Sovrintendente Vergnano, dopo quattro anni e mezzo dal suo insediamento facciamo il punto sul funzionamento del Teatro Regio. Guidato, oggi, da uno staff al quale in Italia si riconosce una certa dinamicità.
«
Questo è un Teatro in cui tutti provengono da esperienze professionali nell’organizzazione culturale e non da attività politiche. Così abbiamo una visione aziendalistica di quello che riguarda la conduzione di una struttura come un teatro lirico: crediamo ad esempio di aver colto il senso della trasformazione da Enti Lirici a Fondazioni di diritto privato, una trasformazione che è stata un’opportunità per cercare di modificare, per quanto possibile, la conduzione del Teatro da ente pubblico a ente che in qualche modo, faticosamente, si confrontasse con il mercato della cultura. E non ho nessuna paura di parlare di mercato, di sistema competitivo: sono cambiate molte cose e oggi, quando un teatro lirico (o un museo o una società di concerti) presenta un suo programma, ovviamente ha un suo pubblico di riferimento, costituito dai suoi abbonati, ma fa anche una proposta culturale indirizzata all’universo mondo, a un pubblico che oggi “sceglie” molto di più. Fino a sette o otto anni fa il Teatro Regio aveva un pubblico composto all’80% di abbonati; oggi, di fronte a un aumento complessivo del pubblico, gli abbonati rappresentano meno del 50% e quindi ogni sera c’è una persona su due che decide se venire o non venire al Regio, e si tratta naturalmente di persone che contestualmente scelgono se andare al cinema, a teatro, a vedere un museo o qualcos’altro: questo è un sistema competitivo della cultura e su quel terreno dobbiamo confrontarci. Non siamo naturalmente per l’abolizione degli abbonati – il Regio con circa 12.000 abbonamenti è il teatro italiano che ne ha di più – ma il fatto che ci sia stato uno spostamento di trenta punti percentuali in pochissimi anni credo sia una caratteristica della nostra vita, di chi vuole sentirsi più libero di scegliere. Direi che oggi c’è un consumo culturale più laico rispetto a quello di un tempo, con più voglia di migrare tra musica e prosa, tra cinema e lirica. E infatti vedo che anche le società di concerti, anziché offrire un blocco unico di appuntamenti, stanno proponendo al proprio pubblico la possibilità di costruirsi abbonamenti su misura».
Lei è anche presidente dell’Associazione delle Fondazioni Liriche Italiane e vicepresidente dell’Agis in rappresentanza di tutte le istituzioni musicali del paese. Che figura fa il Regio, inserito nel panorama complessivo?
«
Il Regio ha attraversato anni fa una grossa crisi finanziaria. Ne è uscito con una coraggiosa azione del sovrintendente Tessore, che ha attuato una rigorosa politica di amministrazione del Teatro, apportando, dolorosamente, tagli “indispensabili” in tutti i settori. Risolto in modo ammirevole quel problema, il Regio doveva rivendicare il suo ruolo di produttore di cultura, anche considerando il fatto che, se è competitivo l’ambito della produzione culturale locale, lo è ancora di più il sistema complessivo dei teatri lirici, un sistema sovranazionale per cui quando noi decidiamo di invitare un artista o un direttore lui, di fatto, antepone il Regio a qualunque altro teatro del mondo.
Per riportare a Torino certi interpreti bisognava garantire che il nostro Teatro avesse una credibilità e un livello di produzione, con i propri complessi artistici, di un certo valore. Per questo è stata fatta in questi ultimi anni una grande politica occupazionale, in tutti i settori e in particolare in quelli artistici e tecnici: avevamo un’Orchestra e un Coro composti per circa il 50% di elementi aggiunti mentre oggi, grazie a selezioni rigorosissime, ai 28 concorsi banditi per l’Orchestra e ai 25 per il Coro, le compagini sono composte quasi completamente di membri stabili, e il tutto va naturalmente a vantaggio della qualità. Lo abbiamo fatto anche con i reparti tecnici e amministrativi e questo ci ha consentito di essere un Teatro che diventa sempre più interessante per i grandi interpreti.
Oggi possiamo anche permetterci di inaugurare la stagione con un’opera di grande repertorio, e questo, a considerarlo con attenzione, rappresenta una scelta coraggiosa. Perché, contrariamente a quanto ama sottolineare la critica, è molto più facile aprire una stagione con un titolo sconosciuto del Novecento, che non teme confronti; la vera sfida è invece quella di proporre, come facciamo noi, un nostro Simon Boccanegra che vada a confrontarsi con le migliori produzioni del sistema lirico internazionale. Oggi il Teatro Regio è in grado di farlo».
Al momento del suo insediamento lei progettava di aumentare il numero degli spettacoli, di lavorare ad allestimenti leggeri, meno costosi, sulla scia di quanto si fa normalmente in Germania o in Austria con il cosiddetto “teatro di repertorio”…
«
Beh, credo che abbia ancora senso portare avanti quel progetto, ma la prima cosa da fare – me ne sono accorto lavorando – era coinvolgere gli artisti e i tecnici del Teatro in un processo di crescita qualitativa. Con i livelli occupazionali e con gli spazi che abbiamo ora non ci sono margini per un incremento quantitativo delle attività. Con le nostre circa cento serate all’anno, tra opera e danza, dopo la Scala (che però ha un organico e spazi ben maggiori) siamo i primi in Italia.
Per aumentare in modo significativo la produttività dovremmo avere una doppia orchestra con una nuova sala prove che oggi ci manca e che ci impone di utilizzare per questo scopo il palcoscenico e altri luoghi poco indicati del Teatro. Ma una doppia orchestra è un sogno irrealizzabile in questa congiuntura, tant’è che tutti i teatri italiani cercano invece di ridurre l’organico delle proprie orchestre».
| Stagione
d’Opera 2003-2004 |
7-26 ottobre
2003
Simon Boccanegra
di Giuseppe Verdi |
18-30 novembre
2003
Semiramide
di Gioachino Rossini |
16-31 dicembre 2003
Orfeo all’inferno
di Jacques Offenbach |
23 gennaio
- 4 febbraio 2004
La fanciulla del West
di Giacomo Puccini |
24 febbraio
- 7 marzo 2004
Le nozze di Figaro
di Wolfgang Amadeus Mozart |
17-28 marzo
2004
Matrimonio al convento
di Sergej Prokof’ev |
1-7 aprile
2004
Chopiniana - Shéhérazade - L’uccello di fuoco
Musiche di Fryderyk Chopin,
Nikolaj Rimskij-Korsakov, Igor Stravinskij Coreografie di Mikhail
Fokine
Balletto Kirov del Teatro Mariinskij
di San Pietroburgo |
15-18 aprile
2004
Il lago dei cigni
Musica di Pëtr Il’ic? C?ajkovskij
Coreografia di Marius Petipa e Lev Ivanov
Balletto Kirov del Teatro Mariinskij
di San Pietroburgo |
21-24 aprile 2004
Jewels
Musiche di Gabriel Fauré, Pëtr Il’ic? C?ajkovskij,
Igor Stravinskij
Coreografia di George Balanchine
Balletto Kirov del Teatro Mariinskij
di San Pietroburgo |
|
18-30 maggio 2004
Il cappello di paglia di Firenze
di Nino Rota
|
22 giugno - 6 luglio 2004
Un ballo in maschera
di Giuseppe Verdi |
|
Biglietteria
piazza Castello, 215 – tel. 011 88 15 241/242/270
Orario di apertura:
da martedì a venerdì, 10.30-18; sabato 10.30-16.
Orario dal 19 agosto al 3 settembre:
da martedì a giovedì, 14-18; venerdì e sabato
10-13.
Orario dal 4 al 10 settembre:
da martedì a sabato 10-13 e 14-18.
Informazioni: tel. 011 88 15 557 www.teatroregio.torino.it |
|