La
musica di Brahms, come quella di Schubert, nasce da due sorgenti: il pianoforte
e la voce. La preponderanza della sinfonia tra i generi della musica strumentale
e dell’opera nell’ambito del canto ha relegato la produzione
corale ai margini del repertorio ottocentesco, che al contrario vide fiorire
una copiosa quantità di musica. Brahms amoreggiò a lungo con
l’idea di comporre un’opera, ma ne rimase scapolo, come nella
vita. Eppure la musica vocale rappresentava da sempre l’espressione
intima del suo mondo poetico. Non bisogna trascurare, poi, che Brahms colse
attraverso essa l’occasione di trasferirsi a Vienna, dove fu invitato
a lavorare come direttore di coro.
Un aspetto essenziale della musica vocale ottocentesca consiste nel fatto
che essa costituiva il fulcro della vita musicale privata. Nelle case della
borghesia viennese e tedesca l’attività musicale era al centro
della vita sociale. La sera far musica in famiglia o con amici era un rito
quotidiano, nel quale un posto privilegiato era riservato al canto. Quanta
meravigliosa musica vocale da camera è ormai dimenticata o a stento
salvata dall’oblio! I Quartetti vocali con pianoforte di Brahms, per
esempio, formano una specie di palinsesto segreto della sua opera. Ne compose
oltre sessanta, radunati in un certo numero di raccolte, tra cui quelle
in programma nel concerto dell’Accademia Corale «Stefano Tempia».
La poesia popolare s’intreccia con quella d’autore, la galanteria
un po’ civettuola con la grave serietà degli ultimi anni, il
gaio valzer con i pensieri melanconici. Se si vuol conoscere nell’intimo
la natura di Brahms, è a questa musica che occorre rivolgere l’orecchio.
(o.b.)
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