Sistema Musica settembre 2003
Torinosettembremusica
  Stand Up for the Right Sounds!
di Daniele Martino
venerdì 12 settembre

Auditorium del Lingotto
ore 21

Africa Unite + Architorti
Corde in levare


NAVIGARE IN MUSICA
  Il sito del quintetto Architorti
  Il sito degli Africa Unite
  La scheda dello spettacolo del 12 settembre

Africa Unite e ArchitortiLa sera di venerdì 12 settembre, nell’Auditorium del Lingotto, c’è il nuovo capitolo di uno scontro amoroso: Architorti vs Madaski. Cameristica, reggae, elettronica si azzuffano, si cercano, si legano e slegano per fare qualcosa di nuovo, anzi di antico. Marco Robino è il violoncellista, il trascrittore, l’arrangiatore del quintetto d’archi pinerolese che al suo terzo disco ha scelto, dopo molte sperimentazioni, di tornare alle radici classiche del linguaggio acustico. Madaski, all’anagrafe Francesco Caudullo, ma ora Mada di nome e Madaski di cognome, è le tastiere elettroniche e la voce, il compositore degli Africa Unite, pinerolesi, band del reggae italiano e mondiale: con loro hanno suonato gli Aswad, Buju Banton, Shaggy, Ben Harper li stima. Perché flirtano, allora, un Quintetto che si sente mozartiano con il sogno di suonare grosso come un’orchestra di Richard Strauss e il Madaski, che con il suo casco di dreadlocks, i suoi enormi e pungenti anelli post-tribal e la sua gigantesca statura quando non suona con gli Africa Unite fa la sua strada di sadico squartatore di suoni tra le sue macchinerie? Nel 2000 Architorti aveva riletto Politics, degli Africa, e nell’ultimo album degli Africa, Mentre fuori piove, ha riletto la titletrack in un modo che Mada ha definito «devastante nella sua tensione bartókiana»; Madaski ha infilato U Man Right e Madasuite nel primo disco degli Architorti, del 2000, e Argon nel secondo disco del Quintetto (2001).
Hanno fatto tutti e due il Conservatorio, e stavano su due sponde diverse, la classica e il rock, a Pinerolo, quando un giorno Robino vide prima dal giornalaio, poi dal verduriere quel «casco di banano capelluto, presenza imponente ricoperta di pelliccia sintetica, grizzly su moto». Al cuoco di suoni Mada è venuta un’idea: cucinare gli Africa Unite in salsa da camera, prendere le melodie, le parole di una storia reggae italiana e farla riscrivere al maestro Robino; che in comune hanno una cosa, i due: il pallino della dinamica. I piani e i forti, i mezzi forti e i fortissimo, quelli che nella nostra era di inquinamento acustico, di sordità da traffico urbano e cuffie spaccatimpani sono la dimensione perduta del piacere dell’ascolto. Allora: un quintetto per archi moltiplicato per cinque faranno i venticinque archi di Corde in levare, al Lingotto il 12 settembre: messi all’ottocentesca tedesca, da sinistra a destra nella foto violini primi, poi viole, contrabbassi, violoncelli, e infine secondi violini: «Una distribuzione di acuti e di gravi» spiega il kapellmeister Robino; «Come nel mixaggio rock – spiega Mada Madaski – : al centro il basso, il mono, ai lati i suonini, lo stereo, gli arrangiamenti su cui lavorare di effetti». In Mentre fuori piove invece gli archi, elettronicamente implementati, sono addirittura 60, un quintetto per dodici volte, su parole poco giamaicane:
« Manca il fiato
È molto buio quando fuori piove
il giorno è quasi senza luce ed ora sta per diluviare
sempre più veloce, più veloce, sempre più veloce»
Robino: «Dagli Africa Unite ho preso le melodie, le parole, e tanti suoni sparsi, magari per loro non rilevanti, piccole sonorità di passaggio…»
Mada: «Già, il reggae è un suono a incastri; ancora oggi io imparo da Bob Marley e dagli Steel Pulse di Birmingham… è un giocare a sentire le quattro note di chitarra che si incastrano con i quattro colpi di batteria che si incastrano esattamente là dove non suona il basso; è un incastro totale su cui spicca la melodia».
Robino: «Al centro ci sarà il linguaggio degli alti e dei bassi, un calo della ritmica a vantaggio della dinamica. Voglio rivalorizzare il linguaggio dinamico del rock, che i giovani non sanno ascoltare».
Mada: «Che cos’è il dub, in fondo? Il tempo in levare del reggae che hai registrato sul lato A, sul lato B lo ricrei accendendo sul mixer questo o quel canale, sposto le masse sonore… prendo un pezzo e ne modifico dinamica e frequenza».
Robino usa i suoi archi come Mada il suo mixer; Architorti fa il dub classico al reggae degli Africa Unite. In Corde in levare non ci sarà che poca elettricità, tanto per amplificare un po’ l’ambiente. «La mia orchestra non sarà tanto C?ajkovskij, o Dvor?ák, ma piuttosto Richard Strauss, Schoenberg…» spiega il violoncellista con nostalgie tardo settecentesche, «voglio ribilanciare il suono, sfuggire dall’appiattimento dei nostri tempi».

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