È
una storia che si ripete, la vecchia Vienna contro la giovane Berlino. Aveva
cominciato l’imperatrice Maria Teresa, che non tollerava quell’arrogante
di Federico il Grande e si piccò di dargli una lezione, lei così
prudente, mettendo a repentaglio il suo regno. Prussia e Austria non si
sopportarono nemmeno nel secolo successivo e nel 1866 arrivarono a darsele
di santa ragione, in una guerra breve ma violenta. Nel 1938 Hitler si pappò
quel che restava dell’Austria. Dopo la guerra, i russi se ne andarono
da Vienna, ma non da Berlino.
Vienna e Berlino hanno antiche rivalità anche in musica. Ciascuna
delle due pretende, per esempio, di avere la migliore orchestra del mondo.
Beethoven minacciò di andarsene a Berlino e i nobili viennesi fecero
subito una colletta per dissuaderlo dall’insano proposito. Schoenberg
non fu altrettanto coccolato. Minacciò e nessuno fece una piega,
a Berlino dovette andarci per davvero. Ma era ebreo e quel che vide lì
lo convinse a fuggire in America per tempo. Forse a Vienna avrebbe aspettato
troppo. Tutto questo per sottolineare che dietro l’esibizione di due
Quartetti c’è una storia lunga e complicata.
Il Quartetto Alban Berg è l’ultima, forse più sublime
incarnazione dell’ideale viennese di musica da camera. Nessuno dei
quattro membri possiede lo smalto strumentale del grande solista, ma il
loro suono d’assieme è il più perfetto che si possa
immaginare per un quartetto d’archi. La fusione delle rispettive personalità
è sottomessa al rispetto assoluto del testo dell’autore e corroborata
da una cultura musicale d’incredibile ampiezza. Oltre ai due Quintetti
mozartiani, capolavori troppo grandi per spendere su di loro poche miserabili
parole, il Berg esegue il Quartetto n. 3 di Erich Urbanner, un venerabile
maestro di composizione al Conservatorio di Vienna. Se il Quartetto Berg
rappresenta la grande tradizione
mitteleuropea, il Quartetto Kuss si propone di spodestare il re dal trono
grazie alla giovinezza, alla forza, alla perfezione delle loro esecuzioni.
Nel 1991 a Berlino il muro era stato abbattuto, ma la «Hans Eisler»
Musikhochschule era ancora in piedi. Il violinista Jana Kuss e i suoi compagni,
tutti e quattro degli ossis, dei berlinesi dell’Est, fondarono il
Quartetto e studiarono sodo, vincendo numerosi concorsi. In Italia vennero
la prima volta al Concorso «Borciani» di Reggio Emilia e lasciarono
a bocca aperta per la loro precisione, per l’approccio classico, per
la maturità dell’interpretazione. Delle statue di Canova, bianche,
lisce e perfette. A Torino eseguono un programma che si può riassumere
con una stucchevole similitudine: l’alba, il meriggio e il tramonto
della forma quartetto. Se si preferisce invece la metafora, diremo che è
una Sachertorte. Gli ingredienti sono tutti viennesi. Ciascuno scelga chi,
tra Haydn, Beethoven e Schoenberg, rappresenta la farina, il cioccolato
e la marmellata d’albicocche.
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