Sistema Musica febbraio 2004
acc. corale stefano tempia
  Quelle irresistibili canaglie del Terem Quartet
lunedì 16 febbraio
Conservatorio - ore 21
Terem Quartet
Musica colta, improvvisazione jazz e antico folklore russo

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  Il sito del Terem Quartet
Terem QuartetTerem in Russia indica oggi una vecchia casa tradizionale in legno. Un tempo, semplicemente, designava il posto più alto di una casa, sotto il tetto. Di solito ci vivevano le fanciulle in attesa di marito. Questo è il nome che venne in mente, agli inizi degli anni Ottanta, ad Andrey Konstantinov e Igor Ponomarenko (poi sostituito da Alexei Barchtchev), compagni di Conservatorio nella classe di domra in quel di San Pietroburgo, per il gruppo che avevano appena costituito con Mikhail Dziudze, balalaika basso, e Andrey Smirnov, bayan (accordion). Ritornare alla più antica tradizione musicale russa, questo si proponevano, ai tempi nei quali l’Arte era vista come un dono divino e ogni atto creativo come una conquista assolutamente altruistica, legata tanto alla coscienza del singolo quanto a quella della collettività intorno a lui. Andrey Smirnov sembra non nutrire dubbi: «Quello che ci riunì insieme, è vero, è stata la spavalderia giovanile, ma in ciascuno di noi c’era come un’ape pungente: non potevamo vivere tranquilli fino a che il nostro sogno non fosse divenuto realtà».
Il sogno era quello di riportare in auge l’arte libera e anarchica dei primi musicisti di professione, gli skomorokhs, attori e ballerini, buffoni, cantastorie e menestrelli. Intuizione felice. Nel giro di pochi anni il Terem Quartet è divenuto uno dei fenomeni più interessanti della world music. La loro musica piena di contrasti drammatici, il loro stile senza catene, sensuale, le ardite e geniali contaminazioni di tradizioni musicali le più disparate (il folklore russo, il jazz, la musica classica) hanno lasciato segni profondi sulle platee di tutto il mondo. Lo spiega Andrey Konstantinov: «La nostra musica semplicemente “è”. Qualunque definizione di genere sarebbe una restrizione, quindi preferiamo rimanere al di là dei generi. Suoniamo ogni tipo di musica, ma poi la trasformiamo, adattandola a noi stessi e ai nostri strumenti. Il ruolo di ciascuno di noi non è delimitato da una cornice. Siamo una struttura flessibile: reagiamo all’istante anche ai minimi cambiamenti di atteggiamento del quinto membro del nostro quartetto, che è il nostro pubblico».
«Paragonerei il nostro genere alla voce di un uomo che legge dei classici ad alta voce, poi delle storie gialle, poi dei libri fantasy, ma il timbro rimane lo stesso. Noi siamo qualcosa del genere: suoniamo musiche molto diverse, ma il suono che emerge è sempre quello del Terem», precisa Smirnov. A Torino il Quartetto proporrà un po’ il meglio del proprio repertorio: “arrangiamenti” da brani classici, pezzi originali, omaggi a Rota, Fellini, Piazzolla… Il tutto condito con una formidabile dose di humour e di scherzi graffianti. «Definirei il nostro stile come canaglia-intellettuale o intellettuale-canaglia. Scegliete quello che preferite» conclude Mischa Dziudze, «Lo scherzo è come un “suono speciale” delle nostre melodie. Quello che incanta l’uditorio è proprio la combinazione di cose che sembrerebbero non poter essere mescolate. Ciò che sembrerebbe non poter coesistere neppure nelle fantasie più audaci, lo fa invece tranquillamente nella nostra musica e suona piuttosto convincente». (a.c.)
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