«Nel mondo spesso inquieto e violento annunceremo ai deboli il messaggio più lieto: misericordia, riconciliazione e pace». 24 gennaio 2002. Lo shock del crollo delle Twin Towers è ancora recente; angosciosi venti di guerra hanno già ripreso a soffiare in terra afghana. Durante l’incontro ecumenico di Assisi la Preghiera per la Pace di Wojtyla risuona come un monito alle coscienze di tutti, come l’ennesima sfida del papa polacco. La raccoglie e la mette in musica Marco Tutino, un compositore che non ha mai evitato il confronto scomodo con i temi più urgenti e drammatici dell’attualità. Lo comprovano la Messa di Requiem per le vittime della mafia (1993), la Messa per il Giubileo (2000) e, quest’anno, il Canto di Pace e l’opera Vita, che si confronta con il tema della malattia.
Maestro, con quale intento è stato programmato il concerto del prossimo 19 settembre nella Chiesa di San Filippo a Torino, durante il quale verrà eseguito il suo Canto di Pace?
«
Vuol essere un omaggio al Pontefice, in concomitanza con i venticinque anni dalla sua elezione che si compiono proprio nel settembre 2003. Io vorrei che si ponesse l’attenzione sulla straordinarietà di questo evento, e che si considerasse il mio contributo come un “servizio”; esattamente come è accaduto ad Ancona il 28 aprile scorso in occasione della prima esecuzione».
Come ha vissuto questa collaborazione con il Papa?
«
Il suo mi sembra un testo importante. Ha una dimensione universale e un tono profondo. Offre emozioni forti: sembra di sentire lo spirito dell’umanità che ci parla da un tempo indistinto. Dice delle cose importanti anche per chi non abbraccia la fede cattolica: è un messaggio di speranza e di esortazione alla concordia rivolto al cuore di tutti gli uomini, a prescindere dalle loro convinzioni politiche e religiose. È uno di quei pochi messaggi che oggi possono parlare al mondo. Per questo ho scritto la musica più sincera di cui sono stato capace».
Pensa che un compositore nella società odierna possa o debba avere un “ruolo”?
«
Non credo nei “ruoli” generali, generici. Credo che ognuno di noi debba capire quale sia il suo di ruolo e, quindi, non posso che parlare di me. Per parte mia, ho sempre cercato di scrivere musica dandole una grande forza comunicativa. Non mi è mai importato di scrivere musica per me. Nel momento in cui compongo, cerco di parlare agli altri, anche a quelli che non conoscerò mai. Mi pongo sempre questo problema: che cosa posso dire di non banale? Non è una questione semplicissima. Le tematiche sociali sono importanti, perché il mondo si struttura continuamente in modo diverso: le persone cambiano, cambia anche la loro capacità di ascoltare. È molto interessante per un compositore capire quale sia il modo in cui la musica può stimolare ancora la coscienza delle persone».
Come compositore, lei ha dichiarato d’essere stato sempre attratto dal mistero insondabile del canto e della voce. Pensa di aver scoperto qualche “verità nascosta”?
«
Sto studiando la voce da quando mi occupo di musica. Ancora oggi non posso dire di essere venuto a capo di tutto. Certo, rispetto a venticinque anni fa, qualcosa ho imparato, ma è veramente un mistero senza fine, di grandissimo fascino. La verità che credo d’aver compreso è che hai a che fare con del “materiale” umano. Non puoi mai sapere a priori quale nota, quale vocale su quella nota, quale inciso melodico siano meglio, perché poi con la personalità del cantante cambierà moltissimo. È proprio dal contatto diretto con i cantanti che ho appreso molto».
All’indomani della guerra in Iraq credo che lei si sia ulteriormente interrogato sul senso del messaggio di Canto di Pace…
«
Quando ho incominciato a scrivere la musica è scoppiata la guerra: in quel momento mi sono posto delle domande. In realtà, quello del Papa è un testo di grandissimo impegno ed è soprattutto un invito forte a “inventare” la pace ogni giorno con ostinazione, in vista d’una “civiltà dell’amore” da costruire tutti insieme. Esorta a non pensare che la pace sia una cosa scontata, nel senso che, per fare la pace, basta non fare la guerra. Ci fa capire che la pace va costruita molto più attentamente, cosa che è molto complicata».
|