo, nessuna terminologia approvata. Il labirinto
più efficace, diceva appunto Borges, è il deserto. Questo
paradossale miscuglio di penuria da un lato e di sovrabbondanza dall'altro,
preclude ai ricercatori ogni approccio "scientifico" al tango.
Dovremo ancora una volta fare ricorso al corpo, alla sua memoria organica,
a quanto ancora rimane di vivo e di vero nella fisicità dei tangueros
nonostante le equivoche suppellettili del tango-business che vi sono
state accatastate negli ultimi anni. Ecco perché quella che terrà
Mariachiara Michieli sarà una "conferenza danzata". Avvalendosi
di una coppia di ballerini, illustrerà il passaggio dal tango primigenio
a quello moderno attraverso i passi e le sequenze create dal suo maestro
Antonio Todaro. Una performance filogenetica nelle profondità
del movimento a due, che sarà ulteriormente arricchita dagli interventi
di Elisa Guzzo Vaccarino sui rapporti tra il tango e la danza contemporanea.
Le risorse della musicologia comparata saranno invece impiegate da Stefano
Zenni nella sua conferenza dedicata all'eredità di Astor Piazzolla.
Anche qui saranno messe in luce, con l'ausilio della musica dei Quintettango,
le relazioni del tango con le tecniche formali della musica classica e del
jazz, ovvero la fusione di mondi e culture musicali differenti in un unico
gesto musicale che si fonda sulla danza, quindi di nuovo sul corpo, e che
al tempo stesso la trascende. |