Sistema Musica aprile 2003
orch. sinf. naz. RAI
  Busoni: interrogare la tradizione
orch. sinf. naz. RAI

mercoledì 16 aprile ore 21
giovedì 17 aprile ore 20.30
Auditorium del Lingotto

John Størgårds direttore
Frank Peter Zimmermann violino
Musiche di Mozart, Busoni, Sibelius


NAVIGARE IN MUSICA
  La scheda del concerto diretto da John Størgårds
Frank Peter ZimmermannZeitgeist è una parola un po' ponderosa per iniziare un discorso, ma contiene un concetto essenziale per parlare del Concerto in re maggiore op. 35a per violino e orchestra di Ferruccio Busoni. Zeitgeist significa spirito del tempo, ma più in specifico vuol dire lo spirito di "quel" tempo e di "quel" luogo. L'epoca del Concerto per violino di Busoni è compresa negli ultimissimi anni dell'Ottocento e il luogo è la Germania, dove il compositore trentenne aveva deciso d'insediarsi dopo un decennio di sfolgoranti successi artistici nel vecchio e nel nuovo mondo, soprattutto in veste di pianista. L'intensa mole di lavoro dell'esecutore non lasciava molto spazio per il compositore, ma la personalità di Busoni non poteva tener scisso l'un aspetto dall'altro in mdo radicale. Come esecutore, Busoni trascriveva nel proprio mondo la creazione altrui; come compositore, rileggeva nella propria opera gli autori di cui si nutriva come interprete, in un dialogo ininterrotto e intenso con la storia della musica che non fu mai lasciato cadere.
Il Concerto per violino è un caso evidentissimo di quanto profondo fosse lo scambio tra Busoni e la tradizione di un secolo di musica tedesca, che affiora in ogni pagina della sua partitura come un'orlatura di scogli accompagna il profilo della costa. Gli spettatori della prima esecuzione del Concerto a Berlino, l'8 ottobre 1897, con il compositore sul podio e il violinista olandese Henri Petri come solista, non avranno potuto fare a meno di notare nel trattamento della parte principale una certa somiglianza, un'aria di famiglia per così dire, con i grandi monumenti del genere, in particolare con il violino dei Concerti di Beethoven, di Mendelssohn e di Brahms.Busoni Qualche ascoltatore un po' più avvertito avrà anche colto il riferimento al modello formale del concerto lisztiano, che fonde il flusso musicale in un unico blocco senza interruzioni, articolato al suo interno secondo la classica scansione in tre movimenti veloce - lento - veloce. Eppure, malgrado le varie e numerose corrispondenze, a nessuno sarà venuto in mente di tacciare l'opera come il lavoro di un qualunque epigono senza valore. Il senso di questo rispecchiamento nella tradizione era chiaramente diverso e poneva al suo tempo, al mondo di fine Ottocento, un quesito essenziale per la musica degli anni immediatamente successivi: quale significato possono avere ancora le forme della tradizione, oggi (ossia, allora) che senza il minimo dubbio siamo arrivati alla fine di un'epoca?
La questione posta da Busoni era la tipica domanda di una fase di transizione, in attesa che il tempo spostasse altrove l'attenzione e l'urgenza di una strada nuova diventasse più forte e chiara dentro di sé. Forse per questa natura per certi versi ambigua, irrisolta, il Concerto per violino non è mai diventato popolare, nonostante che grazie alla scrittura brillante del solista, efficace soprattutto nella parte finale, più d'un violinista di prim'ordine avesse in repertorio il pezzo nei primi decenni del secolo. Oggi rappresenta un'autentica rarità nelle sale da concerto e la sua esecuzione è in un certo senso più preziosa proprio per questo, perché ci consente di ascoltare con mente fresca quella domanda capitale di Busoni, alla quale un secolo intero ha cercato di dare una risposta, senza peraltro riuscirci fino in fondo. (o.b.)
Sistema Musica via San Francesco da Paola, 3 - Torino - e-mail: sistemamusica@comune.torino.it