Sistema Musica settembre 2003
comporre il mondo
  In margine alla scomparsa di Luciano Berio
di Michele Dall’Ongaro

NAVIGARE IN MUSICA
  Ricordando Luciano Berio
Luciano BerioCerto, lo sappiamo: quando scompare un grande artista ci rimangono, almeno, le sue opere. E non è poco. Il punto è che tra le opere non ci sono solo i testi (le partiture, per i compositori) ma anche i progetti, le azioni. Tra le “opere” di Schumann, di Mahler e di molti altri ci sono anche le mille iniziative per diffondere la musica, i nuovi autori (quanto deve Brahms a Schumann? e Dvorák a Brahms), i capolavori da riscoprire (come Mendelssohon ha fatto a Berlino nel 1829 con la Passione secondo San Matteo) e gli appunti, gli studi, l’insegnamento, le intuizioni (vengono subito in mente Busoni, Varèse, Schoenberg) e perfino le conversazioni private. Se le partiture restano svanisce, però, la straordinaria forza dell’azione. Berio ripeteva spesso (citiamo a memoria) che «Si può far musica in molti modi: suonando, componendo ma anche organizzando eventi musicali, diffondendo la conoscenza della musica, insegnando». Berio ha fatto musica in tutti questi modi, e in altri. In questo senso è certamente un’opera di Berio (e delle più riuscite) C’è musica & musica, il programma televisivo della Rai del 1972. Vedendolo non si può non rimanere colpiti dalla sua “musicalità”, dal giuoco della costruzione, il contrappunto, le sorprese (Stockhausen infatti suggeriva di farne una partitura). Ma era proprio il modo di pensare di Berio a essere, prima di tutto, “musicale”, un processo di composizione. Da qui la famosa passione per l’“artigianato”, che persino la critica più indolente ha sempre ammirato. Per Berio questo senso di appartenenza critica era importante. Dal comporre colonne sonore al ripassare un passo difficile con un giovane interprete a spostare – servisse – pianoforti e leggii nulla, del far musica, gli sembrava estraneo o troppo umile. «Sí» sentivi dirgli «Tizio è bravo, ma sai, “non è un musicista”…» E questo dialogo continuo, con la musica e i suoi personaggi di ieri e di oggi, si ritrova nelle partiture. Schubert, Bach, Mahler, Verdi, Falla, Monteverdi, Boccherini, Brahms erano compagni di strada con i quali confrontarsi, guardarsi negli occhi, amarsi e, all’occorrenza, litigare. Questo essere integralmente musicista non gli ha impedito (anzi: il contrario) di essere totalmente al centro del dibattito intellettuale più vasto, cosmopolita. Questa capacità di far sentire la voce della musica nel grande polifonia del pensiero contemporaneo è una delle tante lezioni che gli dobbiamo. Un’Arte, quella di Berio, che si apriva al confronto, allo scontro, al mondo (dell’arte, della scienza ma anche della politica e del potere) senza rifugiarsi nel laboratorio. Ma il senso di perdita, che la morte di Berio provoca è anche tangibile, fisico. Non solo, come si diceva, per lo strepitoso effluvio di idee e di progetti innovativi in cui, generosamente, coinvolgeva tanti giovani e collaboratori ma anche per il rigore con il quale ne vigilava la realizzazione. Da questo punto di vista era anche un vero e proprio antibiotico per la società musicale (e non). Approssimazione e dilettantismo erano tenuti severamente a bada. Berio “componeva” le cose come le note. L’autorevolezza che consentiva tanto non è merce comune e oggi sembra difficile individuare chi possa raccogliere una simile eredità. Più facile, piuttosto, tentare di condividerne i frutti. Alla parte più consapevole della collettività (anche a quella che gli era ostile) il compito di dividersi queste responsabilità: tenere saldamente la musica ancorata al dibattito culturale internazionale, puntare alla qualità del confronto, sfornare e condividere idee e progetti, aprire la porta ai giovani, guardarsi intorno con curiosità, ironia, rigore e libertà di pensiero senza cedere alla routine e i luoghi comuni. Spendersi con generosità. Che, oltre a tutto ciò, si debba a Berio una serie di capolavori che fanno la storia della musica è cosa nota e forse è inutile, qui, tornarci sopra. Ma dobbiamo queste opere alla stessa impressionante capacità di vedere cose, di intuire possibilità, di percepire collegamenti e relazioni tra classi di materiali apparentemente diverse che, con la musica, interpretano la complessità dell’oggi. Se Stravinskij rimane, Berio è vivo più che mai.
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