Sistema Musica febbraio 2004
teatro regio/unione musicale
  Cristina Zavalloni e lo spirito della Berberian
di Helmut Failoni
Cathy Berberian
Teatro Regio
Piccolo Regio Laboratorio
giovedì 5 febbraio
Piccolo Regio Puccini - ore 21

Unione Musicale
serie giovani
venerdì 6 febbraio
Piccolo Regio Puccini - ore 21

CON TUTTO IL MIO AMORE
Omaggio a Cathy Berberian vent’anni dopo

Cristina Zavalloni
voce danzante

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  La scheda dello spettacolo del 5 febbraio
  La scheda dello spettacolo del 6 febbraio
  Il sito della cantante Cristina Zavalloni
Cristina ZavalloniDi voci versatili e camaleontiche come quella di Cristina Zavalloni, in Italia non se ne trovano facilmente. Lo si afferma con certezza, senza timore di smentita. La si è ascoltata all’interno dei contesti più disparati, alle prese con le ardue partiture del Pierrot Lunaire schoenberghiano, con le distese melodiche di Gavin Bryars e di Louis Andriessen, con le irriverenze di alcune canzoni di Kurt Weill, con l’ubriacatura sonora di Ah! quel diner di Jacques Offenbach. E ancora, con l’elasticità del repertorio jazzistico, con le canzonette italiane degli anni Sessanta e con il gioco anarchico della libera improvvisazione. Il risultato finale? Sempre di grande qualità, in alcuni casi eccelsa. E se andiamo a sfogliare il suo curriculum non sembra nemmeno di avere a che fare con una ragazza di trent’anni. Le sue collaborazioni passate l’hanno infatti affiancata anche a Carla Bley, George Russell, Steve Coleman, Sylvano Bussotti e a molti altri bei nomi. Chi allora, se non la Zavalloni, poteva rendere un omaggio alla cantante che – per dirla con Giordano Montecchi - «univa in una sola interprete la cantante d’opera, la performer radicale, la vocalist di jazz e di canzonette, la cantatrice di folklore, la soubrette da operetta, da musical o da varietà»? In altre parole, chi se non la Zavalloni poteva rendere un omaggio all’irraggiungibile Cathy Berberian? Detto fatto. Il concerto scenico, rappresentato in prima assoluta nel maggio scorso al Teatro Ariosto di Reggio Emilia, in occasione del ventennale della morte della cantante, si intitola Con tutto il mio amore. Omaggio a Cathy Berberian vent’anni dopo. Nulla a che vedere (per fortuna) con la rilettura filologica fine a se stessa: per la speciale occasione sono infatti state commissionate quattro partiture ispirate alla Berberian, questo sì, ma pensate per gli esecutori dell’oggi e firmate rispettivamente da Paolo Castaldi (A Fair Mask, Lied scenico in nove parti), Uri Caine (In memoriam C. B.), Louis Andriessen (Letter from Cathy, costruita proprio su una lettera, datata 27 aprile 1964 e indirizzata dalla Berberian all’amico compositore) e Claudio Lugo (FutuRétro # 1). Quattro pagine diversissime fra loro che si vanno ad aggiungere ai classici del repertorio della cantante, fra cui un estratto dai Folksongs di Berio, Ah! quel diner di Jacques Offenbach (diventato oramai un classico anche per la Zavalloni, e ripreso naturalmente dalla celebre versione della Berberian con Bruno Canino), brani dei Beatles. In scena, oltre alla cantante, il pianista Andrea Rebaudengo e un piccolo ensemble cameristico.
Cathy Berberian Attenzione però, non ci sarà solo musica, perché è stato messo insieme un patchwork di documenti originali, foto, video e ascolti (installazione di Daniele Abbado e consulenza coreografica di Mauro Bigonzetti), che evocheranno direttamente la signora Berberian.
Se si chiede alla Zavalloni cosa ha rappresentato per lei questa cantante, che da bambina passava il suo tempo a cantare insieme ai dischi di Amelita Galli-Curci e Lily Pons, che aveva un’estensione di tre ottave talmente rara da far sottoscrivere a un critico che avrebbe potuto cantare insieme la parte di Tristano e quella di Isotta, che diceva spesso di sentirsi prigioniera di un solo repertorio e che dichiarò guerra al concetto di genere: «Ha stravolto le regole del gioco», racconta Cristina. «Dopo di lei il recital con voce e pianoforte non è più stato lo stesso. Riusciva a essere informale all’interno di contesti formali. Cantava con stili diversi, e si divertiva un mondo. Ascoltarla mi ha aiutato a crescere. Anzi, dirò di più, per me è stata una specie di figura di salvataggio. L’esecuzione più folgorante? Sono tante, ma scelgo Azerbaijan Love Song e Stripsody». Per chiudere, un indelebile ricordo della “prima” a Reggio Emilia: una piccola delizia, l’aforistica Songs My Mother Taught Me di Ives, una carezza sonora che la Zavalloni ha cantato seduta sul bordo del palco con le gambe a penzoloni.
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