Sistema Musica maggio  2003
acc. montis regalis
  Academia Montis Regalis: vincere scommettendo sui giovani
di Sergio Bonino

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  Il sito dell'Academia Montis Regalis
Progettualità, lungimiranza e voglia di scommettere sulla formazione dei giovani. Così la Fondazione Academia Montis Regalis ha deciso di muoversi per progettare il proprio futuro. La prima annata di questo “progetto-giovani” annunciato lo scorso settembre si conclude a maggio. È con il consueto entusiasmo che il direttore Giorgio Tabacco ne parla.

Per quali ragioni avete inaugurato questo progetto?
«Perché l’Orchestra principale è diventata professionale. Siccome ci interessava continuare il progetto formativo, abbiamo pensato di realizzare un doppio progetto: accanto alla consueta attività concertistica e discografica, un’attività di un’orchestra di e in formazione. In effetti, l’Academia Montis Regalis nel 1994 era nata come progetto formativo. Poi, visto il livello raggiunto, s’è pensato di renderla un’orchestra professionale, cosa che ci è riuscita solo quest’anno. Abbiamo però voluto mantenere lo spirito originario di fare formazione, perché crediamo che questa sia la strada giusta e anche perché questo progetto rimane l’unico in Italia nel campo della musica antica».

Come avete proceduto?
«A ottobre abbiamo lanciato le solite selezioni, che prima si facevano per l’Orchestra che ora abbiamo reso stabile. Abbiamo così messo insieme un gruppo di ventitré persone, cui offriamo una borsa di studio, il rimborso delle spese di viaggio, vitto e alloggio. Il programma consiste in cinque stage di cinque giorni ciascuno, da gennaio a maggio. Il primo ciclo di gennaio e l’ultimo di maggio sono stati presieduti da Luigi Mangiocavallo, che nel 1994 aveva tenuto a battesimo l’Academia dirigendola anche in alcune incisioni. Il ciclo di febbraio l’ha diretto Amandine Beyer, la vincitrice del Concorso «Vivaldi» del marzo 2001. Poi sono venute le due prime parti dell’orchestra maggiore, Giovanni Dalla Vecchia e Paolo Cantamessa».

In cosa è consistito il loro lavoro?
«Hanno preparato un programma diverso per ogni ciclo e lo hanno poi eseguito nell’Oratorio di Santa Croce a Mondovì, nell’ambito della Stagione da Camera promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune. Il lavoro svolto è stato importante: il livello dell’Orchestra Giovanile è davvero molto buono. Di fatto potrebbe già ben figurare in situazioni di carattere professionale».

L’iniziativa comincia, dunque, a dare subito delle soddisfazioni.
«L’aspetto positivo di questo progetto è, da un lato, il fatto che possiamo valutare più a lungo dei giovani interessanti, che potranno essere poi inseriti nell’Orchestra professionale, e dall’altro quello di aver potuto constatare che il livello dei musicisti italiani nel settore della musica antica negli ultimi sette-otto anni è cresciuto molto – e i nostri giovani sono quasi tutti italiani: ci sono solo sei stranieri, che provengono un po’ da tutto il mondo».

La sede è sempre a Mondovì?
«La novità è che la Curia ci ha concesso in comodato l’Oratorio di Santa Croce. Abbiamo acquistato anche l’adiacente edificio storico dell’ex-ospedale omonimo, che ora è in corso di ristrutturazione. Dal prossimo anno avremo a disposizione una sede tutta nuova, di grande pregio storico-architettonico, in una posizione panoramica molto suggestiva, con una foresteria da trenta posti letto, segreteria, biblioteca, sale di prova, oltre ovviamente alla Chiesa, che continuerà a servire per i concerti e le incisioni. Verranno ospitate le due Orchestre, varie attività tra cui il Festival dei Saraceni, altre iniziative seminariali che dovremo inventare. Vorrei farne un centro di riferimento europeo con scambi con altre istituzioni come la nostra, come quelle di Ambronay o di Beaune. Per l’anno prossimo siamo già in contatto con importanti personalità».

Siete dunque già pronti a ripartire tra qualche mese?
«Il progetto dei giovani è annuale. Con questi cinque mesi si esaurisce il 2003. In autunno rifaremo le selezioni per il 2004 e a gennaio ripartiremo con altri cinque cicli. Non ci serve la stabilità, perché è veramente solo un progetto formativo». (a.c.)

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