Sistema Musica febbraio 2004
unione musicale
  Lucchesini & Beethoven: la cronaca, la passione
di Giorgio Pugliaro*
mercoledì 4 febbraio
Conservatorio ore 21
serie gialla
Orchestra da camera di Mantova
Umberto Benedetti Michelangeli direttore
Andrea Lucchesini pianoforte
Beethoven. concerti e sinfonie (ottavo concerto)

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  La scheda dello spettacolo del 4 febbraio
  Il sito dell'Orchestra da Camera di Mantova
Con l’appuntamento di febbraio Andrea Lucchesini suggella, riprendendo dall’inizio, la propria partecipazione al Progetto Beethoven: lo fa con il Concerto n. 1 op. 15 (che poi non è il primo ma cronologicamente il secondo), opera adeguatissima, nelle sue lucide linee pianistiche, a mettere in rilievo quel suono netto e fragrante, lontano da Clementi ma da lui ispirato, che sembra il terreno ideale d’incontro tra il pianista e il compositore.
D’altro canto lo stesso Progetto nel suo insieme, pur avendo assunto l’impianto fortemente sinfonico destinato a concludersi ad aprile con la Nona, nasce direttamente dalla prospettiva beethoveniana che gli Amici della Musica di Firenze e l’Unione Musicale hanno disegnato attorno a Lucchesini: a Torino l’approccio con Beethoven è remotissimo, addirittura del 1984 e addirittura con l’op. 106; poi c’è stato l’avvio del duo con Mario Brunello e le due integrali dedicate a Beethoven (1990 e 1996), il proseguire dell’esplorazione delle ultime Sonate (109, 110 e 101, tra il 1991 e il 1994), ancora musica da camera con il Trio dell’Arciduca (1994, con Brunello e Carmignola) e quindi l’integrale delle Sonate per pianoforte (1999-2001). Il gruppo dei 5 Concerti per pianoforte, più la Fantasia e il Triplo, era necessario, e ha poi tirato con sé dentro al progetto, grazie a Umberto Benedetti Michelangeli e all’Orchestra di Mantova, anche tutte le Sinfonie. Non ha forse senso proporre consuntivi, in ambito artistico; ma che la prospettiva dei concerti appaia analoga a quella tracciata all’epoca delle Sonate costituisce una importante conferma. Manca, nei concerti, un parallelo con le Sonate ultime, con quella straordinaria sperimentazione che intona l’inno alla poesia dell’intelligenza. Ma nelle prime opere, sonate o concerti che siano, ci si poteva in qualche modo aspettare (anche se non in questo modo) che così ben a fuoco fosse quel suono netto e mai meccanico, posto in continua relazione di differenza con la scrittura di Mozart, di Haydn o di Clementi, poiché per li rami della grande scuola di Maria Tipo in Lucchesini questa virtù da tempo era discesa. Credo pochi si sarebbero aspettati, per il Beethoven centrale (quello più noto, antonomastico, drammatico nel Terzo, idealmente composto nel Quarto, grandiosamente olimpico nel Quinto concerto), che tanto fuoco covasse sotto le ceneri della tecnica, dell’intelligenza, dell’esperienza e della preparazione.

* direttore artistico dell’Unione Musicale
Sistema Musica via San Francesco da Paola, 3 - Torino - e-mail: sistemamusica@comune.torino.it