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gennaio 2003

gli argomenti del mese

Un invito al viaggio
di Franco Masotti


Paolo Fresu

Se la metafora del "viaggio musicale" può apparire sempre suggestiva ma piuttosto abusata e quindi consunta, nessuno può smentire il fatto che sia Paolo Fresu sia Dhafer Youssef siano due musicisti "viaggiatori", che hanno fatto del "viaggio" la loro condizione di vita reale e ideale. Entrambi, al termine del loro apprendistato musicale - Youssef inizia a cantare nel suo paese, Teboulba, in Tunisia, all'età di cinque anni, sotto la guida del muezzin, mentre Fresu inizia a suonare la tromba seguendo il corso della Banda Musicale di Berchidda, nella sua isola, la Sardegna - decidono di cercar fortuna altrove, attraversano mari e confini e, come sempre accade a tutti i veri viaggiatori, iniziano a fare incontri "straordinari" lungo il loro cammino. Per Fresu illuminanti saranno i primi ascolti della tromba del grande Miles Davis e dell'irrequieto Chet Baker. Ma incontri più umanamente reali saranno quelli con i tanti musicisti con cui collaborerà in anni di lavoro intenso, che lo vedono attivo nelle principali scene jazzistiche europee e non. Basterà dare una rapida occhiata alla sua biografia per avere un'idea di quella che può essere la bildung, la formazione di un artista dei nostri giorni che come Fresu sia pervaso, posseduto da uno spirito così vorace, onnivoro nei confronti delle "musiche" ubique e contemporanee. Determinante per Youssef, dopo l'apprendistato tradizionale che gli consente di acquisire padronanza dell'oud e della complessità del maqamat (il sistema dei modi alla base della musica araba), sarà il confronto, una volta giunto a Vienna, dove risiede ormai da molti anni, con alcune delle personalità più vitali della musica improvvisata europea, come la "sciamana" tuvita Sainkho Namchylak, il chitarrista Christian Muthspiel, la violinista Iva Bittova, quell'incredibile re-inventore del tamburello che è il nostro Carlo Rizzo, il violoncellista (purtroppo recentemente scomparso) Tom Cora, Markus Stockhausen, il vietnamita Nguyên Lê, e tanti altri ancora. Inevitabile prima o poi, anche per via di frequentazioni comuni, l'incontro, e anche, sulla base di alcune affinità elettive (che vanno oltre la comune appartenenza alla koinè mediterranea), il "piacersi", da cui la (per noi) provvidenziale decisione di fare un pezzo di strada assieme. Possiamo dire subito ciò che Fresu e Youssef possono sicuramente condividere: una qual certa diffidenza verso lo stereotipo e la pratica indotta di una world music troppo spesso pianificata a tavolino, secondo accorte strategie di marketing, dalle etichette discografiche. Musica artificiale che nasce dall'incontro altrettanto artificioso tra ingredienti musicali di origine esotica, opportunamente denaturati, sterilizzati, predigeriti, per renderli gradevoli a tutti i palati (altro che "contaminazione"!). Ma sicuramente li accomuna il gusto dell'avventura, non tanto fine a se stessa, quanto intesa come il perseguimento di un progetto comune, di una visione non preconcetta ma che prende forma, si mette a fuoco durante il percorso, stabilendo sì il punto di partenza ma lasciando incerta la meta, per non precludersi deviazioni, sorprese, incantamenti. I due padroneggiano lingue diverse, alcune condivise, altre no, ma si intendono perfettamente esprimendosi con il comune gergo dell'improvvisazione (la cui pratica estensiva caratterizza tanto il jazz quanto la musica tradizionale araba). Il rischio è quello di "perdersi" (che a volte, anche se non lo si vuole confessare, invece è lo scopo del viaggio), ma come disse un maestro dell'esplorazione musicale - Terry Riley - "ogni nota rappresenta un pericolo". Ascoltando Fresu e Youssef viene il sospetto che un certo paesaggio scabro, caratterizzato da ampi spazi e orizzonti, sia qualcosa che li renda simili, pur nelle differenze. Quel senso dello spazio introiettato li rende permeabili alla rarefatta poesia del silenzio (tutti gli strumenti possono essere "poetici", certo, ma forse la tromba e l'oud lo sono in modo assai particolare). Le rocce scabre modellate dal vento possono condurre a una certa visceralità, molto sarda ma anche molto maghrebina (dove assai più diffusi sono i deserti rocciosi anziché sabbiosi), che porta la voce, il "canto" a incupirsi, a farsi urlo, anche feroce, strozzato… A volte viene davvero da chiedersi se sia, o sia mai stato vero che il paesaggio influisce sulla musica, o comunque la modula, la plasma. Se non è vero, è comunque bello pensarlo, anche se i luoghi comuni abbondano, ma pur sempre di "luoghi" si parla. Lo skyline deve in qualche modo offrire un modello alla linea melodica (che si fa soundscape, secondo il felice neologismo coniato da Murray Schafer). Così è facile dire che Fresu e Youssef sono musicisti "mediterranei". Questo perché sia la Sardegna (che oltretutto è un'isola) sia la Tunisia sono intrise di questo mare mitico, ingombrante liquida presenza evocata, sviscerata, cantata, teorizzata a partire da Omero su su fino a Braudel e Matvejevic. Bella forza, certo che è così, e lo stesso vale per una molteplicità errante o stanziale di altri musicisti (ma anche scrittori, cineasti, ecc.). E "quel" mare è anche il grembo della nostra storia, delle nostre civiltà (e mai più, speriamo, mare nostrum in senso imperiale-coloniale), solcato da una molteplicità di rotte e correnti che ripercorse musicalmente possono condurre a molti "mediterranei" possibili. Ma non è tanto il mero dato anagrafico che conta, quanto la forma mentis, fatta sia di radici che si incrociano e annodano in profondità, sia di quell'irrequietezza che conduce al nostos, al viaggio, alla scoperta, all'esplorazione di nuovi territori, spesso dentro di noi.

NAVIGARE IN MUSICA
segui il link Un sito dedicato al trombettista Paolo Fresu
segui il link Dhafer Youssef: un profilo dell'artista (in inglese)
segui il link Il sito del jazzista Miles Davis
segui il link Christian Muthspiel: il sito ufficiale
segui il link Il sito della violinista Iva Bittova
CALENDARIO
segui il link 1 /18 gennaio
segui il link 19/25 gennaio
segui il link 26 /31 gennaio
Unione Musicale
lunedì 13 gennaio
Conservatorio ore 21
serie gialla
Dhafer Youssef oud, voce
Paolo Fresu tromba, flicorno
Mediterraneo in musica:
un incontro tra improvvisazione jazz e tradizione popolare araba