C’è un pullman, sedici posti, che parte, con frequenza e meta variabili e preferibilmente verso il tardo pomeriggio, da piazza Castello, dal cuore del capoluogo piemontese. Destinazione: le colline dell’astigiano oppure delle Langhe, la cintura, la piana alessandrina o il Verbano, insomma la provincia, o meglio, la regione. I passeggeri portano sempre con sé il proprio bagaglio, spesso voluminoso. È un bagaglio prezioso, che non viene mai lasciato incustodito e dal quale il proprietario si separa raramente; se possibile lo tiene sul sedile accanto con la mano appoggiata sopra, per tutto il viaggio. Per salire su questo pullman bisogna essere musicisti. Ma non musicisti qualsiasi, bisogna essere strumentisti o coristi del Teatro Regio, che attraverso più agili e ridotte formazioni cameristiche, si presenta in un’insolita versione country. Non nel senso del genere musicale, ma di quello geografico. Campagna, per intenderci. Non solo quella dei vitigni o delle piazze di paese, ma anche quella chic che mescola cultura e paesaggio, gastronomia e arte, tradizione popolare e musica, luoghi di culto e letteratura. Ogni anno i musicisti dell’Orchestra e del Coro del Regio si combinano spontaneamente in eterogenee formazioni cameristiche dalle denominazioni più svariate e fantasiose, alcune ex-novo, altre ormai consolidate come i Basspartout, gli Architanghi, i Catubam, o il Gruppo Sivori, e propongono programmi concertistici in tutto il Piemonte: nella stagione 2002-2003 sono stati 15 i complessi formati per un totale di 75 concerti in tutte le province della regione e di oltre 6000 spettatori. Il bagaglio voluminoso, che, grazie anche al sostegno della Regione Piemonte, dal cuore metropolitano viene trasportato in tutto il territorio, è sì il contrabbasso piuttosto che il corno e le percussioni, o il violoncello e la tromba, ma è anche l’insieme di passione e professionalità, di entusiasmo e di competenza che i professori di un’orchestra e di un coro stabili possono spendere a favore di spettatori lontani ma curiosi, interessati e partecipi, come dimostrano le cifre di questo Regio itinerante. Itinerante (così è chiamata l’iniziativa nata nella stagione 1997-98) perché viaggia alla ricerca di nuovo pubblico, perché crea nuove intese all’interno dei complessi artistici, perché disegna nuovi percorsi nel repertorio, perché immagina e compie originali ricognizioni del territorio.
(m.p.)
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