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| editoriale di
Nicola Campogrande |
Ascoltare senza capire
Ascoltate musica, quando
fate l’amore? Se lo chiede Franco Fabbri nell’articolo
che pubblichiamo in quarta di copertina... continua
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| GLI ARGOMENTI DEL MESE |
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La sfida delle orchestre private
di Guido Barbieri |
| Se
si dovesse dare ascolto ai numeri, quelli nudi e crudi offerti
in pasto dalle statistiche "ufficiali", l’Italia
potrebbe assomigliare al leggendario "paese delle orchestre"
raccontato dalle favole dell’antica Cina... |
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sintonie
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La fotografia
che coglie l’irripetibile
di Laura Blandino |
| Il
fil rouge che lega gli eventi di Sintonie 2004 riguarda il periodo
della decadenza viennese, dell’antinomia fra il progressivo
declino istituzionale e la massima fioritura culturale, in un
percorso che si dipana tra fotografia, musica, arte e letteratura... |
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| da non perdere |
SORPRENDENTI
ONDE DI FISARMONICA
Vague à lames Musiche di Angelis, Bach, Berio, Boeuf,
Goyone, Moreau, Piazzolla, Zolotarjew. Jean-Marc Fabiano, fisarmonica.
1 cd Zig-Zag Territoires.
Avoir la vague à l’âme letteralmente significa
“avere l’onda nell’anima”. In francese
vuol dire “provare tedio” ed è su questa
espressione che il fisarmonicista Jean-Marc Fabiano gioca, trasformandola
in vague à lames, onda di ance – le ance del suo
strumento, naturalmente. Fa bene, perché questo disco
salta fuori dagli scaffali davvero come un’onda, che assale
l’ascoltatore e poi si ritira all’improvviso, lasciandolo
umido di suoni e sorpreso, spaesato, persino turbato. Con una
fisarmonica studiata insieme ai costruttori (la famiglia Ballone
Burini di Castelfidardo), uno strumento che privilegia l’omogeneità
del timbro alle esplosioni di sonorità diverse, Fabiano
accarezza il proprio repertorio con una grazia inusuale, in
Bach e Piazzolla ma anche quando si tratta di pagine estreme
come la Sequenza XIII di Berio o di altre escursioni radicali
di autori sconosciuti. La sua è però una grazia
che esprime una forza rara, una forza ottenuta per sottrazione,
capace di far colare sulle nostre orecchie la freschezza e l’energia
di un suono con il quale, nelle sale da concerto, stiamo ancora
familiarizzando. È un disco avventuroso, insomma, raffinato,
vagamente in stile Ecm. Vale l’ascolto. (nicola campogrande). |
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