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| Un
teatro che indaghi la società di Andrea Porcheddu |
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Sintonie:
sintonizzarsi, stabilire una stessa lunghezza d’onda, seguire un comune
sentire, creare un percorso comune… Quante sono le suggestioni che
promanano da una parola apparentemente semplice come “sintonie”?
Oggi si parla di link: giustamente, dal momento che nella struttura ipertestuale
una pagina contiene e rilancia altre pagine. Schemi aperti, mappe di navigazioni
possibili, tracce di percorsi da sperimentare e seguire. Ma anche legami:
link, legame, parola fortissima se assunta in una prospettiva culturale.Goethe, il sommo poeta tedesco, il vertice assoluto della produzione letteraria moderna, è, nel programma 2004 di Sintonie, il legame con il teatro. Lui, con Lessing, è fra i fautori primi del teatro tedesco. Loro hanno creato una tradizione, una scuola, un modo. Hanno creato un modello nuovo di teatro. Quasi obbligatorio, allora, incontrare Goethe: il suo processo creativo non poteva non essere un punto di riferimento imprescindibile per un teatro che, come lo Stabile di Torino, intende confrontarsi con i punti nodali del pensiero occidentale degli ultimi quattro secoli. Dal Seicento a oggi l’umanità è cambiata, il nostro modo di essere ha spostato il proprio baricentro: dalla fantasia irrefrenabile di Don Chisciotte di Cervantes, attraverso la “passione” del giovane Wilhelm Meister, fino all’asettica visione scientifica della Comédie humaine di Balzac, abbiamo abbandonato il piacere della creazione, per approdare – esausti – a una civilità del determinismo assoluto. Ecco, allora, perché tornare a Goethe: per vedere come siamo diventati “adulti”. Per ritrovare una stagione della nostra umanità. La “missione” o la “vocazione” teatrale di Wilhelm? Questo pseudo-William Shakespeare, eroe e anti-eroe, capace di superare traversie e fallimenti pur di coronare il suo sogno teatrale è splendida metafora di una vita – quella dello stesso Goethe, ovviamente, ma anche quella di ciascuno di noi, che non può non riconoscersi in quella passione – destinata, o dedicata, alla scoperta del teatro. Giustamente Gabriele Vacis, nell’affrontare un testo così complesso, ha voluto procedere per grandi capitoli, sezionando l’opera ed enucleandone temi, fino ad accostare i libri che la compongono ai cinque sensi. Udito, gusto, tatto, olfatto, vista: i sensi coinvolti in un gioco teatrale all’incastro che, come un mosaico, ricomporrà l’essenza stessa dell’uomo, della crescita, del diventare grandi, di una (auto)formazione tutta teatrale. Che il teatro abbia un diffuso potere formativo è cosa nota: da Platone a Caterina di Russia, da Diderot a Walter Benjamin, in molti si sono soffermati a riflettere sulla valenza pedagogica, didattica e formativa dell’evento teatrale. E ora, qui, ripercorrendo le avvincenti pagine di Goethe, torna dunque a risplendere una storia, che è autobiografica, ma anche obiettivamente “biografica”, quasi che l’Autore abbia voluto, e saputo, scrivere la storia dei tanti che hanno dedicato la propria vita, a seguire un destino di passione. Missione o Vocazione, allora? Termini che si ritrovano in accezioni mistico-religiose: ma è possibile una vocazione religiosamente laica, tutta sociale, come quella del teatro? E che ruolo ha, allora, questo “vecchio” teatro? Come guardare all’Uomo contemporaneo? Oggi, come allora, il teatro può e deve essere luogo di sintonie: di incontro, di scambio, di confronto su comune sentire e su percorsi diversi che si vogliono e si devono incrociare. Luogo dell’agire: dove la fantasia, il piacere, il sogno, la poesia, trovano terreno fertile per realizzarsi. La passione che si realizza attraverso l’azione. Teatro come cuore della città, dell’intelligenza critica, della creatività: era il progetto di Goethe, e, con lui, di Lessing, i padri del teatro tedesco che hanno vissuto per far sì che la vocazione si tramutasse presto in un concreto fare. Hanno realizzato un modello, dicevamo, nuovo per quei tempi, di teatro della città: ed è con questo spirito che il Teatro Stabile di Torino ha voluto dare il suo contributo al progetto Sintonie 2004, dove musica, arti visive, cinema, fotografia creano links assolutamente non virtuali, ma anzi estremamente concreti, vivi, reali. È la concretezza di chi può leggere il presente, contando sulla forza di tradizioni antiche. Scrive Cesare Garboli: «Sopportiamo la rivelazione di esistere solo a intervalli, in rari, misteriosi momenti. Il teatro è uno di questi momenti». Indagare la vita, la società, l’Uomo, proprio per raccontare, per capire di che materia siamo fatti. Di sogno, diceva Shakespeare: la materia del teatro, ovviamente, che il giovane Wilhelm Meister scopre, scoprendo se stesso… |
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