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| Se
le stagioni si spezzano di Nicola Campogrande |
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| È vero, a
Torino abbiamo il Sistema. Ma ci confortavano ancora le stagioni di concerti
ben definite, i cari vecchi abbonamenti, la certezza che sì, avremmo
potuto sfruttare una tessera trasversale ma poi, in fondo, sapevamo che
ci saremmo ritrovati a seguire la nostra stagione abituale, spuntando i
concerti già ascoltati dal calendario generale appeso sul frigorifero
e pronti a ricordare con il vicino di poltrona l’esecuzione della
volta prima. E invece, anche nella dorata riserva della musica classica,
sta arrivando la flessibilità, un “consumo laico della cultura”
come lo definisce il sovrintendente del Teatro Regio nell’intervista
che pubblichiamo: gli abbonamenti diventano modulari, si prevede che il
pubblico costruisca (almeno in parte) la “propria” stagione,
si punta sulla voglia di andare a concerto o all’opera con la semplicità
con la quale si va al cinema, senza averlo previsto con mesi di anticipo. C’è del bello, in tutto questo: c’è un’eccitazione simile a quella che danno i megastore di libri e dischi dove ti sembra di avere il mondo intero a disposizione; c’è il piacere di scegliere da soli quale musica ascoltare, in barba ai direttori artistici che hanno meticolosamente costruito percorsi e rimandi all’interno dei loro cartelloni; e c’è anche, diciamolo, il senso di liberazione che ti viene dal decidere di mandare al diavolo musicisti e sale da concerto per startene a casa davanti alla tv satellitare. Ma c’è un rovescio della medaglia, perché i protagonisti del nostro piccolo mondo perdono qualche barriera di protezione, devono confrontarsi ogni sera con i colleghi che suonano rock o recitano su un palcoscenico o fanno televisione, devono dimostrare di sapere regalare emozioni e intelligenza senza che queste siano date per scontate dal contesto, dal cartellone: la stagione di concerti esiste ancora, ma è flessibile, e chi è meno bravo, chi ha meno appeal, chi è meno conosciuto rischia di non essere scelto. E allora capiteranno due cose: ascolteremo musica di altissimo livello, perché la sceglieremo con cura, cercando di evitare le sorprese; ma finirà che ci annoieremo terribilmente, perché non conosceremo più i giovani interpreti (chi li sceglierà se sono sconosciuti?) e non ci imbatteremo in riscoperte di repertorio (chi si fida a investire una serata in musica dimenticata? se non è famosa ci sarà una ragione!) e men che mai frequenteremo musica di autori viventi, musica magari mai ascoltata da nessuno (che quindi, per prudenza, nel mio abbonamento personale preferirei proprio non avere). Vivremo meglio? Saremo felici delle nuove opportunità? Forse vale la pena rifletterci. |
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| Sistema Musica via San Francesco da Paola, 3 - Torino - e-mail: sistemamusica@comune.torino.it | |