Sistema Musica aprile 2003
orch. filarmonica di torino
  Quando si suona senza direttore
di Sergio Lamberto
 
È mia convinzione che una buona orchestra debba avere un "suo" suono, uno stile riconoscibile, una personalità propria, a prescindere da chi la dirige. Con questi requisiti il direttore che l'avrà di fronte si troverà a lavorare con uno "strumento" ben equilibrato, colto, artisticamente disciplinato e facilmente plasmabile. Nell'intento di raggiungere questo risultato, da alcuni anni l'Orchestra Filarmonica di Torino studia e suona, periodicamente ma con regolarità, anche senza direttore. Si tratta di un'esperienza possibile anche perché l'organico del gruppo solo in alcuni rari casi supera i 35-40 elementi e il mio compito di primo violino si arricchisce così di quella esperienza che nei secoli XVII e XVIII era una prassi: quella di condurre l'orchestra, sia durante le prove che nel concerto, senza l'uso della bacchetta ma partecipando attivamente - strumento in mano - all'esecuzione.
Questo entusiasmante lavoro richiede una profonda conoscenza della partitura e una lettura interpretativa che, priva dell'aiuto e dell'ispirazione evocata dalla gestualità del direttore, deve scaturire dalla sensibilità di ogni singolo musicista. Ciascuno di loro deve suonare ascoltando ciò che gli sta intorno, fraseggiare in modo appropriato, "vivere" la pulsazione ritmica in sincronia con gli altri, dosare i timbri e la dinamica: è insomma un'occasione unica per i musicisti dell'orchestra di partecipare all'esecuzione in modo ancor più attivo e responsabile di quanto non si faccia al cospetto di un direttore.
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