Sistema Musica settembre 2003
Torinosettembremusica
  Max Raabe tra Weill e Sex Bomb
di Nicola Sani
sabato 6 settembre

Auditorium del Lingotto ore 21

Palast Orchester
con il suo cantante Max Raabe


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  La scheda dello spettacolo
Palast Orchester

Max RaabeIncontro Max Raabe in una Roma dal calore soffocante. Lui, il leader della Palast Orchester – quella che suona Sex Bomb, come la identificano in molti – sembra un angelo disceso da quel cielo sopra Berlino che comincia ad avere notevoli problemi di sovraffollamento.
« Eravamo studenti di arte a Berlino, all’inizio degli anni Ottanta. Affascinati dalla musica degli anni Venti e degli anni Trenta, ascoltata da vecchi grammofoni o in pellicole da cineteca. E avevamo il problema di trovare soldi per pagarci gli studi. Abbiamo cominciato a provare tutte le settimane per un anno intero. Ognuno portava un amico, un suonatore di tromba per esempio. Finalmente un ingaggio, per esibirci nel foyer di un salone da ballo berlinese, mentre la gente entrava. Con nostra sorpresa, tutti si fermavano ad ascoltarci e nessuno entrava nel salone principale per seguire lo spettacolo. Da allora abbiamo continuato ad ampliare il nostro pubblico».

Gli autori delle canzoni sono quelli della favolosa Berlino di quegli anni.
« Parole e musica erano spesso della stessa persona. Friedrich Holländer, Fritz Rotter, i cui testi erano taglienti e significativi, Robert Gilbert e Billy Rosen, tra i più importanti. Parlano d’amore e di sentimenti perduti, ma soprattutto sono sarcastici e pieni di doppi sensi. Abbiamo da sempre in repertorio anche alcune canzoni italiane, una trascinante versione di Marì, Marì, la Canzone sospirata, all’epoca interpretata da De Sica, e il celebre Tango del Gigolò, oltre a canzoni cubane e statunitensi».

Brecht e Weill?
« Alla Fondazione “Weill” di New York abbiamo trovato suoi brani arrangiati per orchestra da ballo, perché lui desiderava che la sua musica arrivasse alla gente. Le canzoni scritte su testi di Brecht, le ballate tratte dall’Opera da tre soldi, da Mahagonny sono tra le più conosciute dal pubblico e fanno parte anche del nostro repertorio, ma non vogliamo caricare troppo il nostro spettacolo con il significato intellettuale dei testi. Ci limitiamo ad alcune loro canzoni».

Karl Valentin?
« Era irriguardoso, ironico, tagliente, non un cantante, anche se qualche volta ha cantato. C’è qualche sua influenza nel mio modo di pormi sul palcoscenico, ma non una vera somiglianza. Ho molto rispetto per questa figura e per la sua intelligenza».

Nella Berlino di oggi cosa è rimasto di quel Titanic?
« Quasi niente è sopravvissuto ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Per questo è interessante ripercorrere lo spirito della Repubblica di Weimar, quando Berlino era il centro della modernità per tutte le arti. Oggi il Kabarett è tornato a interessare e sta emergendo una nuova generazione che si esibisce nei Kabarett, come allora».

I vostri concerti?
« L’anno scorso sono stati circa 180. A Berlino ne facciamo al massimo 2 o 3 all’anno. Poi Austria, Svizzera, Parigi, Stati Uniti. Questa musica che sembrava dimenticata è diventata un caso internazionale, ben oltre i confini della Germania».

Perché questa voce vellutata, acuta, eterea?
«È un mélange, non è solo falsetto, che sarebbe
troppo noioso. Mi consente di articolare bene le parole, cattura, interessa molto ed è particolarmente adatta al nostro repertorio».

Prossimamente?
« Abbiamo in progetto una vera e propria “rivista” con tutti i cliché (rivisitati con ironia) delle riviste del tempo. Donne piumate che salgono e scendono scale, lustrini, paillettes...».

Berlino, oggi?
« Una città meravigliosa, piena di verde e di laghi e con un’offerta culturale straordinaria. Sono felice di poterci vivere».

A casa, che musica ascolta?
« Dopo una tournée preferisco il silenzio, o musica per pochi strumenti, come le Sonate per violoncello solo di Bach o la musica da camera di Brahms; ma non sono chiuso a nessuna proposta musicale. Guardo MTV per aggiornarmi sulla musica pop, non mi interessa il bunz-bunz-bunz della techno. Meglio l’hip-hop e il rap, per l’uso della parola e dei testi; mi interessa, ad esempio, uno come Eminem».

L’Italia?
« Siamo entusiasti di essere così tanto cresciuti presso il pubblico italiano. A Roma, Firenze, Milano, il rapporto con il pubblico è stato bellissimo».

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