Torna all'indice di Sistema Musica
gennaio 2003

unione musicale

Un duo chagalliano


Foto di Gil Shaham

I dialoghi alla pari non esistono: tra due conversatori domina sempre un soggetto sull'altro in misura più o meno apprezzabile; prevale chi ostenta un piglio più risoluto, un timbro più squillante o una mimica più espressiva. Anche nella musica da camera l'equilibrio sonoro è il risultato di protagonismi e gregariati, di scene madri e defilati cicalecci. Vero è che nei quartetti d'archi del periodo classico nessuno si sente una Cenerentola dall'inizio alla fine del brano. Nel duo col violino la chitarra rischia invece di restare in un angolo per tutto il concerto: il confronto tra intensità è impietosamente impari, chi ascolta è obbligato a farsi sensibile tanto verso volumi pieni e taglienti quanto a presenze flebili, fantasmatiche, per le quali va acuito improvvisamente l'orecchio dopo un episodio saturo di suono e i risultati percettivi non sono sempre soddisfacenti. Si perde sempre qualcosa.
La storia dei due strumenti ha peraltro seguito due strade differenti: uno la via principale della musica colta, l'altro un viottolo di periferia, pieno di colori e di vitalità popolaresche ma assai più povero di mezzi. Eppure un modo per incontrarsi c'è, e nasce da un voto congiunto di servizievole umiltà: il violino piega l'energia vibrante dell'arco a un cantare più sfumato, intimistico, discreto; la chitarra calibra i pesi sulle sue corde cercando spiragli - più timbrici che volumetrici - nel muro di suono del compagno e lo macchia di sorprendenti mélanges, lo pungola di contrattempi, anticipazioni, indugi. Entrambi gli strumenti sono in obbligo di convergere verso i loro due estremi espressivi guadagnando nuovi idiomi per comunicare con maggiore puntualità.
La musica originale che hanno a disposizione non occupa certo le teche più in vista del repertorio occidentale: se porta la firma di grandi autori come Paganini e Schubert li rispecchia in pantofole, intenti a scrivere per puro divertissement; nel caso di Piazzolla è piegata in un seducente e raffinato postribolo, più che in una camera.
Tuttavia sono opere apprezzabili, perché testimonianze di un mondo musicale periferico ma espresso per sincera ispirazione e caratterizzato con incisività; e poi perché talvolta l'inchiostro di una penna manierata segna particolari compositivi preziosi e inaspettati.
La metafora più calzante che viene in mente per rappresentare questo piccolo gruppo cameristico è chagalliana: il violinista intona all'angolo della strada tenere melodie yiddish e la chitarra non appare, se non nell'ombra allungata del violino sul muro rossiccio. (g.n.)

NAVIGARE IN MUSICA
segui il link La scheda dello spettacolo
CALENDARIO SETTIMANALE
segui il link 1 /18 gennaio
segui il link 19/25 gennaio
segui il link 26 /31 gennaio
mercoledì 22 gennaio
Conservatorio - ore 21
serie blu
Gil Shaham violino
Göran Söllscher chitarra
Musiche di Bach, Schubert, Paganini, Piazzolla