Sistema Musica marzo 2003
teatro regio torino
  Impressioni d'Italia
di Marina Pantano
sabato 5 aprile
Teatro Regio ore 20.30
I Concerti 2003

Orchestra del Teatro Regio
Claus Peter Flor direttore
Musiche di Verdi, Cajkovskij, Mendelssohn-Bartholdy

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  Una scheda su i Vespri Siciliani di Giuseppe Verdi
  Ouverture da I Vespri Siciliani: i file in formato MIDI
  I file in formato MIDI della Sinfonia n. 4 in la maggiore op. 90
Claus Peter FlorIl quarantanovenne direttore tedesco Claus Peter Flor dirigerà il terzo concerto dell'Orchestra del Teatro Regio di Torino.
Nato a Lipsia, allievo di Rolf Reuter, Rafael Kubelik e Kurt Sanderling, Flor ha diretto i Berliner Philharmoniker, il Gewandhaus di Lipsia e la Staatskapelle di Dresda, prima di diventare primo direttore ospite della Philharmonia Orchestra di Londra (1991-94), della Tonhalle di Zurigo (1991-96) e infine della Dallas Symphony Orchestra (dal 1998). Saldamente ancorati al repertorio romantico tedesco e più in generale alla grande tradizione classica mitteleuropea, la personalità e l'istinto musicale di Flor hanno nel frattempo letteralmente conquistato le platee statunitensi e canadesi, come dimostrano i successi con la Chicago Symphony e la continua scrittura da parte delle grandi orchestre nordamericane.
Tutto "dedicato" alla musica italiana o, forse più correttamente, alle suggestioni coloristiche a essa collegate, è il suo programma sul podio del Teatro Regio.
In apertura, una delle migliori Ouverture scritte da Giuseppe Verdi, quella da I Vespri siciliani, grand-opéra in cinque atti composto e rappresentato a Parigi nel 1855 su libretto di Eugène Scribe e ispirato a un noto fatto storico: l'insurrezione palermitana antifrancese del 1282. La Sinfonia dispiega splendidamente, seguendo lo schema tradizionale, alcuni dei temi più belli ripresi poi nel corso della vicenda. Dal breve Largo introduttivo si giunge, in un crescendo di tensione, all'esplosione dell'Allegro agitato, ricco di toni eroici e passionali, che alludono chiaramente all'intreccio politico-sentimentale. Pur non essendo un'opera frequentemente rappresentata, è legata con un doppio nodo affettivo alla storia del Teatro torinese, che nel 1973 inaugurò la ricostruzione della nuova sede appunto con I Vespri siciliani: il 10 aprile ricorrono, tra l'altro, i trenta anni da quella data.
I brani successivi sono nati non dall'ispirazione musicale di un compositore italiano, ma sono il frutto delle impressioni esercitate dalla nostra tradizione musicale, anche di matrice popolare, su artisti stranieri durante i loro soggiorni nella penisola. È il caso di Capriccio italiano di Pëtr Il'ic Cajkovskij, completato nell'estate del 1880 e ispirato appunto a melodie ascoltate durante i frequenti viaggi in Italia del compositore russo: il titolo originario era Fantasia italiana, ma forse il modello al quale si rifece Cajkovskij (si trattava del Capriccio brillante sopra la jota aragonese di Glinka) finì con l'influenzare, oltre all'intento evidentemente coloristico, anche il titolo.
La Sinfonia n. 4 in la maggiore op. 90 (Italiana), che chiude la serata, fu progettata da Felix Mendelssohn-Bartholdy probabilmente durante il viaggio compiuto a Roma e a Napoli nel 1830, ma portata a termine e presentata a Londra solo nel 1833. Lievi e stilizzati sono i riferimenti italiani nei quattro movimenti di questa Sinfonia, che per la straordinaria sicurezza formale e il piglio brillante può essere considerata un'originale ricognizione degli schemi classici. Il primo tempo, nel suo ininterrotto succedersi di invenzioni affascinanti, è un modello di genialità dal punto di vista architettonico. L'Andante è un inno malinconico, semplice e fresco, un souvenir di cerimonie religiose mediterranee, mentre il delicato Minuetto ritorna per un momento in terre più gelide. La conclusione sul ritmo brillante del Saltarello offre una singolarità: un finale in tonalità minore in una Sinfonia in maggiore. Capolavoro amato subito e per sempre da critica e pubblico, si può dire che l'Italiana non fu apprezzata solo ed esclusivamente dal proprio autore, che, costantemente tormentato da intenzioni revisioniste, finì per non pubblicarla in vita.
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