L’edizione 2002-2003 della Scuola all’Opera si è conclusa con 46.176 presenze alle 1.132 manifestazioni tra opere, balletti, concerti, laboratori, visite guidate, lezioni, conferenze. Numeri importanti, a testimonianza della vitalità di un’attività ormai consolidata all’interno della programmazione del Regio, che in Italia si distingue come la fondazione lirica che destina maggiori risorse alle iniziative didattiche.
Nel corso delle dodici precedenti edizioni, il progetto ha affiancato e si è integrato con le istituzioni scolastiche sul fronte dell’educazione musicale, dando la possibilità di maturare significative esperienze “sul palco” a generazioni di studenti del territorio cittadino e regionale. Per continuare a svolgere questo ruolo ormai riconosciuto, anche dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e dall’Istituto Regionale di Ricerca Educativa che patrocinano l’iniziativa, la nostra attività didattica, pronta a svilupparsi duttilmente per soddisfare le nuove esigenze formative, si trova oggi nella situazione di dover reagire in tempo reale alla riforma del sistema scolastico nazionale.
In attesa dell’applicazione di questa riforma, un’evoluzione significativa, che per noi ha le caratteristiche di una piccola rivoluzione copernicana, è già avvenuta e riguarda il fulcro dell’intero progetto, ossia il titolo d’opera di repertorio destinato al pubblico in età scolare. Abbiamo scelto lo stereotipo dell’opera buffa ottocentesca, L’elisir d’amore. E fin qui nessuna novità. Ma abbiamo deciso di proporlo in una versione “su misura” per i ragazzi che, pur essendo fedelissima all’originale di Donizetti & Romani, concentra in modo sintetico il flusso drammaturgico-musicale in un’ora e mezza e coinvolge i ragazzi nell’esecuzione. A coloro che preferiscono comunque fruire l’opera nell’aspetto integrale, una maggiore disponibilità di posti per gli spettacoli serali consentirà di vivere l’esperienza estetica dell’ascolto insieme al rito sociale dell’andare a teatro mimetizzati tra il pubblico adulto.
Altro importante capitolo della prossima stagione è quello di Ciottolino, fiaba musicale composta all’inizio del Novecento da Luigi Ferrari Trecate. Condividendo una proposta del Conservatorio di Torino, l’opera viene presentata in un nuovo allestimento firmato da Luca Valentino (che cura anche la regia dell’Histoire du soldat di Stravinskij inscritta in un ciclo dedicato alla musica russa), con la direzione musicale di Carlo Bertola e il coinvolgimento delle classi di canto, di musica da camera, di didattica della musica. Per riscoprire uno dei pionieri della didattica della musica italiana, intorno a Ciottolino è fiorita una serie di iniziative che comprende una mostra alla Fondazione Tancredi di Barolo e un convegno curato dal dipartimento di didattica della musica del Conservatorio.
Secondo le linee tracciate nella scorsa stagione, anche Ciottolino è inserita nel cartellone del Piccolo Regio Laboratorio perché – sosteniamo da tempo – formazione e ricerca sono due facce della stessa medaglia, come dimostra il ciclo intitolato Popoli e musiche che affronta il tema dei nuovi flussi migratori verso la nostra Città – dalla penisola balcanica, dall’Africa nera, dal Maghreb e dal Medio Oriente – attraverso l’integrazione di musica e parola, antropologia e sociologia. In Patrim Beppe Rosso accompagnato dai Taraf della Metropolitana racconta una sorta di epica rom, Claudio Lugo e Franco di Francescantonio ricreano in Yoruba Mouth, Mouths le atmosfere della Nigeria del Nobel per la letteratura Wole Soyinka, Goffredo degli Esposti e Gabriele Miracle sono i protagonisti insieme ai Tetraktis di Suoni e racconti del Mediterraneo. La nostra considerazione della scuola come laboratorio della contemporaneità si riflette anche sulla danza: accanto alla riproposta dello spettacolo Lezione di ballo, propedeutico al triplice programma del Balletto Kirov del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, anche quest’anno non rinunciamo a commissionare una nuova creazione che rilegga temi e titoli del passato: tocca al giovane talento della coreografia torinese Matteo Levaggi lavorare su un best seller della letteratura per l’infanzia, l’Alice di Carroll.
E ancora a proposito di evoluzioni e di collaborazioni, segnaliamo lo sviluppo di altri due progetti. Il primo interessa le visite guidate: accanto a quelle tradizionali è previsto, in coproduzione con il Teatro Stabile, un percorso di visita “drammatizzato”, al Regio e al Carignano, con attori, cantanti e musicisti dell’Accademia dei Folli che snoccioleranno aneddoti, notizie storiche e arie d’opera per scoprire in modo insolito la storia e la vita dei due Teatri. Il secondo progetto riguarda il Museo Nazionale del Cinema, che in occasione della messa in scena nel nostro cartellone del Cappello di paglia di Firenze di Nino Rota propone la proiezione dell’omonimo film muto di René Clair.
Queste sono alcune delle proposte che ogni anno il Regio offre a ogni ordine e grado di scuola, dalla materna all’università. Soltanto così, elaborando progetti dinamici rivolti alla formazione delle nuove generazioni, crediamo che il nostro Teatro possa garantirsi un solido futuro da protagonista.
Filippo Fonsatti
responsabile Settore formazione e ricerca
Fondazione Teatro Regio
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