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gennaio 2003

teatro regio torino

Un cast all'italiana
di Oreste Bossini


Anna caterina Antonacci

Roberto de Candia

Michele Petrusi

La bellissima Aglaja Ivànovna Epancín, nell'Idiota di Dostoevskij, aveva l'abitudine di tenere in un libro le carte importanti, a portata di mano. In quale libro andò a finire la lettera inviatale dal principe Myskin? Dentro a Don Quichotte. Ecco come appare trasformato il grande personaggio di Cervantes nella lettura dello scrittore russo. Don Chisciotte è l'anima pura che oppone la sua radicale diversità a un mondo sommerso dalla marea delle passioni. L'uomo, dominato dall'istinto ferino dell'odio e dell'amore, trova un riscatto solo nel momento in cui prova il sentimento della pietà per qualcuno o per qualcosa, quando riesce ad ascoltare la parte infantile di sé che lo affratella al Cristo. L'interpretazione di Dostoevskij, imprimendo al personaggio una direzione spirituale e misticheggiante, ebbe forse più influenza sul vecchio Massenet di quanto sia immaginabile. Sarà un caso, ma il Chichotte per antonomasia fu Chaliapin, che lo interpretò anche in una famosa pellicola di Pabst con musiche composte da Ibert, dopo che Ravel malato non riuscì a compiere il lavoro.
Ha titoli sufficienti dunque Michele Pertusi per vestire i panni di Don Chisciotte? Posto che a poco più di trent'anni era già dichiarato erede del grande Samuel Ramey, il prestante basso-baritono di Parma ha costruito la carriera su solidissime basi, con intelligenza e saggio discernimento. Intanto possiede una tecnica vocale impeccabile, forse meno spavalda di quella di Ramey, ma naturale e sempre sostenuta da un ottimo gusto musicale. In secondo luogo Pertusi ha avuto l'accortezza di veleggiare con cautela verso il mondo di Verdi, dove le grandi anime sono in ansiosa attesa di una voce che le inveri. Prima ha conquistato il teatro di Mozart e soprattutto quello di Rossini, e adesso può cominciare a pensare ai possenti personaggi verdiani con la voce rimasta fresca e agile. Così quando l'anno scorso Pertusi ha cantato Falstaff a Bologna, diretto da Daniele Gatti, il rossiniano doc ha lasciato tutti a bocca aperta. L'uomo peraltro ha nelle stelle un destino da protagonista. I suoi ruoli sono altrettanti titoli d'opera: Don Giovanni, Guillaume Tell, Attila, Don Quichotte.
Nemmeno Anna Caterina Antonacci è avvezza a far da comprimaria. Troppo bella, troppo dominatrice in scena per rimanere relegata in ruoli secondari. Eppure la diva d'oggi ha iniziato come semplice corista, nel Teatro della sua città, Bologna. Con intelligenza e con ammirevole disciplina l'Antonacci ha percorso tutta la salita al Parnaso, imparando con molta umiltà dagli artisti con cui ha lavorato e mettendo fieno in cascina da ogni esperienza. Il bello è che anche lei deve la sua fortuna a Rossini (ai cantanti non basteranno mai le pietre per erigere un monumento a quest'uomo). Grazie alla sua voce singolare, a metà strada tra un soprano e un contralto, al temperamento eccezionale e alla bellezza mozzafiato, l'Antonacci ha potuto far rivivere i personaggi che Rossini creò per Isabella Colbran: Elisabetta, Zelmira e soprattutto la passionale Ermione. Il suo repertorio comunque è amplissimo, da Monteverdi ai Beatles, come si dice. Come Dulcinea è perfetta naturalmente, ma il meglio di sé lo dà interpretando figure più drammatiche o addirittura tragiche, come testimonia la sua indimenticabile Armide alla Scala con Muti.
Uno che proprio non ha il carisma del tragico, invece, è Roberto De Candia. Il destino ha voluto per lui la maschera del sorriso e dell'ironia, un po' come è capitato a Woody Allen. Nella tradizione dei migliori comici, De Candia ha in privato un'anima delicata e un carattere riflessivo, che dimentica in camerino come per incanto ogni volta che sale sul palcoscenico per una recita. Il cast scelto per questo Don Quichotte ha un amalgama perfetto. Anche De Candia proviene dal mondo di Mozart e di Rossini. La sua voce, il suo stile, la sua leggerezza sono figli della meravigliosa commedia umana del teatro del Settecento. Anche lui viene dalla fucina rossiniana, in cui ha dato recente prova d'eccellenza con il suo Figaro alla Scala. Non è emiliano come i suoi partner d'avventura, ma la bravura, la generosità e il sorriso aperto sono gli stessi. Serviva proprio uno così per completare un Don Quichotte giovane, elegante e all'italiana.

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