Sistema Musica aprile 2003
editoriale
  Vale l'ascolto distratto?
di Nicola Campogrande
Roma, studi di RadioTre. È sera e, come sempre, si sta trasmettendo un concerto, con un grande pianista e una grande orchestra.
In regia, mentre si ascolta la "messa in onda" con un orecchio solo, si prepara il seguito della trasmissione e capita di chiacchierare - di radio, di calcio, del più e del meno. Quella sera la frase da ricordare la dice un tecnico del suono, non musicista, non musicofilo: "Per me - spiega beato - un Concerto per pianoforte e orchestra è il massimo della musica.
Che meraviglia!". Scambio di sorrisi e, naturalmente, si continua a lavorare, il che significa ascoltare dischi, fare telefonate, correggere la scaletta sempre mentre si sta trasmettendo (e ascolticchiando) il concerto.
Cena con amici, musicisti e musicofili. Si sta bene insieme, il cibo è buono, il vino anche e mi viene in mente di suggerire di mettere su un po' di musica, da tenere in sottofondo. Personalmente allo scopo adoro certi Concerti per pianoforte e orchestra di Mozart e voto per quelli, ma: "No, per piacere non musica classica - mi fanno - perché non dico che stiamo lì a seguire tutte le modulazioni di uno sviluppo, però l'ingresso dei temi o i dialoghi con l'orchestra non possiamo non ascoltarli con attenzione e dunque andrebbe a finire che non potremmo più conversare".
Lì in mezzo, tra chi riesce a godere della musica anche in mezzo al casino e facendo altro e chi invece non riesce ad ascoltare se non con attenzione assoluta, ognuno di noi trova il proprio posto, o i propri diversi, mutevoli posti. E di questo parlano Angelo Foletto e Giorgio Pestelli sull'ultima di copertina, sostenendo la possibilità di esistere di un ascolto musicale distratto o rifiutando categoricamente esperienze d'ascolto considerate illegali.
È un tema interessante. Io, ad esempio, quando in sala da concerto mi imbarco nell'ascolto di una sinfonia di Bruckner (o di una sonata di Schumann o di un quartetto di Beethoven), metto in conto che un po' ascolterò con attenzione, magari lasciandomi persino andare a quell'ascolto tecnico che chi fa il compositore si porta sempre dietro, e un po' penserò ad altro, perché la vita ha ritmi suoi, non più in sintonia con quelli dell'Ottocento, e quindi dopo un po' mi distraggo, poi torno ad ascoltare, poi mi distraggo di nuovo e così via. Non mi capita con musica nuova, dove gioca il fascino della scoperta e allora raramente perdo l'attenzione, ma con pagine già sentite il mio ascolto, mediamente, è fluttuante. E allora, a pensarci, a un ascolto di sottofondo mi sono addestrato paradossalmente proprio in sala da concerto. Altri invece, evidentemente, seguono un concerto in tutt'altro modo e ascoltano persino i dischi con una sacralità a me sconosciuta. Magari, chissà, godendone di più.
Voi che cosa ne pensate? Come ascoltate la musica?
Sistema Musica via San Francesco da Paola, 3 - Torino - e-mail: sistemamusica@comune.torino.it