Gli
Incontri con la musica da camera quest’anno si arricchiscono di una
nuova voce. Insieme a Mario Brunello e ad Andrea Lucchesini è stato
infatti invitato a progettare e ad animare i concerti Giovanni Sollima,
il più celebre, il più amato dei giovani compositori italiani.
Violoncellista virtuoso, siciliano appassionato, figlio del compositore
Eliodoro, curioso indagatore di confini musicali, Sollima ha rovesciato
sui leggii dell’Unione Musicale una quantità di idee e proposte
sulla quale, al momento di andare in stampa, si sta ancora riflettendo.
Ne nasceranno appuntamenti inconsueti, affascinanti – di questo si
può stare certi. Ed è già curiosa, significativa una
delle email che Sollima ha indirizzato a Brunello negli scorsi mesi: il
maestro ha autorizzato “Sistema Musica” a pubblicarla e, come
si vedrà, la passione e l’energia propositiva non mancano.
| To |
Mario |
| From |
Giovanni |
| Incontri con la musica da camera |
Caro Mario, ragionando sulla programmazione degli Incontri
con la musica da camera nei mesi scorsi avevo iniziato ad assemblare
qualcosa, per la verità molto alla rinfusa, senza un’apparente criterio
estetico o di altra natura. Si trattava (e si tratta) di un elenco
di “ossessioni” che potrebbero essere distribuite secondo tematiche
precise... territoriali, culturali, storiche o puramente estetiche.
O ancora (e la cosa mi piace) per contrasti stridenti. Penso certamente
al Quintetto con 2 violoncelli di Schubert (forse troppo inflazionato?),
come al Quintetto con pianoforte di Schumann. Penso anche a Beethoven
(qualche trio, forse), e al Quintetto in sol minore di Mozart. Ma
giusto per citare solo alcuni dei capisaldi irrinunciabili del grande
repertorio. È naturale che poi la mia attenzione si concentri sul
Novecento (o sul millennio nuovo) e al tempo stesso sull’antichità...
anzi è proprio il divario temporale che mi solleticherebbe. Accosterei,
giusto per fare un esempio, una Fantasia di Purcell o di Gibbons o
una Recercata di Degli Antonii a Industry di Michael Gordon (per cello
e live elctronics), e procederei per un’intera serata così, alternando
suoni arcaici evanescenti e acustici ad altri estremi (nel caso di
Industry devastanti e devastati). Sarebbe un viaggio percettivo niente
male. Per poi, magari, nella seconda parte ritrovare Schubert. Perverse
passioni. Mi piacerebbe ricreare da qualche parte le coppie Robert/Clara
Schumann e Felix/Fanny Mendelssohn. Di donne compositrici ne esistono
tantissime dal primo Rinascimento fino a oggi, passando per l’epoca
del ragtime e quindi (why not?) del Far West. Penso anche a Teresa
Carreno, ad Agathe Backer-Grondahl o alla delicatissima Lili Boulanger.
Butto giù una lista ancora non ragionata di autori che, per varie
ragioni, in questo momento sento fortemente: John Adams (Shaker Loops,
la versione originale per sestetto d’archi) David Lang (scegliere
qualcosa per organico classico) Michael Gordon (Industry per cello
solo o altro lavoro cameristico) Gavin Bryars (ci sono pezzi molto
belli per clarinetto, violino, viola, violoncello e chitarra elettrica)
Kevin Volans (White Man Sleeps, nella versione originale con viola
da gamba) Glenn Branca (un pazzo di Manhattan che ha scritto 9 assurde
sinfonie per diversi organici... molto ironiche e tragiche). Un programma
potrebbe essere sulle “Downtown del mondo” (dopo opportuna ricerca,
ovviamente): ci metterei anche Palermo o quei luoghi che definirei
Downworld. Comunque l’America (non quella convenzionale e patinata
o perbenista di Broadway o dei noiosissimi accademici) meriterebbe
un posto: i già citati Gordon, Lang, Branca e altri ancora rappresentano
un’America intelligente, impegnata e inquieta. Molto post 11 settembre.
Ci metterei anche qualcosa della musica da camera di Frank Zappa (conosci
i suoi lavori cameristici?) Per quanto riguarda l’Est, sposterei i
riflettori su figure meno note dalle nostre parti (Osvaldas Balakauskas,
Erki Sven Tuur…) pur senza scartare Janác^ek o Schnittke o
Shostakovich. E poi, a proposito di UK, sarebbe interessante mettere
Graham Fitkin insieme a Britten... Per quanto riguarda la mia musica
dovrei guardare meglio tra le mie composizioni acustiche tipo Intersong
I e II o qualche estratto da Viaggio in Italia o Contrafactus. Poi
c’é una sfera privata che tanto privata non è: penso a un paio di
lavori di mio padre (Eliodoro Sollima) degli anni ‘60-’70 di grande
invenzione e bellezza (devo sceglierne uno, vedremo) e a un grande
Quartetto (ma ci vorrà un quartetto?) di Francesco Pulizzi, un mio
antenato vissuto a cavallo tra l’800 e il ‘900, pianista e compositore
(allievo di Martucci), un talento grandissimo che ha lasciato solo
questo splendido lavoro (ricco di cromatismi vertiginosi e di intenso
lirismo). Ma questa é la “mia valigia”, dirai tu se aprirla o tenerla
chiusa. Ci sentiamo domani e nei prossimi giorni – lasciamo sedimentare
queste idee. Però una cosa è certa: se mi chiedi di pensare alla musica
secondo il mio punto di vista e d’ascolto, allora sono stato sincero
(anche se non completo al 100%). Credo che il pubblico reagirebbe
benissimo, saltando sulle poltrone, turbandosi un pochino (non fa
male a nessuno, anzi!) e scoprendo forse qualcosa di nuovo, inventando
(e tu sei bravissimo perché lo fai già) nuove connessioni e relazioni.
Tenetevi forte. A proposito... ti ho mai dato il mio cd live di Hell?
Baci Giovanni |
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