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Un
valido criterio per stabilire il canone della musica occidentale
potrebbe essere quello di valutare l'importanza di un autore in
base al numero di interpreti specializzati che lo servono. Già
il fatto di averne, in fondo, è un discrimine significativo.
Massenet può vantarne al giorno d'oggi almeno uno, Patrick
Fournillier. Come direttore musicale del Festival "Massenet"
di Saint-Etienne, Fournillier ha diretto opere come Thérèse,
Cendrillon, Manon, Cléopatre, La Vierge, Esclarmonde, Grisélidis
e ha provveduto inoltre all'orchestrazione di Amadis.
Anzi, fu proprio a partire dall'enorme successo della riproposta
di Amadis che ebbe inizio la Massenet-Renaissance di Saint-Etienne.
E non è tutto. Credete forse che l'idea di allestire l'Aida
al Cairo o di girare la Tosca nei luoghi di Tosca sia una manifestazione
esclusiva del genio italico? Niente affatto. I francesi hanno risposto
nel 1998 con un documentario musicale di François Roussillon
su Thaïs, l'enigmatica cortigiana indissolubilmente legata
all'esotica e affascinante città d'Alessandria, con il nostro
a dirigere un cast di cantanti tutto egiziano cui ha insegnato con
pazienza a pronunciare col naso la vocale a come gli attori della
Comédie. Fournillier è talmente votato alla causa
Massenet che una delle prime iniziative di successo con cui si fece
notare, alla fine degli anni Ottanta, fu di andare a ripescare la
Manon Lescaut di Auber. Per i cugini francesi la brillante seduttrice
di Auber è infatti l'autentica "altra" Manon, non
certo quelle di Puccini e di Henze.
Oltre Massenet, Fournillier ha allargato la sfera delle sue competenze
specifiche a buona parte dell'opera francese, dalla Muette de Portici
sempre di Auber, che ha diretto anche al Ravenna Festival nel 1991,
fino a Quatrevingt-treize di Duhamel (tradotto sarebbe Novantatré,
il titolo dell'omonimo romanzo di Victor Hugo dedicato a un episodio
cruciale delle vicende della Rivoluzione), passando per i titoli
più popolari del repertorio come Carmen di Bizet o Lakmé
di Délibes. Come si vede la carriera di Fournillier procede
costantemente all'ombra delle fanciulle seducenti e più o
meno fortunate del teatro francese, una folla di eroine che Massenet
ha prediletto nella sua lunga e duratura carriera. Fino all'ultima
opera, però. Lì Massenet ha dimenticato Griselda,
Amadigi ed Esmeralda per intrattenersi prima di morire con un'anima
maschile, quella di Don Chisciotte, nella speranza di trovare forse
nella saggezza di un grande uomo, un vecchio come lui, quelle risposte
che mai vengono date. (o.b.)
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