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I dialoghi
alla pari non esistono: tra due conversatori domina sempre un soggetto
sull'altro in misura più o meno apprezzabile; prevale chi
ostenta un piglio più risoluto, un timbro più squillante
o una mimica più espressiva. Anche nella musica da camera
l'equilibrio sonoro è il risultato di protagonismi e gregariati,
di scene madri e defilati cicalecci. Vero è che nei quartetti
d'archi del periodo classico nessuno si sente una Cenerentola dall'inizio
alla fine del brano. Nel duo col violino la chitarra rischia invece
di restare in un angolo per tutto il concerto: il confronto tra
intensità è impietosamente impari, chi ascolta è
obbligato a farsi sensibile tanto verso volumi pieni e taglienti
quanto a presenze flebili, fantasmatiche, per le quali va acuito
improvvisamente l'orecchio dopo un episodio saturo di suono e i
risultati percettivi non sono sempre soddisfacenti. Si perde sempre
qualcosa.
La storia dei due strumenti ha peraltro seguito due strade differenti:
uno la via principale della musica colta, l'altro un viottolo di
periferia, pieno di colori e di vitalità popolaresche ma
assai più povero di mezzi. Eppure un modo per incontrarsi
c'è, e nasce da un voto congiunto di servizievole umiltà:
il violino piega l'energia vibrante dell'arco a un cantare più
sfumato, intimistico, discreto; la chitarra calibra i pesi sulle
sue corde cercando spiragli - più timbrici che volumetrici
- nel muro di suono del compagno e lo macchia di sorprendenti mélanges,
lo pungola di contrattempi, anticipazioni, indugi. Entrambi gli
strumenti sono in obbligo di convergere verso i loro due estremi
espressivi guadagnando nuovi idiomi per comunicare con maggiore
puntualità.
La musica originale che hanno a disposizione non occupa certo le
teche più in vista del repertorio occidentale: se porta la
firma di grandi autori come Paganini e Schubert li rispecchia in
pantofole, intenti a scrivere per puro divertissement; nel caso
di Piazzolla è piegata in un seducente e raffinato postribolo,
più che in una camera.
Tuttavia sono opere apprezzabili, perché testimonianze di
un mondo musicale periferico ma espresso per sincera ispirazione
e caratterizzato con incisività; e poi perché talvolta
l'inchiostro di una penna manierata segna particolari compositivi
preziosi e inaspettati.
La metafora più calzante che viene in mente per rappresentare
questo piccolo gruppo cameristico è chagalliana: il violinista
intona all'angolo della strada tenere melodie yiddish e la chitarra
non appare, se non nell'ombra allungata del violino sul muro rossiccio.
(g.n.)
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La
scheda dello spettacolo |
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| CALENDARIO
SETTIMANALE |
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1
/18 gennaio |
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19/25
gennaio |
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26
/31 gennaio |
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