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| Mauro
Giuliani, l'orchestra in una chitarra di Gianni Nuti |
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La
storia di Mauro Giuliani, chitarrista di Bisceglie virtuoso e solare, somiglia
a quella di Barry Lindon, l'eroe del capolavoro di Kubrick, prima accolto
e poi rifiutato da un mondo luccicante e pericoloso.Artista dalla fantasia rigogliosa di suggestioni musicali, carpite all'opera italiana e al sinfonismo settecentesco napoletano, Giuliani, come tutti i chitarristi dell'epoca sparsi per il vecchio continente, attua quel processo di immedesimazione nello stile del luogo che decide di frequentare; Vienna, nel suo caso. Così, per omaggiare la Mitteleuropa, diventa emulo di uno stile haydniano che, nella Vienna di Beethoven e Schubert, sopravviveva agli inizi dell'Ottocento come retaggio di un passato recente. Grazie al suo talento nel mascherarsi di panni austriaci senza perdere in freschezza mediterranea, è accreditato alla corte asburgica con unanime gradimento: della contessina annoiata, ansiosa di cimentarsi un po' sulle corde e un altro po' tra ago e filo, e dell'aristocrazia musicale coeva, stupita di quanto uno strumento da donnicciole possa trasformarsi in una fucina di brillanti idee. Per procacciarsi da vivere Giuliani deve insegnare e nel 1812 riesce a vendere il suo metodo ad Artaria per la stessa cifra che Beethoven otterrà anni dopo per la Nona sinfonia. Nello stesso anno, all'apice della gloria, scrive il Secondo concerto per chitarra e orchestra op. 36, ambiziosa sintesi di tutto il sapere chitarristico classico, che sa conciliare la proprietà strumentale con una koinè zeppa di modelli orchestrali ora rossiniani, ora napoletani, ora memori del sinfonismo di Mannheim. Così, come ben descrive il suo principale oppositore, Fernando Sor, Giuliani fa dello strumento un'orchestra in miniatura: il canto si sviluppa sulla prima corda e, di rimessa, sulla seconda; la quinta e la sesta corda recitano i fondamenti armonici normalmente affidati a violoncelli e contrabbassi mentre le corde centrali svolgono le parti di ripieno, affidate in orchestra ai clarinetti e alle viole. Chi vorrà ascoltare il concerto si troverà a dividere lo sguardo tra un grande schermo e una piccola lanterna magica: i paesaggi si rifletteranno l'uno sull'altra come per un gioco d'illusionista. Eppure questo cimento estremo è anche un lavoro intriso di valori didattici, e per una ragione profonda: "la chitarra è di per se stessa un magistero". Nella sua storia minima, fatta di circoli provinciali frequentati da fanatici e amatori che si nutrono di miti imbalsamati, ogni rinnovamento nasce per impulso di singole personalità eccellenti, che accusano la fragilità del terreno culturale sul quale poggiano, spesso ignorano i predecessori, traggono piuttosto suggerimenti da letteratura e artisti di provenienza extrachitarristica: non essendo frutto di una tradizione tramandata di generazione in generazione nell'ambito di una scuola - come avveniva ad esempio per il violino - ma insegnandosi quindi con un continuo "ricominciare da capo", essa pone ogni figura dominante nella condizione dell'iniziatore. Solo il maestro può spiegare ciò che ha scoperto e avverte la necessità di mantenere viva, attraverso la propria opera, l'attualità della sua figura in senso sociale, culturale e artistico presso la schiera dei sostenitori. Pochi anni dopo, purtroppo, Vienna si dimenticherà completamente del grande virtuoso, costretto, con amarezza, a rimpatriare in un Italia pre-risorgimentale arretrata e insensibile al genere strumentale. |
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| Christian Saggese | ||||
Christian
Saggese è il vincitore (secondo premio, primo non assegnato) della
35° edizione del Concorso Internazionale di chitarra "Michele Pittaluga"
di Alessandria.Veronese, classe 1974, si è diplomato presso il Conservatorio della sua città sotto la guida di Angelo Giardino per perfezionarsi poi presso l'Accademia Internazionale Superiore di Musica di Biella dove ha conseguito nel 1997 il Diploma con giudizio "eccellente". Nel corso della sua breve carriera ha già partecipato a importanti concorsi internazionali dove si è aggiudicato sempre le prime posizioni (primi e secondi posti): "F. Tarrega" di Benicasim (Spagna), "A. Segovia" di Almunecar (Spagna), "De Bonis" di Cosenza, "Ebe Cazzaniga Ansalone" di Abbiategrasso-Milano. Intrapresa la carriera concertistica nel 1992, ha tenuto concerti in Italia, Spagna, Francia, Svizzera e Svezia, in veste di solista e camerista; ha eseguito i concerti per chitarra e orchestra di Rodrigo, Castelnuovo Tedesco, Villa Lobos, Giuliani e Bacarisse con importanti orchestre. Nel 2000 ha inaugurato la Stagione Concertistica del Teatro "Rossini" di Pesaro e nello stesso anno ha preso parte ad Astiteatro 2000, come anche nel 2001 col Trio Metamorfosi. Sempre nel 2001 è stato ospite del Festival Internazionale di scambi e gemellaggi svoltosi a Skelleftea (Svezia), mentre nel 2002 ha effettuato una serie di concerti in Svezia, dove è stato ospite del Jazzfestivalen di Falkenber con il gruppo Metamorfosi. La sua chitarra è del liutaio Mario Garrone. Collabora in duo con la flautista Marlaena Kessick. |
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