| Progettualità,
lungimiranza e voglia di scommettere sulla formazione dei giovani. Così
la Fondazione Academia Montis Regalis ha deciso di muoversi per progettare
il proprio futuro. La prima annata di questo “progetto-giovani”
annunciato lo scorso settembre si conclude a maggio. È con il consueto
entusiasmo che il direttore Giorgio Tabacco ne parla.
Per quali ragioni avete inaugurato questo progetto?
«Perché l’Orchestra principale è diventata professionale.
Siccome ci interessava continuare il progetto formativo, abbiamo pensato
di realizzare un doppio progetto: accanto alla consueta attività
concertistica e discografica, un’attività di un’orchestra
di e in formazione. In effetti, l’Academia Montis Regalis nel 1994
era nata come progetto formativo. Poi, visto il livello raggiunto, s’è
pensato di renderla un’orchestra professionale, cosa che ci è
riuscita solo quest’anno. Abbiamo però voluto mantenere lo
spirito originario di fare formazione, perché crediamo che questa
sia la strada giusta e anche perché questo progetto rimane l’unico
in Italia nel campo della musica antica».
Come avete proceduto?
«A ottobre abbiamo lanciato le solite selezioni, che prima si facevano
per l’Orchestra che ora abbiamo reso stabile. Abbiamo così
messo insieme un gruppo di ventitré persone, cui offriamo una borsa
di studio, il rimborso delle spese di viaggio, vitto e alloggio. Il programma
consiste in cinque stage di cinque giorni ciascuno, da gennaio a maggio.
Il primo ciclo di gennaio e l’ultimo di maggio sono stati presieduti
da Luigi Mangiocavallo, che nel 1994 aveva tenuto a battesimo l’Academia
dirigendola anche in alcune incisioni. Il ciclo di febbraio l’ha
diretto Amandine Beyer, la vincitrice del Concorso «Vivaldi»
del marzo 2001. Poi sono venute le due prime parti dell’orchestra
maggiore, Giovanni Dalla Vecchia e Paolo Cantamessa».
In cosa è consistito il loro lavoro?
«Hanno preparato un programma diverso per ogni ciclo e lo hanno
poi eseguito nell’Oratorio di Santa Croce a Mondovì, nell’ambito
della Stagione da Camera promossa dall’Assessorato alla Cultura
del Comune. Il lavoro svolto è stato importante: il livello dell’Orchestra
Giovanile è davvero molto buono. Di fatto potrebbe già ben
figurare in situazioni di carattere professionale».
L’iniziativa comincia, dunque, a dare subito delle soddisfazioni.
«L’aspetto positivo di questo progetto è, da un lato,
il fatto che possiamo valutare più a lungo dei giovani interessanti,
che potranno essere poi inseriti nell’Orchestra professionale, e
dall’altro quello di aver potuto constatare che il livello dei musicisti
italiani nel settore della musica antica negli ultimi sette-otto anni
è cresciuto molto – e i nostri giovani sono quasi tutti italiani:
ci sono solo sei stranieri, che provengono un po’ da tutto il mondo».
La sede è sempre a Mondovì?
«La novità è che la Curia ci ha concesso in comodato
l’Oratorio di Santa Croce. Abbiamo acquistato anche l’adiacente
edificio storico dell’ex-ospedale omonimo, che ora è in corso
di ristrutturazione. Dal prossimo anno avremo a disposizione una sede
tutta nuova, di grande pregio storico-architettonico, in una posizione
panoramica molto suggestiva, con una foresteria da trenta posti letto,
segreteria, biblioteca, sale di prova, oltre ovviamente alla Chiesa, che
continuerà a servire per i concerti e le incisioni. Verranno ospitate
le due Orchestre, varie attività tra cui il Festival dei Saraceni,
altre iniziative seminariali che dovremo inventare. Vorrei farne un centro
di riferimento europeo con scambi con altre istituzioni come la nostra,
come quelle di Ambronay o di Beaune. Per l’anno prossimo siamo già
in contatto con importanti personalità».
Siete dunque già pronti a ripartire tra qualche mese?
«Il progetto dei giovani è annuale. Con questi cinque mesi
si esaurisce il 2003. In autunno rifaremo le selezioni per il 2004 e a
gennaio ripartiremo con altri cinque cicli. Non ci serve la stabilità,
perché è veramente solo un progetto formativo». (a.c.)
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