Sistema Musica febbraio 2004
unione musicale
  Incontri con la musica da camera: arriva Sollima
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Incontri con la musica da camera
Dodicesima edizione

Progetto artistico di Mario Brunello e Andrea Lucchesini
Con la partecipazione di Giovanni Sollima

mercoledì 18 febbraio (primo concerto)
domenica 22 febbraio (secondo concerto)
Conservatorio ore 21

Calendario delle prove aperte al pubblico in corso di definizione.

Per informazioni:
tel. 011 56 69 811
info@unionemusicale.it

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  La scheda dello spettacolo del 18 febbraio
  La scheda dello spettacolo del 22 febbraio
  Il sito del musicista Giovanni Sollima
Giovanni SollimaGli Incontri con la musica da camera quest’anno si arricchiscono di una nuova voce. Insieme a Mario Brunello e ad Andrea Lucchesini è stato infatti invitato a progettare e ad animare i concerti Giovanni Sollima, il più celebre, il più amato dei giovani compositori italiani. Violoncellista virtuoso, siciliano appassionato, figlio del compositore Eliodoro, curioso indagatore di confini musicali, Sollima ha rovesciato sui leggii dell’Unione Musicale una quantità di idee e proposte sulla quale, al momento di andare in stampa, si sta ancora riflettendo. Ne nasceranno appuntamenti inconsueti, affascinanti – di questo si può stare certi. Ed è già curiosa, significativa una delle email che Sollima ha indirizzato a Brunello negli scorsi mesi: il maestro ha autorizzato “Sistema Musica” a pubblicarla e, come si vedrà, la passione e l’energia propositiva non mancano.



To Mario
From Giovanni
Incontri con la musica da camera
Caro Mario, ragionando sulla programmazione degli Incontri con la musica da camera nei mesi scorsi avevo iniziato ad assemblare qualcosa, per la verità molto alla rinfusa, senza un’apparente criterio estetico o di altra natura. Si trattava (e si tratta) di un elenco di “ossessioni” che potrebbero essere distribuite secondo tematiche precise... territoriali, culturali, storiche o puramente estetiche. O ancora (e la cosa mi piace) per contrasti stridenti. Penso certamente al Quintetto con 2 violoncelli di Schubert (forse troppo inflazionato?), come al Quintetto con pianoforte di Schumann. Penso anche a Beethoven (qualche trio, forse), e al Quintetto in sol minore di Mozart. Ma giusto per citare solo alcuni dei capisaldi irrinunciabili del grande repertorio. È naturale che poi la mia attenzione si concentri sul Novecento (o sul millennio nuovo) e al tempo stesso sull’antichità... anzi è proprio il divario temporale che mi solleticherebbe. Accosterei, giusto per fare un esempio, una Fantasia di Purcell o di Gibbons o una Recercata di Degli Antonii a Industry di Michael Gordon (per cello e live elctronics), e procederei per un’intera serata così, alternando suoni arcaici evanescenti e acustici ad altri estremi (nel caso di Industry devastanti e devastati). Sarebbe un viaggio percettivo niente male. Per poi, magari, nella seconda parte ritrovare Schubert. Perverse passioni. Mi piacerebbe ricreare da qualche parte le coppie Robert/Clara Schumann e Felix/Fanny Mendelssohn. Di donne compositrici ne esistono tantissime dal primo Rinascimento fino a oggi, passando per l’epoca del ragtime e quindi (why not?) del Far West. Penso anche a Teresa Carreno, ad Agathe Backer-Grondahl o alla delicatissima Lili Boulanger. Butto giù una lista ancora non ragionata di autori che, per varie ragioni, in questo momento sento fortemente: John Adams (Shaker Loops, la versione originale per sestetto d’archi) David Lang (scegliere qualcosa per organico classico) Michael Gordon (Industry per cello solo o altro lavoro cameristico) Gavin Bryars (ci sono pezzi molto belli per clarinetto, violino, viola, violoncello e chitarra elettrica) Kevin Volans (White Man Sleeps, nella versione originale con viola da gamba) Glenn Branca (un pazzo di Manhattan che ha scritto 9 assurde sinfonie per diversi organici... molto ironiche e tragiche). Un programma potrebbe essere sulle “Downtown del mondo” (dopo opportuna ricerca, ovviamente): ci metterei anche Palermo o quei luoghi che definirei Downworld. Comunque l’America (non quella convenzionale e patinata o perbenista di Broadway o dei noiosissimi accademici) meriterebbe un posto: i già citati Gordon, Lang, Branca e altri ancora rappresentano un’America intelligente, impegnata e inquieta. Molto post 11 settembre. Ci metterei anche qualcosa della musica da camera di Frank Zappa (conosci i suoi lavori cameristici?) Per quanto riguarda l’Est, sposterei i riflettori su figure meno note dalle nostre parti (Osvaldas Balakauskas, Erki Sven Tuur…) pur senza scartare Janác^ek o Schnittke o Shostakovich. E poi, a proposito di UK, sarebbe interessante mettere Graham Fitkin insieme a Britten... Per quanto riguarda la mia musica dovrei guardare meglio tra le mie composizioni acustiche tipo Intersong I e II o qualche estratto da Viaggio in Italia o Contrafactus. Poi c’é una sfera privata che tanto privata non è: penso a un paio di lavori di mio padre (Eliodoro Sollima) degli anni ‘60-’70 di grande invenzione e bellezza (devo sceglierne uno, vedremo) e a un grande Quartetto (ma ci vorrà un quartetto?) di Francesco Pulizzi, un mio antenato vissuto a cavallo tra l’800 e il ‘900, pianista e compositore (allievo di Martucci), un talento grandissimo che ha lasciato solo questo splendido lavoro (ricco di cromatismi vertiginosi e di intenso lirismo). Ma questa é la “mia valigia”, dirai tu se aprirla o tenerla chiusa. Ci sentiamo domani e nei prossimi giorni – lasciamo sedimentare queste idee. Però una cosa è certa: se mi chiedi di pensare alla musica secondo il mio punto di vista e d’ascolto, allora sono stato sincero (anche se non completo al 100%). Credo che il pubblico reagirebbe benissimo, saltando sulle poltrone, turbandosi un pochino (non fa male a nessuno, anzi!) e scoprendo forse qualcosa di nuovo, inventando (e tu sei bravissimo perché lo fai già) nuove connessioni e relazioni. Tenetevi forte. A proposito... ti ho mai dato il mio cd live di Hell?
Baci Giovanni
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