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| La Nona in 24 ore |
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Leif
Inge, un artista norvegese autodefinitosi "transmediale", qualche
mese fa ha presentato alla rassegna Manifesta 4 di Francoforte una versione
della Nona sinfonia di Beethoven rallentata e dilatata - senza farne calare
l'altezza - fino a occupare 24 ore. (www.freemanifesta.org/artists/inge.html).
Il procedimento tecnico "stretching" non è una novità;
la sua applicazione su questa scala, senza perdita di qualità dell'originale,
è invece una prodezza tecnica.Per un po' nessuno ci ha fatto caso; poi, grazie alla circolazione della notizia sulla Rete, questa "Nona in 24 ore" è diventato un curioso oggetto di culto (la si può ascoltare in RealAudio oppure scaricare in mp3, comodamente divisa in diciannove parti di un'ora e passa ciascuna). "Sistema Musica" ne ha parlato con l'autore, che ha spiegato di aver scelto la Nona perché cercava "un'opera di un certo peso, non soltanto in termini di densità musicale ma anche per il posto che occupa nella storia della musica. Lavorando sulla Nona - ci ha detto Inge - non ho soltanto rallentato un pezzo di musica, ma tutta la storia della musica, e l'ho fatto non immemore delle idee di Tony Conrad, Andy Warhol, Erik Satie o John Cage a proposito delle performance prolungate". L'ascolto è indubbiamente curioso e difficilmente lascia indifferenti. Così, nel suggerirne l'esperienza ai lettori e curiosi di conoscerne l'opinione, ospitiamo su questa pagina due pareri contrapposti. |
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È la conferma di un'identità sonora metafisica di Angelo Foletto |
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| Di tutte
le operazioni musicali più o meno sadiche, di cui la Nona è
stata involontario ma docile oggetto, questa pare giudiziosa e - a suo modo
- protezionista. Addirittura più azzeccata nei criteri e nella prospettiva
storica del recente e tardivo inserimento della partitura nel catalogo Unesco
delle opere incancellabili della storia dell'uomo Memory of the World (Berlino,
12 gennaio 2003). D'accordo: le struggenze beethoveniane diventano desertici lirismi, tappeti paramelodici stesi a perdita d'orecchio e di prospettiva tonale, le preghiere corali distillate in articolazioni frammentate e fatte galleggiare in atmosfere quasi prenatali perdono comprensibilità e forza ma la musica, sia pure sgocciolando in tempi assurdamente dilatati, non si squaglia. Continua a vivere. Certo, ci vuole costanza e voglia di imparare ad auscultare, più che fretta di ascoltare. Ma con un po' di pazienza - altrimenti il gioco non vale - e qualche mezz'oretta di dedizione ininterrotta non necessariamente attenta, anche le nostre imperfette mnemonicità e umane capienze di memorizzazione dei dati sonori si strecchano facendo ogni tanto riconoscere cenni timbrici o briciole melodiche sicuramente nonian-beethoveniane. Non sarà molto ma è una conquista, e la conferma dell'eternità sonora metafisica della Nona: chi ci vieta di immaginare che le quinte vuote scritte da Beethoven sulla prima pagina della partitura prendano vita da queste solenni e ancestrali ventiquattr'ore? |
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| È
solo gomma da masticare di Giorgio Pestelli |
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| I progressi
della scienza e della tecnologia come si sa procedono indifferenti alle
cavie che forniscono il campo di sperimentazione; quindi se invece della
Nona sinfonia di Beethoven, che non risulta più riconoscibile, Leif
Inge avesse scelto un'altra musica qualunque il risultato tecnico e conoscitivo
sarebbe stato lo stesso; se ha scelto la Nona per il suo valore di icona
culturale, l'operazione riproporrebbe subdolamente vecchi gesti di avanguardie
elitarie, tipo baffi alla Gioconda; ma solo come etichetta, perché
lo sfregio alla Nona, non più identificabile, non si avverte. La mia impressione all'ascolto è quella di una sonora gomma da masticare; dopo un minuto o due, visto che non succede nulla, ci si mette a fare qualcosa e l'ascolto perde coscienza; se questo fosse l'obiettivo finale, l'operazione è, a mio modo di sentire, una prefigurazione della morte definitiva della musica: che è tale solo come circuito cosciente fra compositore e ascoltatore. |
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| Sistema Musica via San Francesco da Paola, 3 - Torino - e-mail: sistemamusica@comune.torino.it | ||||||||||