La
Cenerentola che Luca Ronconi, insieme alla fida Margherita Palli, ha realizzato
per il ROF di Pesaro del 1998 è stata l'evento lirico della stagione,
vincitore del Premio «Abbiati» e del Premio «Pier Luigi
Samaritani» per la miglior scenografia. «Un allestimento prestigioso
e visionario, con le scene di Margherita Palli e i costumi di Carlo Diappi,
con il palazzo del patrigno in rovina ridotto a un ammasso di mobili disordinati
su cui tutti camminano, con un grande camino attraverso cui Cenerentola
salirà per essere trasportata da una cicogna in volo, attraversando
tutto il palcoscenico, nel camino del principe, durante la grande festa;
con un cambio di scena a vista applauditissimo in cui il palcoscenico
con mobili si solleva e sparisce su in soffitta» scriveva Lorenzo
Arruga sulla Nazione di Firenze all'epoca della ripresa, due anni più
tardi. Uno spettacolo ideato su misura per gli spazi liberi e vasti del
Palafestival, che nessun teatro sinora aveva tentato di adattare al proprio
palcoscenico.
Ci è riuscito quest'anno il Teatro Regio, dopo un lungo studio e un paziente lavoro di adattamento a opera dei propri laboratori di scenografia, come racconta Saverio Santoliquido, direttore degli allestimenti scenici: «In primo luogo abbiamo dovuto ricreare la struttura di base, formata da una serie di piani che vanno a comporre la parte bassa del palcoscenico, dove abbiamo sistemato i grandi camini pivottanti. Il problema più grosso da risolvere era costituito dalle tre piattaforme appoggiate al pavimento a diverse altezze: il loro peso complessivo è di 6700 chili e a Pesaro, per sollevarle fino a un'altezza di 10 metri, utilizzavano un unico motore da 10.000 chili con un sistema di cavi ancorato sotto il pavimento in cemento armato del Palazzetto. In Teatro non esiste un graticcio capace di reggere un peso equivalente; abbiamo dovuto utilizzare a questo scopo una sezione della struttura portante del tetto. Il Regio è fortunato da questo punto di vista, non molti altri teatri in Italia avrebbero potuto realizzare questo spettacolo».
Il risultato differisce dall'originale?
«No, l'impianto scenico è identico anche se al Regio risulterà incorniciato dal boccascena. Sono ovviamente rimasti tutti i cambi di scena a vista che tanto sono piaciuti a Pesaro, quindi il pubblico potrà godere degli stessi spettacolari effetti».
Quali sono le caratteristiche del palcoscenico del Regio?
«Abbiamo una macchina teatrale molto efficiente, dotata di ponti mobili e di strutture tecnologicamente evolute. Disponiamo di due laterali e un dorsale grandi come il palcoscenico che ci consentono di montare due o tre spettacoli contemporaneamente».
Come sono organizzati i laboratori del Teatro?
«Abbiamo un laboratorio di scenografia collegato a un laboratorio di costruzioni; in tutto ci lavorano circa 14 persone sotto la guida di Claudia Boasso. Possiamo disporre di grandi spazi per lavorare, e questo ci permette non solo di realizzare tre-quattro spettacoli nuovi all'anno, ma anche di produrre allestimenti per committenti esterni. Recentemente, abbiamo realizzato gli interni del film Virginia, trasmesso su RaiDue, e abbiamo collaborato con il Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà per l'allestimento di una mostra sull'insurrezione di Varsavia, inaugurata i primi di dicembre. Per questo progetto ci è stato molto d'aiuto l'appoggio della grande comunità di polacchi che vive a Torino, e che ci ha fornito libri e immagini per la ricostruzione dei luoghi che per 63 giorni furono teatro della rivolta. Nel cortile prospiciente il Museo è stata ricreata una strada di Varsavia bombardata, tragica proiezione della città distrutta. All'interno si è ricostruita la rete sotterranea di cunicoli e fognature di cui la popolazione si serviva per sfuggire ai tedeschi. Ci sono circa 200 gigantografie ambientate e illuminate, con l'obiettivo di suscitare nei visitatori un'emozione sia visiva che sensoriale.
Questi sono solo alcuni dei progetti realizzati ultimamente. Riceviamo continuamente richieste, ma non riusciamo a soddisfarle tutte per la gran mole di lavoro cui dobbiamo quotidianamente far fronte, per mantenere sempre al massimo il livello qualitativo delle nostre produzioni».
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