Si conoscono da quando
sono bambini. Hanno studiato per anni insieme all'Università della
Musica di Bucarest. Ora si sono sposati. Tra di loro: violino con violino
e viola con violoncello. Due coppie per un quartetto. È il quartetto
ConTempo, formato da quattro giovani rumeni, dal 1999 insediati a Londra.
Abbiamo incontrato Adrian Mantu, il violoncellista del gruppo, che ci ha
raccontato la storia del loro successo. "Sono ormai sette anni e mezzo
che suoniamo insieme. Siamo insieme nella vita come sul palco, e forse è
lì la chiave della nostra riuscita, che ci ha permesso di vincere
in questi anni ben dodici concorsi internazionali e di suonare per il Papa
a Castelgandolfo.
Senza l'interessamento di Sigmund Nissel, il secondo violino dello storico
Quartetto Amadeus, non saremmo arrivati dove siamo ora. È infatti
grazie a lui che siamo diventati, quattro anni fa, "quartetto residente"
alla Royal Academy of Music di Londra; e, come se non bastasse, alla Royal
ci ha anche aiutato in ogni modo per trovare concerti e i mezzi per andare
avanti". Adrian spiega che in qualità di "quartetto residente"
oltre a poter studiare con Nissel e i suoi colleghi dell'Amadeus, il suo
Quartetto riceve in prestito dalla scuola degli stupendi strumenti italiani
del Settecento e insegna a sua volta agli studenti più giovani delle
classi di musica da camera. "Tra i quartetti contemporanei - continua
Adrian - abbiamo avuto modo di studiare con tutti i migliori: dall'Alban
Berg al Quartetto Hagen. Proprio da quest'ultimo abbiamo tratto l'ispirazione
più grande, diciamo il modello per il nostro approccio interpretativo.
In due parole: analisi scrupolosa della partitura, grande rispetto e studio
delle intenzioni dell'autore, attenzione alle scelte di tempo. Ma poi una
volta sul palco via libera al cuore e all'estro del momento!".
Nel programma del concerto di Torino c'è un brano di Constantinescu,
un compositore rumeno scomparso negli anni Sessanta: "È un brano
ispirato alla nostra musica popolare: è stato scritto nel 1947 e
la prima esecuzione in Inghilterra l'abbiamo fatta noi alla Wigmore Hall,
due anni fa. Penso che a Torino sarà la prima italiana! Purtroppo,
a differenza di Enescu, Constantinescu è rimasto segregato dal regime
in patria, essendo molto religioso. Questo spiega perché è
totalmente sconosciuto all'estero". Adrian continua raccontando di
come sia stimolante applicare le scoperte timbriche della musica d'oggi
anche ai classici del repertorio. Ma l'ultima parola è per il futuro,
che si mostra già carico di certezze: "La bella notizia è
che da gennaio siamo stati scelti come "complesso residente" nella
città di Galway in Irlanda. È un'occupazione seria, che ci
darà tranquillità fino al 2006". (a.b.) |